DELLY.
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La colpa di Tecla.
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1961. A. Salani Editore, FIRENZE.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Due giovinezze conculcate, due cuori spezzati, una serie di colpe senza nome. Ma da tante rovine, e dopo infinite vicende, sorge l'alba di una radiosa felicit che render la pace e l'amore ad un cuore esacerbato.
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CHI E' DELLY.
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Delly  uno pseudonimo collettivo adottato dai fratelli Jeanne-Marie (Avignone, 13 settembre 1875, Versailles, 1947) e Frdric Petitjean de la Rosire (Vannes, 1876, Versailles, 1949).
Jeanne-Marie e Frdric erano figlia e figlio di Ernest Petijean, militare di carriera, e di sua moglie Charlotte Gaultier de la Rosire.
Trascorsero la loro infanzia a Vannes, trasferendosi poi a Versailles quando il padre and in pensione.
Marie consacr la propria vita alla scrittura, dando il via a una notevole produzione letteraria, la cui pubblicazione inizi nel 1903 con il romanzo Dans les ruines. Il contributo del fratello Frdric fu fondamentale, oltre che nella scrittura, nell'abile gestione dei contratti di edizione con le varie case editrici. Il ritmo di produzione dei romanzi, ne furono pubblicati pi di uno all'anno fino al 1925, e l'ottimo ricavo delle vendite assicurarono ai due una vita agiata, che per non imped loro di restare nell'ombra, sconosciuti al pubblico e alla critica.
L'identit di Delly, infatti, fu rivelata solo dopo la morte di Marie, nel 1947, due anni prima di quella del fratello.
I romanzi di Delly furono estremamente popolari fra gli anni dieci e gli anni cinquanta del 1900; alcuni di essi si collocano fra i pi grandi successi editoriali dell'epoca. Si tratta quasi sempre di drammi, spesso con divagazioni, in castelli e foschi paesaggi, tra intrighi, complotti, fanciulle candide ed innocenti vittime di congiure o di tradimenti e macchinazioni di amanti o parenti diabolici e cose del genere, molto in linea con il Feuilleton ottocentesco.
Lo stile  considerato piatto dalla critica, gli intrecci ripetitivi e costruiti su un modello immutabile: l'opposizione fra una protagonista che simboleggia la purezza ed altri personaggi che cercano di ostacolare la sua ricerca dell'amore perfetto. Tutta l'opera di Delly porta l'impronta della struttura sociale e della moralit degli inizi del secolo, restando impermeabile ai mutamenti sociali e culturali che attraversarono l'epoca in cui vissero i due autori.
Marie e Frdric Petijean lasciarono una parte delle loro ricchezze e tutti i loro manoscritti alla Socit des gens de lettres, per fini assistenziali rivolti agli scrittori malati e in difficolt. Una sala dell'Htel de Massa, sede della Socit des gens de lettres, porta il nome di "Sala Delly".
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La colpa di Tecla.
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Capitolo 1.
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Quando, in quella noiosa mattinata di marzo, entrai nell'ufficio della signora Lachaud, ella mi accolse con queste parole: Preparate le valige per partire domattina, Mariangela.
Le valige? Dunque dovr star via molto tempo?
Credo di s, da quanto mi ha detto il dottore Guyon-Latour.
E mi spieg che si trattava di una giovinetta condotta dal suo medico curante a Clermont per consultare quell'ottimo professionista.
Guyon-Latour aveva prescritto una cura piuttosto complicata, che soltanto un'infermiera provetta poteva praticare.
...La paralisi  cominciata quando aveva quindici anni. Ora ne ha sedici e il suo stato va aggravandosi. Precedenti poco buoni dal lato materno. Infine, stasera parlerete col dottore che vi dar le istruzioni necessarie.
Va bene, signora, vado a prepararmi. Dove abita l'ammalata?
Nel Corrze, in campagna. Il dottore vi dir tutto. Prendete indumenti pesanti perch credo che la casa sia poco riscaldata.
Un lieve sorriso venne a rischiarare il buon viso, rimasto fresco sotto i capelli grigi, mentre ella soggiungeva: Ma per fortuna voi non siete troppo freddolosa, e la campagna non vi spaventa.
No, perch quando ho da lavorare mi trovo bene dappertutto. A che ora devo andare dal dottore?
Alle sei, qui. Vi rivedr prima della vostra partenza, Mariangela.
Mi tese la mano e uscii dall'ufficio per salire nella camera che occupavo al secondo piano dell'Istituto Elena Chappet. Questa istituzione, che contava gi sette anni di vita, era dovuta a una ricca signora di Clermont che l'aveva dedicata alla memoria della sua figliuola morta ancora giovane mentre curava i feriti di guerra in un ospedaletto da campo.
Ne aveva affidata la direzione al cognato, dottor Guyon-Latour. Vi venivano istruite delle infermiere, che godevano di grande reputazione in tutta la regione. Guyon-Latour vi aveva annesso anche un reparto della sua clinica. E quella sera, poco dopo le sei, egli mi ricevette nel piccolo studio che gli era riservato.
Era vicino alla quarantina, ma dimostrava assai meno. Magro, bruno, un po' ossuto, sarebbe sembrato brutto, senza gli occhi bellissimi dai quali trapelava l'intelligenza e la bont.
Con il suo modo chiaro e preciso, mi spieg la natura della malattia e la cura che dovevo eseguire. Insistette particolarmente sull'attenzione speciale con la quale dovevo fare delle iniezioni piuttosto delicate, un giorno s e un giorno no.
So che posso fidarmi di voi, soggiunse.
Siete la pi esperta e la pi coscienziosa tra le nostre infermiere, signorina.
Era poco prodigo di complimenti e questo, accompagnato da un sorriso che, tranne per i malati, era ugualmente raro in lui, mi fece un piacere tale, che arrossii leggermente.
Cercher di meritare la buona opinione che avete di me, dottore. Come si chiama il luogo dove devo recarmi?
Si chiama Castello di Miulles. Il villaggio pi vicino  Sognac. C' un autobus che vi porta, da Tulle. Il dottore Martoux, che mi ha condotto la signorina di Grisolles, accompagnata dalla madre, esercita appunto a Sognac.
Prese un foglietto, e me lo porse.
Ecco l'ora del treno per Tulle. A Sognac la signora di Grisolles mander la macchina per condurvi al castello che dista sei chilometri.
La signora Lachaud vi ha detto di provvedervi di abiti pesanti? Mi  parso di capire che quella casa deve essere poco piacevole dal lato riscaldamento.
Me lo ha detto; grazie, dottore. Mentre mi alzavo egli soggiunse: Avrei preferito che la malata restasse in clinica; ma la madre non pu assentarsi a lungo da casa dove ha molto da fare, cos almeno ha detto, e d'altra parte non vuole separarsi dalla figliuola. Non ho insistito molto, perch, dopo tutto, la cura pu essere eseguita benissimo senza di me, purch sia affidata a una infermiera esperta. Non so se potr avere o no un risultato positivo, ma in ogni modo non potr mai provocare un peggioramento. L'ho detto anche al dottor Martoux: se tra due mesi non si sar verificato un miglioramento sensibile, non vi sar pi niente da fare per quella ragazza, perch la paralisi raggiunger il cuore. La cura che tento mi ha gi dato qualche buon risultato.
Speriamo che accada cos anche questa volta. Vorrete tenermi informato, signorina, mandandomi un breve rapporto ogni due giorni?
Certamente, dottore.
Mi tese la mano. Un leggero sorriso aleggi di nuovo sulle sue labbra. Vi troverete un po' sperduta in quella campagna. Sono passato un giorno da Sognac.  un posto un po' selvaggio, molto bello a vedersi nella buona stagione; ma d'inverno deve essere ben diverso. Per fortuna la primavera non  tanto lontana. Se l'ammalata non sar troppo esigente, potrete fare delle belle passeggiate, giacch vi piace camminare.
Ci lasciammo dopo queste parole. Da quel breve colloquio riportai l'impressione di non essere indifferente a Guyon-Latour, impressione assai piacevole giacch egli mi era infinitamente simpatico e lo stimavo molto.
La neve cadeva fitta quando il treno si ferm a Tulle, verso le una del pomeriggio. L'autobus era fermo davanti alla stazione; vi salii subito, e poco dopo si mosse. Con quel brutto tempo i viaggiatori non erano molto numerosi. Vicino a me era seduta una ragazza che indossava una cappa di pelliccia piuttosto logora. Mentre prendevo posto accanto a lei ella mi aveva guardata con una certa curiosit. Mi sistemai, tutta avvolta nel mio mantello. Bench mi fossi ben coperta, mi sentii infreddolire.
Il candore uniforme che ricopriva il paesaggio mi stanc ben presto, tanto che chiusi gli occhi.
L'autobus procedeva lentamente a cagione della neve, e dopo mezz'ora la strada divent proprio cattiva. Eravamo sballottati come sacchi. Una scossa pi forte mi fece cadere addosso la mia vicina.
Scusate, ella disse. Questa strada  orribile. Non vi ho fatto male, spero?
Non aveva un viso bello, ma piacente per la sua espressione fresca e giovanile.
Affatto. Ma questa strada ha proprio bisogno di essere raccomodata.
Dovrebbero farlo quest'anno, ma non  certo. Mio fratello, che  sindaco a Sognac, lo richiede da tre anni.
Un nuovo scossone ci mand l'una contro l'altra. Dopo essermi rimessa a posto la cuffia da infermiera che era andata di traverso, domandai: Quanto tempo c' ancora per arrivare a Sognac?
Tre quarti d'ora. Di solito il percorso richiede un'ora e mezzo in tutto; ma oggi, con questo tempo! Si arriva quando si pu.
Il castello di Miulles  a sei chilometri dal paese, non  vero?
Ella fece un gesto di sorpresa.
Andate a Miulles? S,  lontano circa sei chilometri. La figlia della signora di Grisolles sta peggio?
Non credo, ma devo farle fare una cura, per tentare di guarirla.
Ah!... E rimarrete l... diverso tempo, immagino?
Aveva un'aria strana, come se mi compiangesse.
Infatti la cura  piuttosto lunga.
Vi fu un silenzio prolungato. La strada saliva; alture boscose o brulle si ergevano ricoperte di neve, e alla nostra destra scorreva un torrente impetuoso disseminato di massi. Mi capitava una buona occasione per informarmi un poco su quella famiglia presso la quale andavo a vivere.
Conoscete la signora di Grisolles? domandai.
Di vista, s.
Ha altri figli oltre quella ragazza ammalata?
No, soltanto quella.
Vive sola con lei a Miulles?
Ci sono anche le sue due figliastre.
Ah!  vedova?
No, ma suo marito  malato di mente e vive in Svizzera, in una casa di salute... cos almeno ho sentito dire, perch non sono in relazione con quelle signore.
Vi era un'ombra di disprezzo nella voce, e la brevit delle risposte denotava che non voleva dir di pi sugli abitanti di Miulles, probabilmente per non essere costretta a dirne male.
Ne fui un po' preoccupata. Giacch, quella signorina mi dava un'impressione di franchezza, di probit, e nello stesso tempo di buona educazione, e se ella non stimava la castellana di Miulles, c'era da temere che ne avesse delle buone ragioni.
Tuttavia non insistetti per saperne di pi su questo punto. Non mi  mai piaciuto forzare le confidenze, infine dovevo farmi da me un'opinione dopo aver conosciuto la signora di Grisolles.
Poco dopo la mia vicina mi parl dei luoghi interessanti da visitare nei dintorni. Le dissi che mi piaceva camminare e che mi proponevo di fare lunghe passeggiate, se lo stato della mia ammalata me lo avesse consentito.
Talvolta abbiamo delle primavere incantevoli, qui, ella disse. Ma le escursioni sono piuttosto faticose in questa contrada in cui le strade sono tanto ineguali. Senza macchina non potrete andare lontano. Invece c' tanto da vedere! Sembrava fiera del suo paese e continu a descrivermene le bellezze.
La corriera saliva sempre, costeggiando burroni, pendii coperti di alberi che piegavano sotto il loro fardello gelato. Poi, a un tratto il villaggio apparve, rannicchiato ai piedi di un'altura rocciosa, dominato da un torrione quadrato.
Ecco Sognac,... e quello  Miulles. La mia compagna tendeva il dito verso la torre. Di qui la casa non si vede bene, specialmente quando i tetti sono coperti di neve. Sanno che arrivate?
S, mi aspettano. Hanno una macchina al castello?
La ragazza fece una risatina.
Oh, la macchina di Miulles!... Non so se il vecchio la possa aver portata gi con questo tempo!
La guardai preoccupata.
Credete che non siano potuti venire a prendermi? Come far, dunque, con le valige?
Non vi preoccupate. Mio fratello mi aspetta con la macchina e vi porter fin lass. Noi abitiamo a mezza strada, al Lupo Bianco; perci sar facile.
L'autobus fermava proprio in quel momento davanti a un fabbricato che mi parve un albergo. La mia compagna di viaggio scese per prima e vidi venirle incontro un giovanotto snello che l'abbracci cordialmente.
Hai avuto molto freddo, Lucia?
Abbastanza. Non vedo l'ora di trovarmi accanto al fuoco. Ma dimmi, hai visto la macchina di Miulles?
La macchina di Miulles? Che cosa ti salta in mente? Ti pare possibile che quel vecchio macinino scenda con questo tempo?
Allora bisogna che tu porti una persona lass al castello... un'infermiera che va a curare la piccola Bergasse.
Io stavo scendendo in quel momento, e mi parve di afferrare queste parole dette dal giovane: Poveretta, le auguro buon divertimento.
Lucia si volt verso di me, accennando la macchina ferma a pochi passi.
Salite subito. Lasciate le vostre valige; ve le porter Bernardo.
Mi ero fermata, esitante.
Veramente, sarebbe una indiscrezione abusare in tal modo...
Non abusate affatto, disse vivamente il giovanotto per me  tutta strada, credetelo. Eppoi, non si pu mica lasciarvi qui in asso. Il vecchio Sandro non verr davvero gi col suo trabiccolo finch dura questo tempo. Avrebbe troppa paura di seminarne qualche pezzo nella neve.
Mi decisi a salire, e Lucia prese posto accanto a me. Mentre stavamo per muoverci, dall'albergo usc un uomo con un foglio in mano.
Scusatemi, signor Paviers, dimenticavo di consegnarvi questo documento da parte del notaro che  passato di qui poco fa.
Grazie, Gavinon.
E partimmo. Bernardo Paviers guidava con precauzione, perch la strada era sdrucciolevole. La neve, che aveva cessato di cadere da un'ora, ricominciava a venir gi a piccoli fiocchi. Passando, Lucia m'indic una luce un po' lontana, dicendomi: Quello  il Lupo Bianco, dove abitiamo noi.
La strada saliva sempre, costeggiando la massa rocciosa che avevo scorta da Sognac. Finalmente ci inoltrammo in un viale fiancheggiato da alberi i cui rami spogli piegavano sotto la neve. Nella strada dovevano esistere profonde carreggiate, poich la macchina sobbalzava tremendamente.
Da molti anni tutto  lasciato in abbandono, disse Lucia. Questo viale di olmi  stato ben tenuto fino al secondo matrimonio del signor di Grisolles. Ma quella donna...
S'interruppe, certo per non dire troppo su colei che doveva ospitarmi.
In capo al viale la macchina si ferm in un cortile che precedeva una costruzione a un piano dall'apparenza vetusta. Scesi e ringraziai vivamente.
Siamo ben lieti di avervi fatto un piacere, rispose cortesemente il signor Paviers. E all'occasione non abbiate timore a chiedercene un altro, soggiunse la sorella.
Egli port le mie valige sullo scalino di pietra, sollev e lasci ricadere con forza il battente del portone; poi mi salut, risal al suo posto e volt la macchina per riprendere il viale.
Aspettai un momento, ma vedendo che non veniva nessuno, bussai di nuovo. Sentii allora un fruscio dietro la porta che venne aperta lentamente e tenuta socchiusa. Vidi un viso magro e pallido di fanciulla, incorniciato di capelli neri, e due begli occhi timidi e tristi.
Che cosa desiderate?
La voce era mite e stanca.
Sono la signorina Marsollier, l'infermiera della signorina di Grisolles.
Della signorina Bergasse. Entrate.
La porta venne finalmente aperta ed entrai con le mie valige. La ragazza richiuse, poi si volse verso di me e mi guard in silenzio.
Aveva l'aria fiera e in pari tempo impacciata.
Posso vedere la signora di Grisolles? chiesi.
Senza rispondere, ella si diresse verso il fondo della grande sala spoglia in cui ci trovavamo e nella quale si entrava direttamente dal di fuori. Chiam: Tecla!
Sulla soglia di una porta apparve un'altra ragazza pi alta, altrettanto magra e pallida. Aveva i capelli rossi, gli occhi chiari e freddi; il suo sguardo mi sfior appena. Un vecchio
grembiule legato alla vita nascondeva in parte un vestito molto consunto.
Che cosa ha detto a proposito dell'infermiera? chiese la ragazza bruna.
Di farla salire appena arrivava.
E voltando le spalle Tecla se ne and. In quell'istante si ud sonare un campanello agitato dall'alto di una scala di pietra che scorsi a destra della sala.
Una voce aspra grid: Ti decidi ad aprire, Silvia?
La ragazza tese il braccio verso la scala.
Potete salire, disse laconicamente. E voltando anch'essa le spalle si allontan.
Lasciate l le valige, salii gli scalini di pietra consumati e corrosi. In cima stava una donna di bassa statura, vestita di una pesante vestaglia grigia. Mi accolse con queste
parole: Mi dispiace, signorina, che vi abbiano fatta aspettare. Le mie figliastre sono incredibilmente trascurate! Avrete occasione di accorgervene. Ma comandatele pure;  l'unico modo per ottenerne qualche cosa.
Detti una rapida occhiata alla donna che mi stava davanti. Dimostrava forse quarantanni. I lineamenti erano piuttosto regolari e doveva essere stata bella prima che le rughe le solcassero il viso, e il naso prendesse quella brutta tendenza a riunirsi alla bocca dalle labbra sottili. Aveva i capelli biondi e folti. Ma ci che maggiormente mi colp furono gli occhi: acuti, scintillanti, indagatori, mi squadravano con diffidenza; almeno cos mi parve.
Avete trovato qualcuno in paese per farvi condurre quass? Non ho potuto mandare il mio vecchio servitore con la macchina!  Con questo tempaccio!
Senza aspettare la mia risposta, soggiunse: Venite a fare conoscenza con la vostra ammalata.
La sua voce era affabile... fin troppo. La mia piccola Fernanda vi aspetta con impazienza. Spera tanto che questa cura la faccia guarire!
La seguii lungo un corridoio buio. Ella spieg: Noi alloggiamo sul dietro. Vi ho fatto preparare una camera accanto a quella di Fernanda. Purtroppo non troverete qui le comodit moderne. Impiantarle in questo vecchio edificio, sarebbe stato troppo costoso per i miei mezzi.
L'assicurai cortesemente che sapevo adattarmi a tutto; ma frattanto mi auguravo che le stanze dove dovevo vivere non fossero cos glaciali come quel corridoio e quelle scale. Fui rassicurata quando entrai nella Camera dell'ammalata. Una stufa ben riempita di legna vi diffondeva un piacevole calore. La stanza, di medie dimensioni, era ammobiliata con pretenziosa eleganza: mobili laccati di verde, seggiole ricoperte di seta rosa, tende di seta, celeste pallido. In un letto messo in mezzo alla stanza giaceva una fanciulla bionda; mi accolse con dimostrazioni di simpatia che mi parvero un po' eccessive, ma delle quali non potevo dolermi. Mentre osservavo con discrezione il suo viso smagrito le dissi che il giorno seguente avremmo cominciato quella cura che doveva guarirla.
Oh, s, pi presto possibile! disse vivamente. Desidero tanto di camminare, di essere come le altre, come quelle ragazze...
Si riprese subito. ...Come le mie sorelle. Mi promettete che ci arriver?
Ho molta speranza che ci arriveremo, cara bambina!
Perch dunque io, che per la mia vocazione, e anche per la mia indole, provo sempre a prima vista una certa simpatia, diciamo professionale, per i miei malati, stentavo a dire quelle semplici parole d'incoraggiamento alla giovinetta che esprimeva con ardore il suo desiderio di essere come le altre?
Forse a cagione dei suoi occhi troppo chiari, dall'espressione un po' subdola? Insomma quel primo contatto con la madre e la figlia, che si rassomigliavano molto, non mi fece buona impressione.
Vi faccio vedere la vostra camera. I pasti vi saranno serviti l, disse la signora di Grisolles. Io mangio qui con Fernanda. Il nostro servitore  vecchio e ha fin troppo da fare. Trovare una domestica  impossibile in questo paese; le mie figliastre non sono buone a nulla, e devo star sempre dietro a loro; perci mi strapazzo molto.
Non aveva affatto l'aria stanca. Quella donnina grassoccia appariva invece di una forza fisica poco comune.
Avete dei bagagli?
Due valige che ho lasciate gi. Vado a prenderle.
No, no, ve le porter su Silvia. Venite di qua.
Apr una porta, scese tre scalini che conducevano a una stanza stretta, illuminata da una finestra con l'inferriata, che doveva servire da ripostiglio. Un'altra porta di fronte dava in una grande stanza dalle pareti coperte di legno, che, uscendo dalla camera di Fernanda, mi parve molto fredda, bench nell'ampio camino ardesse un bel fuoco.
Ecco! disse la signora di Grisolles. Spero che non sia stato dimenticato niente. In ogni modo se vi manca qualche cosa lo chiederete a Silvia o a Tecla. C' un campanello a capo del letto, ma per non funziona. Lo faremo accomodare da Sandro. Non appena mi sar un po' sistemata, torner a trovare la mia ammalata.
Bene!  cos felice del vostro arrivo, che le pare gi di sentirsi meglio. A tra poco, dunque.
Mentre stava per uscire si ferm e si volt. Ora che ci penso, forse prendereste volentieri qualche cosa di caldo?
Se ci non reca troppo disturbo mi far molto piacere, perch sono gelata, con questa stagione.
Bene. Tecla vi preparer subito una tazza di t. Cos uscir per un momento almeno dal suo ozio.
Quando la signora di Grisolles fu uscita, osservai la camera. La mobilia era piuttosto disparata: un gran letto impero, di mogano; un armadio di noce molto antico; un cassettone bello di forma ma in pessimo stato; alcune seggiole pi o meno sconquassate, ricoperte di una stoffa sbiadita, e grandi tende grinzose. Sul pavimento di legno, pulito ma senza cera, erano gettati due piccoli tappeti antichi molto consumati. In un angolo, una piccola toelette di mogano sulla quale facevano bella mostra diversi pezzi di un servito di porcellana sbocconcellato.
Quella casa, esclusa la camera dell'ammalata, sapeva di miseria. L'obbligo di pagare e di mantenere un'infermiera doveva essere gravoso per la signora di Grisolles.
Un colpo fu bussato alla porta, quella che, come avevo gi visto, dava nel corridoio. La fanciulla bruna entr, pos in terra le mie valige e usc senza dire una parola.
Che strano tipo! pensai. Non mi sentivo a mio agio, in quella casa.
La signora di Grisolles e sua figlia non mi erano simpatiche. La loro stessa cortesia mi sembrava fittizia; inoltre trovavo in loro una certa volgarit. E quella strana Silvia... Ero tutta infreddolita, avevo fame, giacch avevo fatto colazione presto... tutte cose che non mi disponevano all'ottimismo. Ci nonostante cercai di vincere quell'impressione e cominciai a disfare le valige. Mentre finivo d'infilarmi il grembiule, udii bussare di nuovo; Silvia mi portava il t su un piccolo vassoio di finta lacca dove era anche del burro e una fetta di pane.
Posatelo l, signorina, dissi, accennando al cassettone. Vi ringrazio e mi dispiace di avervi disturbata. Da ora innanzi potr pensarci da me.
Mi guardava con visibile stupore; senza dubbio non aveva mai visto un'infermiera nell'uniforme da lavoro. Vedendola pi da  vicino osservai che sarebbe stata graziosa se non fosse stata cos magra e pallida e non avesse avuto gli occhi cos profondamente cerchiati: due bellissimi occhi dolorosi e fieri, che il mio discreto esame non sembrava intimidire.
Siete la sorellastra della mia ammalata?
Le sue labbra ben disegnate, troppo pallide anche quelle, ebbero una piega di disprezzo.
No, Fernanda Bergasse non  niente per mia sorella e per me.
Ah! Credevo che fosse nata dal secondo matrimonio della signora di Grisolles.
Silvia scosse negativamente la testa; poi, senz'altre spiegazioni, usc. Bevvi il t, che era pessimo, ripromettendomi di farlo da me da allora in poi, quindi tornai da Fernanda che mi accolse come prima, con dimostrazioni di amicizia.
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Capitolo 2.
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Quella notte dormii malissimo. La cattiva
impressione provata arrivando, il freddo, la
fame, si univano per impedirmi di prender
sonno. S, la fame, poich ero dotata di un
ottimo appetito e la cena, oltre che fatta
male, era stata anche molto scarsa.
Mi alzai quindi molto mal disposta in
quella camera glaciale. Nella cassetta posta
accanto al camino non c'era pi neppure un
pezzo di legna. Gi la sera prima non avevo
potuto mantenere acceso il fuoco fino a tarda
ora, come sarebbe stato necessario.
Quando fui pronta decisi di andare alla ricerca
di qualcosa per accenderlo; intanto mi
sarei informata della colazione: Fernanda
dormiva fino alle nove, non occorreva dunque
che andassi da lei prima di quell'ora.
Uscendo nel corridoio trovai facilmente la
scala che avevo salita il giorno prima. Nella
sala d'ingresso esitai tra quattro porte. Bussai
a caso a una di quelle. Siccome nessuno
rispondeva, girai la maniglia e aprii il battente
che stridette. Mi trovai in una grande
sala tappezzata di pannelli di quercia e senza
nessun mobile. Da un'altra porta aperta intravidi
un'altra stanza lunga, completamente
spoglia che doveva essere stata un salotto,
perch i pannelli di legno erano dipinti di
grigio chiaro. Una semplice tela grigia tappezzava
le pareti che dovevano essere state
guarnite di arazzi.
Mi convincevo sempre pi che quella famiglia
doveva essere andata in rovina.
Una terza porta mi condusse finalmente in
un corridoio che portava alla cucina, immensa,
col pavimento a grandi mattonelle
bianche e rosse, illuminata da due finestre
molto luminose. Davanti a un fornello stava
ritta la ragazza dai capelli rossi, intenta a
rigirare qualche cosa in una cazzaruola. Nell'aria
c'era un buon odore di cioccolata.
Arrivo a proposito, pensai la colazione
deve essere pronta.
Vedendo che Tecla non si moveva, mi feci
avanti. Allora ella volt la testa, e rividi i
suoi occhi chiari e freddi che mi guardavano
senza sorpresa e senza benevolenza.
Potrei avere un po' di legna, signorina?
Vorrei accendere il fuoco in camera mia.
Bisogna dirlo a lei...
Alzava il dito in direzione del primo piano.
...ve la porter quando me lo dir.
Ma la porter da me!  inutile che vi
disturbiate.
Allora diteglielo.
E si volt verso la sua cazzaruola.
Posso fare colazione?
Mi aspettavo quasi un nuovo rifiuto. Invece
Tecla m'indic col gesto una pentola di terra
che stava sopra un altro fornello.
Il latte  bollito; se volete aspettare un
momento, ve lo servir.
Mi sedetti davanti alla grande tavola di
quercia, vecchia ma lucidissima. Bench
avessi addosso anche il mantello, tremavo in
quella immensa stanza senza fuoco. Osservai
la stoffa logora e leggera del vestito di quella
ragazza, e pensai con piet:
Poverina, deve avere pi freddo di me!
Messa da parte la sua cazzaruola, Tecla
prese il bricco e lo port sulla tavola. Da una
vecchia credenza tolse una tazza, un piatto e
li pos davanti a me. Poi port un tovagliolo,
il pane, un pezzetto di burro e una zolletta
di zucchero in un piattino sbocconcellato.
Non avete un po' di caff? chiesi.
Lei non mi ha detto di farvelo.
Decisamente, bisognava che mi abituassi
alla frugalit dei pasti. Giacch quella famiglia
si trovava in ristrettezze dovevo cercare
di non accrescere le difficolt. Mi sarei
fatta qualche provvista al villaggio.
Tecla era tornata al suo fornello. Ora faceva
arrostire alcune fettine di pane sopra
un paio di molle poste sul carbone acceso.
Quando ebbe finito, le mise su un piatto di
porcellana fine, vers la cioccolata in un
bricco d'argento e pos tutto accanto a due
tazze cinesi e a una ciotoletta piena di burro
su un vassoio apparecchiato con una tovaglietta
a colori vivaci.
Andata poi verso una porta in fondo alla
cucina, l'apr e chiam:
Silvia!
Apparve la fanciulla bruna, la quale mi
rivolse una specie di saluto e, preso il vassoio,
usc dalla stanza.
 la colazione della signora di Grisolles
e di sua figlia? chiesi.
Tecla fece un gesto affermativo. Credetti
di scorgere nel suo sguardo un lampo d'ironia.
Poi and verso la cucina economica che
stava a fianco del grande camino di pietra e
si mise a ripulirla.
Mi alzai poich avevo gi finito quella colazione
davvero poco abbondante, perch il
latte era stato misurato con parsimonia, il
pane non era a volont, e tanto meno il
burro. La vista di un pollo sopra un palchetto
mi fece sperare che sarei stata compensata
dal pasto di mezzogiorno. Ma ero
perplessa, ora. Il vassoio ben fornito che Silvia
portava alla signora di Grisolles e a sua
figlia mi consigliava di riserbare il mio giudizio
sulle loro possibilit finanziarie.
Cominciai quella mattina la cura di Fernanda.
La giovinetta era insofferente, e l'iniezione,
pur non essendo dolorosa, dette occasione
a una quantit di lamenti che mi urtarono,
tanto pi che sua madre non faceva
che dire: Sii buona, tesorino mio!... Povera
la mia mimmina, quanto la fanno soffrire...
e altre sciocchezze di questo genere. Non 
che io sia indurita davanti alle sofferenze dei
malati, ma qui vedevo tutta una commedia
fatta da Fernanda per intenerire la madre
e rendersi interessante. Perci dichiarai alla
signora di Grisolles che la prossima volta
preferivo mi lasciasse sola con Fernanda.
Vi turbate senza motivo, soggiunsi.
E Fernanda sar pi ragionevole se non
vi vedr l, pronta a compatirla.
No, no, voglio che la mamma rimanga!
dichiar la fanciulla. Voglio che veda
quanto soffro.
S, amor mio, s, mia bianca colomba!
E poich sei stata tanto brava, ti dar una
cosina buona.
And in camera sua e ritorn portando un
sacchetto di caramelle che mise in mano a
Fernanda. Questa se ne riemp subito la
bocca, senza offrirne n alla madre n a me.
Capivo che il mio soggiorno in quella casa
non sarebbe stato un divertimento! E in quell'istante
mi ritorn in mente l'esclamazione
di Bernardo Paviers, quando sua sorella gli
aveva annunziato che mi recavo a Miulles:
Poveretta, le auguro buon divertimento!.
In ogni modo, avrei compiuto il mio dovere
professionale meglio che fosse possibile;
ma sapevo gi che per far questo avrei dovuto
usare molta fermezza e molta pazienza.
Quando ebbi prestato le debite cure ed ebbi
fatto pulizia all'ammalata, espressi alla signora
di Grisolles il desiderio di accendere il
fuoco in camera mia e di avere abbastanza
legna per poterlo mantenere fino a sera inoltrata.
La signorina Tecla mi ha detto che dovevo
rivolgermi a voi e che lei non poteva
darmi niente, soggiunsi.
Naturalmente! Se lasciassi tutto a disposizione
di quelle scialacquatrici, in tre
mesi non avremmo pi da vivere. Dir a Tecla
di portarvi su la legna, signorina, e di
accendervi il fuoco.
Posso farlo da me, e se volete indicarmi
dove sta la legna la porter su benissimo. Le
signorine devono avere molto da fare.
No, no! Quelle fannullone hanno tempo
d'avanzo. Avrete subito la legna, cara signorina.
Tornata in camera mia decisi, giacch non
potevo ancora accendere il fuoco, di fare una
passeggiatina per riscaldarmi. La neve aveva
smesso di cadere durante la notte e il freddo
doveva averla indurita sul suolo. Mi coprii
bene e scesi in cucina. Le ragazze non c'erano
ma un vecchio un po' curvo, col grembiule
turchino da servitore, stava facendo cuocere
una fetta di carne in padella, sul fornello.
Volete dirmi se c' un'altra uscita sul
cortile, oltre la porta principale? chiesi.
Non vorrei disturbare qualcuno per farmi
aprire tutte le volte che esco.
Costui volse verso di me un viso livido e
un paio d'occhi simili all'acqua gelata.
Vengo a insegnarvela, rispose.
Dietro a lui arrivai a un corridoio che ci
condusse fino a una sala rotonda, ingombra
di oggetti fuori d'uso. Apr una porticina e
mi fece vedere che bastava alzare il saliscendi
per entrare. Lo ringraziai, ed egli rispose:
Servo vostro. Poi ritorn al suo
lavoro e io uscii nel cortile.
In quel momento vidi Tecla che arrivava
dal viale portando un paniere. Si era gettata
sul vecchio vestito un mantello simile a
quello dei pastori, con un cappuccio che le
copriva la testa. Passando non mi rivolse la
parola, e non mostr nemmeno di riconoscermi.
La vidi sparire dalla porta che avevo
allora allora varcata.
Quando ebbi traversato la corte, mi voltai
per vedere l'insieme dell'edificio. Probabilmente
risaliva al secolo XV, ma un rimaneggiamento
fatto in seguito doveva aver fatto
sparire le finestre a crociera. Gli abbaini di
pietra lavorata esistevano ancora, come pure
la porta a sesto acuto sormontata da uno
stemma gentilizio. Anche la torre rotonda,
alla mia sinistra, risaliva a quell'epoca. La
facciata era in uno stato di deterioramento
molto accentuato, come i locali di servizio
che si stendevano a sinistra del cortile.
Mi inoltrai nel viale, sul suolo nevoso che
scricchiolava sotto i miei passi. L'aria secca
e pura mi ravvivava, scacciava le impressioni
sgradevoli. Mi sforzavo di dimenticare
per un momento la casa scomoda, l'antipatica
ospite e sua figlia., Tecla e Silvia, quelle
strane ragazze che sembravano due cenerentole.
In fondo al viale mi trovai in una
strada stretta, e dopo un momento di incertezza
presi a sinistra. Mi ricordavo che il
giorno prima eravamo arrivati di l da Sognac.
Alla mia destra si stendeva un bosco. Gi
da qualche istante sentivo il brusio di un
motore, e mentre stavo per oltrepassare un
sentiero laterale, vidi un'automobile che si
avvicinava. Al volante stava la mia compagna
di corriera del giorno prima. Vedendomi
ferm e apr lo sportello.
Gi a passeggio? Andate al villaggio?
Posso accompagnarvi, se volete.
No, non avevo idea di andarci; ma vi
andrei volentieri perch ho diverse spese da
fare, se posso essere di ritorno prima di mezzogiorno.
Dunque, salite. Ci saremo tra dieci minuti.
Far le mie commissioni, in una mezza
oretta, e alle undici e mezzo potremo essere
di ritorno.
Senza fare complimenti mi sedetti accanto
a lei. Quando la macchina fu in moto, ella
volse verso di me il viso sorridente.
Non siete stanca del vostro viaggio di
ieri, signorina?
Non sono affatto stanca, ma non sono
ancora riuscita a riscaldarmi.
Non c'era fuoco nella vostra camera?
S; ma troppo poco per una stanza di
quelle dimensioni. E il resto della casa,
tranne la camera dell'ammalata,  assolutamente
gelido.
Lucia scosse la testa senza dir niente, e
dopo qualche istante ripresi:
In quella casa sembra regnare una
grande ristrettezza, per non dire la miseria.
Quelle signore sono dunque rovinate?
Non posso dare una risposta categorica
a questa domanda. Paolo di Grisolles aveva
un bel patrimonio, consistente soprattutto in
terre e boschi. Miulles era tenuto molto bene,
arredato con bei mobili di famiglia, e in
ogni tempo fu praticata la pi larga ospitalit.
Ma da quando il signor di Grisolles
spos quella donna, tutto cambi. Gli amici
disertarono il castello, non volendo aver rapporti con lei.
Perch? domandai.
Era divorziata da un modesto impiegato
di Brive, e si sparlava di lei. Per dire la
verit neppur lui valeva molto. Inoltre lei
proveniva da una famiglia di contadini dei
dintorni di Ussel che aveva cattiva reputazione.
Avendo ricevuto una certa istruzione,
avanti le prime nozze essa lavorava in un
ufficio di Brive. Come la conobbe il signor di
Grisolles? Non si sa; ma pare che ella acquistasse
un gran potere su lui. Fu forse sotto
sua istigazione che egli cominci a vendere le
sue terre, conservando soltanto un piccolo
podere e un bosco. Poi fu la volta dei mobili.
Noi lo sapemmo da un antiquario di
Brive che venne a comprarne parecchi. I begli
arazzi del salone se ne andarono, come il
resto, e anche, pare, l'argenteria che i Grisolles
si tramandavano da diverse generazioni.
Ah! Ora mi spiego tutte quelle stanze vuote.
S, hanno fatto denaro di tutto, ma nessuno
sa se vi furono costretti dalla rovina.
La signora di Grisolles da quando il marito
si ammal, ne ha la procura, ed  lei
che fa e disf a suo piacere. Alla signora
Martoux, la moglie del dottore (la sola persona
che la frequenta), ha detto che il signor
di Grisolles aveva fatto delle cattive speculazioni
e perduto la maggior parte del suo
patrimonio. Eppoi, mantenerlo in una casa
di cura in Svizzera le costa molto. Tutto ci
per spiegare l'economia un po'... sordida che
regna a Miulles.
Me ne sono gi accorta. Il signor di
Grisolles  ammalato da molto tempo?
Da cinque anni. Una specie di nevrastenia,
a quanto si dice.
E le sue figliuole sono vittime della matrigna?
Lucia sospir.
Povere bambine! Le ricordo prima del
secondo matrimonio del padre. Erano carine:
Silvia, allegra, affettuosa, pi simpatica
della maggiore, che era di carattere un
po' chiuso e fiero. Promettevano di diventare
molto belle, ciascuna nel suo genere. Ma
in che stato le ha ridotte il regime inflitto
loro dalla matrigna!  un miracolo che abbiano
resistito fino ad oggi.
Nessuno pu fare niente per loro?
In qual modo? Il padre ha dato pieni
poteri alla moglie. Se i maltrattamenti fossero
provati, allora s; ma quando si tratta
di nutrimento scarso, di lavori troppo faticosi,
quella donna si difender adducendo le
responsabilit che le incombono, la impossibilit
di pagare il personale necessario al
mantenimento di Miulles, e via di seguito.
Lucia rimase per un momento in silenzio.
Ci avvicinavamo a Sognac, e la strada formava
delle svolte che richiedevano tutta, la
sua attenzione. Poco dopo riprese:
Pensate che a quelle figliuole, che fino
ad allora avevano avuto una istitutrice, fu
bruscamente interrotto ogni studio. Non
hanno quindi alcun mezzo di guadagnarsi la
vita, a meno che non facciano le domestiche.
E chiss se potrebbero riuscire anche in quel lavoro!
Forse no, dissi, pensando alla cena
della sera precedente che peccava tanto in
quantit quanto in qualit.
Stavamo entrando in paese. Chiesi alla mia
compagna qualche indicazione per le spese
che desideravo fare, poi ci lasciammo davanti
a una drogheria, fissando di ritrovarci
pi tardi in chiesa.
Fui la prima all'appuntamento ed ebbi il
tempo di fare una lunga preghiera, poi di
osservare l'interno di quella interessante
chiesetta gotica. Finalmente Lucia apparve,
preg un momento, poi ritornammo alla
macchina e partimmo.
Avete trovato quello che volevate?
mi domand la signorina Paviers.
S, ho comprato la presa di corrente e
il cordoncino da quell'artigiano che mi avete
indicato, ed egli mi ha prestato il bollitore
elettrico.
Benissimo. Altrimenti, come vi ho detto
dianzi, ne avevo uno a vostra disposizione.
Del resto, di qualunque cosa abbiate bisogno,
non vi peritate a chiederlo, poich suppongo
che a Miulles ci sia appena appena lo stretto
necessario.
S, tranne nella camera di Fernanda.
Oh, quella  la beniamina, a quanto
pare! La signora Martoux dice che a lei non
manca niente.
Col denaro del signor di Grisolles,
senza dubbio?
La signorina Paviers fece un gesto evasivo.
Io rimasi zitta, riflettendo su quello che
avevo saputo e che mi informava circa gli
abitanti di Miulles. La mia compagna riprese
a parlare per prima.
Figuratevi che quella donna, poco dopo
il suo matrimonio, proib alle figliastre ogni
pratica religiosa.
Possibile? E il padre lo permise?
Purtroppo.  un debole. La sua prima
moglie lo guidava come voleva, a fin di bene,
lei. La malattia ha dato pi campo al malefico
potere dell'altra. In paese dicono che ella
gli ha fatto una mala dalla quale si liberer
soltanto con la morte. Dovete sapere che la
famiglia di costei aveva fama di stregoneria.
Lucia rallent un poco perch il terreno
era diventato sdrucciolevole, e non parlammo
pi fino al momento in cui arrivammo alla
strada che conduceva al Lupo Bianco. L dichiarai
che volevo scendere per fare una passeggiata
fino a Miulles.
Come volete, disse Lucia. Ma
quando vi fa piacere di scendere a Sognac
venite da noi. Io ci vado tutti i marted e sabato
mattina, all'incirca alla stessa ora di
oggi. Seguendo questa strada in cinque minuti
sarete al casale del Lupo Bianco. Prendete
allora il viale di olmi, e in fondo troverete
la nostra casa.
La ringraziai caldamente, poi m'informai
a che ora era la Messa, il giorno dopo: domenica.
Alle otto. Venite a casa, vi ci condurremo
noi. S, s, siamo intese. Cos non farete
tutta la strada a piedi, con questo
tempo.
Ci stringemmo la mano, e io risalii il viale
fino al castello.
Quando attraversai la cucina per andare in
camera mia, vi trovai soltanto Silvia che
stava lavando l'insalata. Mi rivolse un vago
cenno di saluto, al quale risposi con un sorriso.
La mia piet per quelle ragazze era aumentata
da quando la signorina Paviers mi
aveva raccontato la loro triste storia, e non
provavo nemmeno pi rancore per il loro
contegno sgarbato verso di me, trovando naturale
che fossero diffidenti e inasprite.
In camera mia il fuoco era stato acceso, ma
non alimentato, e si spengeva. Per fortuna
c'era della legna minuta e potei ravvivarlo.
Quindi andai dalla mia ammalata a darle la
medicina che doveva prendere prima dei pasti.
La trovai che stava ancora succhiando
caramelle; il sacchetto era quasi vuoto. La
rimproverai con una certa severit, avendo
intuito che da lei era necessario farsi temere.
Infatti assunse un'aria contrita e mi promise
di non mangiar pi dolciumi all'ora
dei pasti.
In quel momento apparve la signora di
Grisolles nella sua calda vestaglia, con la
testa avvolta in un fazzoletto. Mi spieg che
soffriva di nevralgie, acuite dall'aria fredda
della casa.
Profittai della sua presenza per chiederle
il permesso di mettere una presa di corrente
in camera mia, ed ella acconsent subito.
Se lo avessi saputo ve l'avrei fatta mettere
la settimana scorsa da mio fratello, che
venne a passare qui qualche giorno. Ma dove
avete trovato il necessario?
In paese, dietro indicazioni della signorina
Paviers.
Ella fece un gesto di sorpresa.
La signorina Paviers? La conoscete?
Le raccontai allora come avessi fatto il
giorno prima a raggiungere la sua casa, cosa
di cui lei non si era curata di informarsi.
Ebbi subito l'impressione che fosse molto
seccata.
Quei Paviers! Quante arie si danno!
La sua voce aveva preso quel tono aspro
che avevo notato la sera prima quando apostrofava
Silvia dall'alto della scala.
Il padre era un mediconzolo di
campagna che deve aver ammazzato una quantit
di gente nella contrada. C' una bella differenza
col dottor Martoux.
Non risposi a quella maligna diatriba e
presi la bottiglietta della medicina per riportarla
in camera mia. La signora di Grisolles
pose sul mio braccio la mano piccola
e grassa sulla quale scintillavano due anelli
con grosse pietre.
Vi consiglio di non fare amicizia con
quella signorina.  una smorfiosa e una cattiva lingua.
Aveva assunto un tono sdolcinato.
Risposi freddamente:
Veramente non mi  parsa tale. Credo
invece che sia leale e piena di tatto, doti che
stimo sopra a tutte le altre.
La mano della signora di Grisolles ricadde,
e vidi che stringeva con forza le labbra.
Trovai in camera la colazione. Del pollo
che avevo visto in cucina nessuna traccia.
Sul vassoio c'era una piccola frittata (fatta
bene per), un po' d'insalata condita con poche
gocce di olio, una sottile fetta di formaggio
e un bicchiere di pessimo vino. Per il
mio appetito acuito dal freddo, era poco. Le
provviste fatte in paese supplirono alla deficienza
di quel pasto. Mi riserbavo per di
protestare in seguito presso la mia ospite,
non appena avessi la certezza che le ristrettezze
finanziarie non erano vere. Indovinavo
che anche lei, come la figlia, era di quelle
persone che opprimono spietatamente i deboli e si piegano vilmente davanti a una volont un po' forte.
....
.
...
Capitolo 3.
...
.
...
Il giorno dopo feci la conoscenza del dottor
Martoux. Entr in camera di Fernanda
nel momento in cui, fatta l'iniezione, le sentivo
il polso per sorvegliare le reazioni del
cuore. Vidi un omone dal viso rosso, visibilmente
alcoolico, il cui sguardo sfuggente e il
tono melato mi dispiacquero subito. Gli detti
qualche schiarimento sulla cura che seguiva
l'ammalata, ed egli dichiar che si rimetteva
completamente a me, dal momento che ero
stata scelta dal dottor Guyon-Latour. E part
in un ditirambo in onore di quest'ultimo.
La signora di Grisolles lo interruppe dicendo
con voce lamentosa:
Caro dottore, visitatemi, per favore.
La mia nevralgia mi fa soffrire moltissimo.
Entrarono nella camera attigua. Io rimasi
presso Fernanda sforzandomi di discorrere
con lei; ma all'infuori della propria persona
niente la interessava. Mi ero gi accorta
che la sua educazione lasciava a desiderare.
In quanto a letture, i libri che avevo potuto
vedere mi davano una ben misera opinione
della madre che glieli procurava.
Signorina Marsollier, volete venire qui
un momento?
Il dottore stava sulla soglia della camera.
Lo seguii ed entrai nella stanza attigua che
ancora non conoscevo. Vastissima, parata di
una stoffa damascata dai colori violenti,
aveva mobili adorni di pretenziosi riporti di
ottone cesellato. Un buon tappeto copriva
l'impiantito di legno. Qui, come da Fernanda,
il riscaldamento era assicurato in maniera
soddisfacente per mezzo di una stufa.
La signora di Grisolles era mezza sdraiata
su una poltrona. Il dottore si rivolse a me.
Il dottor Guyon-Latour ha lodato molto
la vostra abilit di massaggiatrice, la vostra
leggerezza di mano. Ci ha detto anche
che riuscivate a calmare le nevralgie ribelli
a ogni trattamento. Volete provare con la signora di Grisolles?
Certo, dottore.
La mia risposta, era stata fatta senza slancio e dopo una breve esitazione.
La signora di Grisolles interpret male la mia esitazione, perch disse in tono asciutto: Se credete, signorina, che questo non rientri nel vostro lavoro...
Infatti, signora, sono stata assunta per curare la signorina vostra figlia. Tuttavia non ho mai rifiutato di curare le persone di famiglia che potessero avere momentaneamente bisogno di me. Cercher dunque di curarvi come dice il dottore.
Benissimo! Benissimo! esclam il dottor Martoux stropicciandosi le mani.
Cominciate subito, signorina Marsollier. La povera signora soffre tanto!
La signora di Grisolles gli tese la mano assumendo un'aria dolente.
Grazie, caro dottore! Tornerete presto a trovare Fernanda, vero?
S, s; ma ora ha la sua brava infermiera e non ha pi bisogno di me. Una visitina da amico, semplicemente: va bene?
Dunque arrivederci, signore.
Se ne and, massiccio e volgare, e io cominciai a fare il massaggio alla signora di Grisolles. Non ero convinta dell'intensit delle sue sofferenze; avevo piuttosto l'idea che ella fosse di quelli che, spendendo per pagare un servizio, vogliono sfruttare al massimo le persone impiegate, e a tale scopo inventano qualsiasi cosa; nel caso presente, delle intollerabili nevralgie. Infatti il suo sguardo, quando non pensava a fingere, non denotava nessuna sofferenza.
Mentre facevo il massaggio, guardavo distrattamente intorno a me. La mia attenzione fu attratta da un immenso quadro che era appeso, cosa piuttosto strana, a capo del letto. Rappresentava un guerriero dell'epoca di Enrico Terzo, che teneva in mano il bastone di maresciallo. La cornice visibilmente antica, aveva una bella doratura patinata dagli anni. Seguendo la direzione del mio sguardo, la signora di Grisolles disse, pavoneggiandosi:  un nostro antenato, il maresciallo di Grisolles.
La cornice sembra molto pesante. Non mi piacerebbe saperla appesa sulla mia testa quando dormo. Se cadesse...
Oh, non c' nessun pericolo! Faccio verificare spesso la solidit dei grossi cordoni che la sorreggono. Questo quadro era nel salone.
Lo feci portare qui quando fummo costretti a vendere quasi tutta la mobilia. Mio marito ci tiene molto, perci ho voluto serbarlo.
Lanci un'occhiata di compiacenza verso l'effigie del maresciallo. Capii che ci teneva anche lei almeno quanto suo marito, e che arrivava a credersi discendente diretta di quel personaggio.
Terminato il massaggio, mentre stavo
uscendo, sulla porta m'imbattei in Tecla che
portava una scopa e una cassetta per la spazzatura.
La signora di Grisolles le grid:
Aspetta un momento, non sono pronta.
Intanto, per non perdere tempo secondo il
tuo solito, spazza il corridoio.
Nella penombra vidi i lineamenti fini irrigidirsi
e, passando, colsi uno sguardo cupo
rivolto alla camera dalla quale uscivo.
Nella notte aveva fatto un gran freddo, ma
quella mattina un sole che non era gi pi
invernale prometteva di riscaldare l'aria.
Poich ero libera fino all'ora di colazione,
decisi di esplorare i dintorni del castello e
in particolare di andare a visitare il torrione,
che avevo scorto da Sognac il giorno del mio arrivo.
Come il giorno precedente uscii dalla porticina
della torre, ma invece di prendere per
il viale che conduceva alla strada, girai intorno al castello.
La torre rotonda era unita per mezzo di
un edificio sormontato da una croce, probabilmente
la cappella, all'ala che stava di
fronte a quella in cui alloggiavo insieme
alla signora di Grisolles e sua figlia. Queste
due ali dovevano essere meno antiche del resto
dell'edificio, e probabilmente risalivano
soltanto al 17esimo secolo. Tra di esse si stendeva
una corte lastricata, inquadrata da
aiuole abbandonate, al di l delle quali cominciava
il parco. La parte vicina al castello,
doveva essere stata in altri tempi ben tenuta;
ma ora aveva l'aria molto trascurata,
bench la neve, ammantando quella vetust,
quell'abbandono, li rendesse meno visibili
che nell'interno della casa.
Camminavo nel viale, tra alberi da cui
pendevano scintillanti stalattiti. Il sole mi
riscaldava deliziosamente. Davanti a me,
nella neve, si stendevano orme di passi che
svoltavano in un viale pi stretto. Seguendole
arrivai di fronte al torrione.
I caldi raggi del sole ne colpivano la
massa quadrata, le larghe pietre rosse, la
porta spessa munita di un'enorme serratura,
le strette finestre simili a feritoie. Girando
intorno vidi che si trovava quasi sul limite
dell'altipiano roccioso sul quale era costruito
il castello. La rupe, l, sprofondava a picco
nella valle dove si trovava il villaggio di
Sognac che scorgevo tutto bianco sulle rive
del fiume torrenziale, illuminato dalla luce
bionda di quella mattina.
Continuai la passeggiata lungo quella balza
scoscesa. Vi era un folto gruppo di arbusti
in mezzo al quale serpeggiava un sentiero.
Questo si prolungava in un bosco che faceva
seguito al parco poco esteso, e che si elevava
in dolce pendio verso i monti che avevo scorti
durante il mio viaggio in macchina.
Per ritornare, presi un altro sentiero che
mi ricondusse verso il torrione. Osservai,
passando, che le orme di passi continuavano
finn alla porta; doveva dunque essere usato
dagli abitanti di Miulles.
Era quasi mezzogiorno, il sole penetrava
nel cortile, tra le due ali, e riscaldava il
corpo centrale dell'edificio, le sue vecchie pietre,
i suoi piccoli vetri verdastri e polverosi.
Pensai che da quella parte doveva esserci
un'uscita che mi avrebbe risparmiato di fare
un'altra volta il giro del castello per raggiungere
il parco. Seguendo le orme di passi
nella neve, arrivai a una porta a vetri dell'ala
sinistra dove le orme si fermavano.
Ma la porta era chiusa, e cos pure gli
scuri nell'interno. Attraversai la corte per
vedere se avevo pi fortuna nell'ala destra,
quella dove abitavo. Vi erano diverse porte
a vetri, ma tutte ugualmente chiuse. Per ritornare
a casa, fui dunque costretta a rifare
la strada percorsa all'andata.
Entrando nella torre incontrai il vecchio
Sandro che veniva senza dubbio di cantina
perch teneva in mano una bottiglia di et
veneranda, a giudicare almeno dai ragnateli
che la coprivano. Gli domandai se c'era un'altra
uscita sull'altra facciata.
Scosse la testa rispondendo:
Tutto  chiuso da quella parte, signorina.
Sono stanze ormai disabitate.
Eppure qualcuno deve uscire di l, perch
ci sono tracce di passi nella neve!
Mi parve di scorgere un lampo di contrariet
negli occhi gelidi del vecchio.
S, ci passo io qualche volta. Ma quella
parte del castello  talmente rovinata e i
pavimenti delle stanze sono cos in cattivo
stato, che sarebbe pericoloso camminarvi, per chi non  pratico.
S'interruppe per chiamare Silvia che era comparsa sulla soglia di una porta.
Ehi, Silvia, prendete questa bottiglia, ripulitela e portatela su alla signora insieme col vassoio.
Pensai: Guarda, guarda, la signora di Grisolles non si adatta al cattivo vino che fa servire a me! Le ci vogliono le bottiglie di vino stravecchio.
Mi pare che le sue povere figliastre ne avrebbero molto pi bisogno di lei per rimettersi un poco.
....
.
...
Capitolo 4.
...
.
...
Il giorno dopo vi fu un brusco disgelo e
per qualche giorno il cortile e il viale furono
trasformati in un pantano, dove mi avventuravo
soltanto per prendere una boccata
d'aria nel corso della giornata. Mi fu perfino
impossibile recarmi a Sognac la domenica
per la Messa.
Nella mia camera mal riscaldata (giacch
anche la legna era misurata come il resto) lavoravo
a maglia e ricamavo, per combattere
come potevo la noia che fino ad allora avevo
conosciuta raramente.
S, mi annoiavo in quella casa lugubre e
scomoda, in compagnia di quelle due donne
di cui osservavo ogni giorno di pi la volgarit
di animo. Per giunta, quell'improvviso
cambiamento di clima disturbava Fernanda,
non meno della inevitabile reazione
alla cura che le facevo seguire. Era nervosa,
diceva che non voleva pi le iniezioni, e occorreva
tutta la mia pazienza per persuaderla,
e per persuadere sua madre, sconsiderata
quanto lei.
Continuavo a non avere alcun contatto con
le signorine di Grisolles. Silvia mi portava
sempre i pasti, pi copiosi dopo un reclamo
da me fatto alla signora di Grisolles. Non
mi rivolgeva mai la parola, e se le facevo
qualche domanda rispondeva a monosillabi.
La sua magrezza, i suoi occhi cerchiati, le
sue labbra pallidissime denunziavano uno
stato di anemia avanzata. Nei begli occhi
tristi discernevo una stanchezza infinita.
Una mattina, mentre posava un piatto accanto
a me, misi la mia mano sulla sua, fine,
graziosa, ma con la pelle indurita dalle rudi
faccende che la matrigna le imponeva.
Dovreste curarvi, signorina, le dissi
con dolcezza..
Mi guard come se non mi avesse capita.
Poi sulla bocca le aleggi una specie di sorriso.
S, chiamiamolo sorriso, bench fosse
cos doloroso, cos stranamente patetico!
Curarmi? ripet.
Alz lievemente le spalle sotto la stoffa consunta
che gliela ricopriva. Senza una parola
di pi si volt e usc dalla stanza.
Che cosa potevo fare per quella povera fanciulla
che sembrava volesse sfuggire la mia
benevolenza? Soffrivo di non poterla aiutare.
Parlare in suo favore alla signora di Grisolles
non avrebbe giovato a niente. Quella
donna agiva scientemente, e questa era la cagione
dei sentimenti tutt'altro che amorevoli
che provavo a suo riguardo.
Tecla mi era ancora pi lontana. La vedevo
molto pi raramente. Faceva il servizio
alla matrigna e a Fernanda, e a volte la incontravo
nel corridoio munita di scope e di
piumaccio, vestita di un vecchio grembiule
tutto rattoppato. Mi salutava appena, e
quando il suo sguardo incontrava il mio, vi
leggevo una ostilit segreta, una cupa diffidenza.
Nella notte tra il luned e il marted si
scaten un temporale, e la mattina il sole
apparve in un cielo limpido, di un tenero
azzurro. Quando ebbi finito con Fernanda,
mi vestii per fare una passeggiata. Volevo
andare al Lupo Bianco a fare conoscenza
con il casale dove abitavano i Paviers.
Attraversando la cucina vidi Tecla che, ritta
su uno scaleo, stava passando un piumaccio
intignato sulle grosse travi scure del soffitto.
Finse di non vedermi, ma Silvia, che stava
pelando un'anatra, mi rivolse il solito breve saluto.
Nel cortile Sandro, con addosso una tunica nera e in testa un buffo cappello rotondo, stava ritto accanto a una vecchia automobile.
Mi salut e mi chiese: Andate forse a Sognac, signorina? Ci vado anch'io, e potrei accompagnarvi.
No, grazie; vado soltanto fino al Lupo Bianco.
Vi lascer all'imbocco della strada.
Accettai poich il viale era ancora molto fangoso, bench il vento della notte avesse cominciato ad asciugarlo. Salii dunque su quel carrettone il cui aspetto vetusto mi ispirava una certa diffidenza; Sandro, seduto al volante, lo mise in moto non senza difficolt.
Sembrava sconquassata, e gli scricchioli della carrozzeria, il rombo anormale del motore, mi davano l'impressione che dovesse fermarsi da un momento all'altro.
Invece arrivammo senza inconvenienti fino alla svolta del Lupo Bianco. Scesi e ringraziai il vecchio. Egli rispose: Servo vostro, signorina, e rimise in moto il suo macinino.
Mentre camminavo per la strada stretta assai ripida, mi domandavo come mai quell'uomo
sempre garbato mi ispirasse una specie
di repulsione. Forse per via dei suoi occhi
simili ad acqua gelida? Oppure per qualche
cosa di astuto che trapelava in lui? Comunque,
pareva che egli godesse la piena fiducia
della signora di Grisolles. Aveva le chiavi
della dispensa, della cantina, della legnaia,
dava ordini a Tecla e a Silvia come un maggiordomo
li d alla servit. In quella vecchia
casa era una specie di factotum, autista, economo,
e anche cuoco all'occorrenza, giacch
lo avevo visto due volte intento a far cuocere un pezzettuccio di carne.
La strada che avevo preso serpeggiava tra
prati gonfi di umidit. Sulle montagne boscose
che mi stavano davanti c'era ancora la
neve, di un candore scintillante sotto il sole.
Una casetta rustica, preceduta da un giardino,
mi apparve a destra; poi altre, disseminate
capricciosamente. Un cancello di legno
verniciato di verde, aperto, precedeva un
viale di olmi. In fondo, tra i rami spogli, intravedevo
una lunga casa bassa. Doveva essere
l'abitazione dei Paviers.
Mentre stavo per tornare indietro vidi sbucare
da un sentiero Lucia che teneva in mano
un paniere pieno di uova. Vedendomi mand
una esclamazione di gioia.
Che bella sorpresa! Siete venuta a fare
conoscenza con la nostra casa?
Ero venuta al Lupo Bianco per fare
una passeggiata. Il vecchio Sandro, che andava
a Sognac con la macchina, mi ha lasciata all'imbocco della strada.
Ella si mise a ridere.
Ah! Avete fatto conoscenza con l'auto della castellana? Poco comoda, vero?
Dite scomoda addirittura! Non so come faccia ad andare!
Ci stringemmo la mano. Poi la signorina Paviers propose:
Venite in casa a riposarvi un poco. S,
s, dovete venire. Non mi disturbate affatto;
anzi, mi fate un gran piacere.
C'incamminammo per il viale. Mi disse
che era andata a prendere le uova al podere
di loro propriet. Suo fratello e lei si dedicavano
pi che altro all'allevamento del bestiame.
Avevano una piccola latteria che forniva
di burro e di formaggio i dintorni. Le
pecore erano in pastura a qualche chilometro
di distanza, in una localit dove trovavano
abbondante nutrimento.
Questa vita vi piace? domandai.
Molto. Se mi maritassi, non vorrei abitare in citt.
Eravamo giunte nel giardino che precedeva
la casa. Questa, di color giallo ocra, doveva
essere ricoperta di fogliame nella bella stagione
a giudicare dai rami spogli che salivano
su per i muri. Era a un solo piano,
oltre il pianterreno. Sulla soglia di una porta
a vetri apparve Bernardo Paviers, calzato
di stivali motosi, con un vecchio abito di
tweed un po' usato, ma di buon taglio. Si
avanz per salutarmi, scusandosi di presentarsi
cos, ma era tornato allora di fuori e
non aveva avuto il tempo di cambiarsi.
Entrammo in un salotto chiaro e accogliente
con le tende di cotone a fiorami e i
mobili vecchiotti, ben tenuti. Una cestina da
lavoro, un pianoforte aperto, facevano pensare
che quella fosse la stanza dove i due
fratelli soggiornavano abitualmente.
Avete sofferto molto freddo a Miulles?
chiese il signor Paviers quando fummo
seduti davanti a un bel fuoco di legna.
Purtroppo s! Quella casa  una ghiacciaia!
Soltanto le camere della signora di
Grisolles e di Fernanda sono ben riscaldate.
E le povere ragazze, naturalmente, non
hanno diritto al riscaldamento.
No, poverine! Fa piet vederle trattare
cos. Silvia specialmente mi sembra molto malandata.
La vidi un giorno per la strada, cosa
rarissima, giacch sua sorella e lei escono
soltanto per andare al podere vicino a Miulles.
Fui colpito dalla sua magrezza, dal suo viso disfatto.
E quelle infelici sono costrette a obbedire
alla matrigna, che si  fatta dare dal
padre ogni potere! disse Lucia con sdegno.
Si sa, poi, se il signor di Grisolles,
cos indebolito di mente, abbia piena coscienza
dei suoi atti? Pu essere stato circonvenuto dalla moglie...
Lo  stato certamente! interruppe
Bernardo. Ma fino a che punti? Il suo
stato gli permette di capire quanto  odiosa
la sua condotta verso le figliuole lasciate in
mano a una matrigna? Non lo sappiamo.
La vostra poca simpatia per la signora
di Grisolles persiste? domand Lucia, sorridendo.
Dovetti confessare che frequentando giornalmente
la castellana la mia antipatia era
aumentata, tanto che la prospettiva di passare
due o tre mesi a Miulles mi era molto
sgradevole; sua figlia e lei mi ispiravano una
strana repulsione che non avevo mai provato a tal segno per nessuno.
Lucia mi guard con aria di compassione.
Speriamo che la vostra ammalata guarisca
presto! Comincia a migliorare?
S, sono abbastanza contenta.; ma devo
lottare con la madre che vorrebbe ostacolare
la cura con le sue smancerie veramente ridicole.
Parlammo di altro. Lucia mi raccont la
leggenda del lupo bianco che aveva dato il
nome al borgo. Bernardo esalt con ardore le
bellezze della regione. Mi sentivo bene in
quella casa ordinata e piena di luce, come
doveva essere l'anima dei miei ospiti. L'onest
trapelava dai loro sguardi, diritti e franchi.
Bernardo aveva una fisonomia gradevole,
intelligente, e sembrava di carattere allegro,
con una punta di umorismo. Quando li
lasciai avevo un'ottima impressione di loro,
e promisi di ritornare presto.
Altrimenti ammuffirete a Miulles!
soggiunse Lucia sorridendo.
Concordammo inoltre che la prossima domenica
suo fratello e lei sarebbero venuti ad
aspettarmi con la macchina all'imbocco del
viale, per condurmi alla Messa delle sette.
Quando rientrai a Miulles, tornando da
quella casa accogliente e dalla strada piena
di sole, l'atmosfera della triste dimora mi
parve ancora pi glaciale sotto tutti i punti di vista.
Silvia stava spezzando la legna presso la
porta della torre. Le rivolsi un sorriso al
quale rispose con uno sguardo triste e spento, veramente commovente.
Mentre stavo per entrare nella cucina, che
dovevo sempre attraversare per raggiungere
l'ala destra del castello, giacch le altre
stanze del pianterreno erano chiuse, ai miei
orecchi giunse la voce aspra e cattiva della signora di Grisolles.
Cucini sempre peggio, e certamente lo
fai apposta, vagabondaccia! T'insegner io a metterci pi attenzione!
Se mi toccate, badate...!
La voce di Tecla era sibilante.
Badare a che cosa, imbecille? Credi
forse che abbia paura delle tue minacce? S,
s, lo so: se i tuoi occhi potessero uccidere
sarei morta da un pezzo!
Un ghigno punteggi la frase. Mi parve
opportuno interrompere quella scena disgustosa
aprendo la porta della cucina.
La signora di Grisolles si volt e, vedendomi,
prese un'espressione gaia.
Ah, Eravate fuori, signorina? Stamani
il tempo  bello, ma le strade sono ancora cattive.
Le risposi appena, dando un'occhiata a Tecla.
Lo sguardo che ella fissava sulla matrigna
era talmente carico di odio, che mi fece rabbrividire.
Sandro  andato a Sognac, soggiunse
la signora. Ho dimenticato di chiedervi
se avevate qualche commissione da dargli.
L'ho trovato mentre stavo uscendo e
mi ha accompagnata fino alla strada del Lupo Bianco.
Al Lupo Bianco? Andavate a trovare la signorina Paviers?
Il tono, lo sguardo inquisitore, mi urtarono.
Risposi seccamente:
No, ma l'ho incontrata e mi ha invitata molto gentilmente a entrare in casa sua.
 una persona simpaticissima come pure suo fratello.
Ella strinse le labbra.
Non sono dello stesso parere, disse.
Ma, naturalmente, voi siete libera...
Lo credo bene.
Dopo queste parole, che dissi chiaramente
affinch capisse che non mi sarei lasciata circuire, mi diressi verso l'uscita della cucina.
Rivolgendosi a Tecla, che ora ci voltava le
spalle, ella disse con asprezza:
Bada di cucinare questo coniglio un
po' meglio di quello della settimana scorsa
e non far bruciare le patate, cuoca da strapazzo!
Poi mi raggiunse nel vestibolo, in fondo
alla scala che mi accingevo a salire.
Forse mi giudicate un po' severa, non  vero, signorina?
Aveva ripreso il solito tono sdolcinato.
Ma la svogliatezza di quella figliuola 
esasperante! Perch sono sicura che sciupa
apposta tutti i piatti.  una gran pena per
me vederla afflitta da un carattere simile.
Forse avrebbe un carattere pi piacevole
se fosse pi felice, risposi seccamente.
Felice? E chi pu augurarselo pi di
me? Ma alla bont di cui  fatta oggetto, ha
risposto con l'ingratitudine.
Non risposi niente. Quella ipocrisia mi nauseava.
Continuai a salire, e mentre la signora
di Grisolles entrava in camera della
figliuola, io andai nella mia.
A quell'ora era piena di sole che entrava
dalle due finestre aperte, con l'aria fresca e
viva. Dopo aver rianimato il fuoco, mi avvicinai
a una di esse e mi appoggiai al parapetto
del balcone. Liberato dalla neve, il
giardino appariva adesso in tutto il suo abbandono.
Si vedevano ancora le tracce delle
aiuole. Al di l, nella luce gi primaverile,
si disegnavano i rami spogli del parco di cui
avevo avuto un'idea qualche giorno prima.
I pochi istanti passati insieme con Lucia e
suo fratello mi avevano fatto ritrovare tutto
il mio equilibrio morale, un po' scosso da
quando soggiornavo a Miulles. Ma appena rientrata in quella lugubre dimora, mi sentivo riafferrare da quella strana impressione di noia, d'inquietudine, tanto estranea al mio carattere. L'atmosfera di quella casa mi opprimeva. Quelle infelici ragazze perseguitate, quella matrigna ipocrita, Fernanda, la cui anima si rivelava cos meschina e viziosa, e anche Sandro... S, tutto, l, mi riusciva penoso.
Ma allontanando quei pensieri deprimenti, lasciai la finestra e mi sedetti al tavolino per finire la lettera cominciata il giorno prima, nella quale davo al dottore Guyon-Latour notizie della mia paziente.
....
.
...
Capitolo 5.
...
.
...
Nei giorni seguenti vi furono ancora delle
belle schiarite primaverili, intramezzate da
burrasche. Durai fatica a ottenere da Fernanda,
molto freddolosa e poco abituata alle
norme igieniche, che mi lasciasse aprire la
finestra un'ora al giorno, quando il sole
inondava la sua camera. La signora di Grisolles
gridava: La farete morire! Una bambina
cos delicata!. Avevo preso la decisione
di non darle pi ascolto, e dopo aver ben
coperto l'ammalata mi trattenevo con lei finch
l'ora non era passata. Dopo un paio di
giorni aveva cera migliore e acquistava appetito.
Vedete che avevo ragione, Fernanda?
le dissi, facendole osservare quel risultato.
In mala fede mi rispose, sgarbatamente:
Sarebbe stato lo stesso anche senza aprire la finestra.
Resistetti alla voglia di rispondere per le
rime, pensando che era ammalata. Bench
mi fossi trovata spesso a combattere con caratteri
difficili, non avevo mai messo a prova
cos duramente la mia pazienza come con lei.
La mattina della domenica la signorina
Paviers e suo fratello, mantenendo la promessa,
vennero a prendermi di buon mattino.
Assistetti alla Messa nella loro panca. Potei
osservare, uscendo, la simpatia che essi
destavano, vedendo il modo con cui la gente
del paese li salutava.
Brava gente, disse Lucia mentre risalivamo
in macchina. O per lo meno quasi
tutti. Naturalmente la malerba cresce dovunque...
Come quella, per esempio.
Mi accennava una ragazza vestita in modo
vistoso, dall'aria sfrontata, che se ne andava
in bicicletta in mezzo a due giovanotti.
 la figliuola del contadino della signora
di Grisolles. Da qualche tempo in qua
viene alla Messa perch corre dietro al figlio
del falegname, che  un ben pensante. Speriamo
che quel povero ragazzo non si lasci
adescare!
L'automobile mi ricondusse fino al viale
di Miulles. Fissammo che nel pomeriggio sarei
andata a prendere il t dai miei nuovi
amici, e che sarei tornata indietro in bicicletta;
Lucia me ne avrebbe prestata una
delle due che possedeva, per la durata del
mio soggiorno a Miulles.
Nel cortile vidi ferma una piccola automobile
grigia. Una visita? Fino a quel giorno
non era mai venuto nessuno in quel triste
castello che mi sembrava messo all'indice.
Andai a cambiarmi e a rimettermi il grembiule,
poi entrai in camera di Fernanda.
Vidi che nascondeva qualche cosa sotto il
guanciale.
Non era la prima volta che sorprendevo
quel gesto. Capivo benissimo che sua madre,
nonostante il mio divieto, le portava di nascosto
cioccolatine e caramelle che contribuivano
a toglierle l'appetito.
Sul letto era disteso un fazzoletto di seta
a vivaci colori. Fernanda lo prese in mano.
Guardate che bel fazzoletto mi ha portato
lo zio.  venuto a passare la giornata
da noi. Sono contenta, perch racconta tante
cose divertenti!
Le feci l'iniezione. Mentre stavo riponendo
la siringa la signora di Grisolles usc dalla
sua camera, seguita da un uomo di una quarantina
di anni, abbastanza alto, piuttosto
corpulento, vestito con una ricercatezza un
po' pretenziosa.
Ah, siete qui, signorina? Vi presento
mio fratello, Antonio Pontt.
Sorridente, affabile, il signor Pontt mi
tese una mano corta e grassa, nella quale
scintillava un grosso anello.
Felice di conoscervi, signorina. Avete
gi quasi guarito questa cara bambina a
quanto sento.
Questo  un po' esagerato!. risposi.
C' un certo miglioramento, ma bisogna
perseverare ancora per arrivare al risultato
desiderato.
Appena sar guarita, mi condurrai al
cinematografo a Limoges, zio Antonio?
disse Fernanda.
Al cinematografo e dovunque vorrai,
tesoro!
Si avvicin al letto e dette un colpetto
sulle guance pallide della nipote.
Ci daremo alla pazza gioia in onor tuo.
Anzi, a proposito, in macchina ho una bottiglia
di spumante; non  mica proibito, vero,
signorina?
No, signore, per una volta.
Quell'uomo dall'aria presuntuosa, i cui occhi
neri sotto le palpebre gi avvizzite, avevano
uno sguardo penetrante, aguzzo come
una lama, che smentiva il sorriso sdolcinato
delle labbra grosse aperte su denti d'oro,
non mi piacque punto fin dal primo istante.
La signorina Marsollier  tanto severa!
disse la signora di Grisolles
Affettava un tono scherzoso, ma sapevo
che ce l'aveva con me perch non permettevo
infrazioni al regime dell'ammalata.
Lo faccio per il bene di vostra figlia,
signora, risposi secca.
Il signor Pontt approv.
Indubbiamente, signorina! E mia sorella
ne  certa. Ma  una mamma tenera...
fin troppo, ecco!
La signora di Grisolles ribatt con aria seccata:
Tu non puoi capire, perch non hai figli.
Del resto, coccoli Fernanda al pari di me.
Si capisce! Faccio la mia parte di zio,
mia cara, zio di passaggio, soprattutto.
Lasciandoli alle loro discussioni, uscii
dalla stanza. Stetti a leggere fino all'ora del
pranzo che Silvia mi port un po' in ritardo.
Mi sembr ancora pi pallida, con gli occhi
ancora pi infossati. Aveva un vestito cos
consumato, che mostrava la trama. Aveva
nude le gambe, magre e brune, i piedi calzati
di vecchi sandali. Sembrava intirizzita dal freddo. Le dissi: Scaldatevi un momento, signorina Silvia. Via, sedetevi su questa poltrona!
Mi guard quasi con stupore, poi scosse la testa.  inutile, ci sono abituata... dopo mi sarebbe pi duro.
Ma voi sembrate ammalata, povera figliuola.
Bisognerebbe dirlo alla signora di Grisolles, perch vi facesse curare.
Una risatina che pareva un singhiozzo le si strozz nella gola.
Dirlo a...? Non la conoscete ancora?
Non potreste scrivere a vostro padre e dirgli in quali condizioni vi trovate? Forse egli non lo sa.
Mio padre? Ha dato a lei pieni poteri.
Noi non esistiamo pi per lui.
Che accento di desolata amarezza! Mi alzai e le posai una mano sulla spalla.
Volete che gli scriva io? Gli esporr i fatti. Forse la vostra matrigna glieli ha esposti sotto un'altra luce. Non  possibile che egli autorizzi quello che accade qui!
Con le labbra tremanti, mormor: Non so il suo indirizzo. E poi  inutile. Creder sempre a lei.
E svincolatasi da me si volt e usc dalla stanza.
Mentre cominciavo a mangiare pensai che disgraziatamente poteva aver ragione. La signora di Grisolles doveva aver preso un potere sempre pi forte sul marito, via via che questi perdeva il cervello. Di tale indebolimento cerebrale sarebbe forse stato possibile valersi per togliere le ragazze al dominio della matrigna; ma erano isolate, non avevano relazione con alcuno. Pareva davvero difficile venir loro in aiuto.
Decisi di consigliarmi in proposito con i Paviers, giacch non avrei potuto rinunziare a soccorrere quelle povere creature.
Verso le quattro, dopo aver apprestato a Fernanda le solite cure, partii per il Lupo Bianco. Lucia mi accolse cordialmente e poco dopo venne anche Bernardo. Teneva in mano un pacchetto che pos su una tavola accanto a me.
Ecco i libri che vi avevamo promesso per aiutarvi a passare il tempo in quel triste Miulles. E ne abbiamo anche altri a vostra disposizione.
Lo ringraziai. Poi gli parlai del signor
Pontt, della cattiva impressione che mi
aveva fatto.
Non lo conosciamo, disse Bernardo.
Credo che sia un rappresentante di commercio.
Per fortuna deve ripartire domattina,
giacch egli non aggiunge niente alle bellezze
di Miulles, almeno per me, e la sua
presenza obbliga a un maggior lavoro quelle
povere ragazze.
Non appena si trattava di Tecla e di Silvia
vedevo che i miei ospiti dimostravano un
vivo interesse. Raccontai loro il mio breve
colloquio con Silvia. Lucia osserv:
Quella povera bambina ha ragione. Un
passo simile presso il padre mi parrebbe inutile.
La moglie lo ha dominato, gli ha fatto
fare tutto quello che voleva anche quando
godeva di tutte le sue facolt. Non  cattivo,
ma non ha carattere. Che cosa si pu sperare
da lui, ora che  mentalmente minorato?
In ogni modo, forse sarebbe bene consultare
un legale, disse Bernardo. Conosco
un buon avvocato a Limoges, dove
devo andare per affari il mese prossimo; in
quella occasione potr parlarci.
Lucia approv:
 un'ottima idea!... Dell'avvocato Marchand
possiamo fidarci pienamente. Sicch
le figliuole non sanno nemmeno dove si trova
il padre?
No, secondo quello che mi ha detto Silvia.
Da quanto tempo si trova in quella casa
di cura?
Lucia riflett un istante, prima di rispondere.
Da tre anni circa. In paese si sparse la
voce che egli aveva lasciato Miulles per andare
a curarsi in Svizzera. Ma non si vedeva
quasi pi, gi da tempo. Il suo modo
di vestire, prima accuratissimo, era diventato
trasandato. Non si faceva neppur pi
la barba e sfuggiva i suoi simili. Correva
voce che si fosse dato al bere, incoraggiato
dalla moglie. Questa aveva licenziato tutti
i domestici dicendo che non aveva pi i
mezzi per mantenerli, e aveva fatto venire
Sandro, un suo lontano cugino, che in passato
aveva fatto il cameriere, almeno cos
diceva la gente. Fu allora che venne eliminata
anche l'istitutrice delle due bambine e
che la matrigna cominci a farne le sue
serve. Il padre era ancora al castello, dunque
acconsentiva a tutto ci, come alla vendita
delle terre, dei mobili, dell'argenteria,
di quanto insomma aveva qualche valore.
E il ricavato di queste vendite dove 
andato a finire?
Sarebbe molto interessante saperlo,
disse Bernardo. Il signor di Grisolles,
secondo quello che diceva a quel tempo sua
moglie, avrebbe dilapidato il suo patrimonio
in cattivi investimenti, in speculazioni
rischiose. Questo ci stup, giacch avevamo
sempre sentito dire da mio padre, che lo conosceva
bene, che non vi era uomo pi prudente,
pi timoroso di lui quando si trattava
di operazioni di borsa. Preferiva sempre
investire in terre, tanto che possedeva
importanti propriet, qui e nel Perigord,
paese di sua madre. Tutto ci  sparito in
pochi anni.
Ma la sua prima moglie non aveva
niente?
Poca cosa. Eppoi si erano sposati sotto
il regime della separazione dei beni. Il padre
del signor di Grisolles aveva voluto cos,
perch essendo molto interessato, disapprovava
quel matrimonio con una ragazza che
portava soltanto una dote insignificante.
Sicch egli ha potuto vendere terre e
valori, e spogliare le figliuole a profitto della
seconda moglie?
S, ha potuto farlo senza contestazione.
Sono sicura che lo ha fatto, soggiunse
Lucia. Ma come rimediarvi? Bisognerebbe
provare che il ricavato delle vendite
 in mano a quella donna, ed  troppo
astuta, troppo furba, per non aver preso
tutte le precauzioni. Ma  orribile pensare
che quelle ragazze si trovino ridotte alla miseria
per cagion sua!
Quando saranno maggiorenni potranno
evadere dalla loro prigione, disse Bernardo.
Ma non avranno altra risorsa che
trovare un posto come donne di servizio.
Purch la loro salute resista fino ad allora,
ribattei io. Ne dubito, specialmente
per Silvia. Tecla non sembra indebolita
quanto lei.
Silvia vi  pi simpatica, vero?
S, molto di pi. Ma a dir la verit con
la maggiore non ho mai alcun rapporto. Dall'animosit
che la signora di Grisolles le dimostra,
immagino che Tecla debba ribellarsi
alla matrigna pi della sorella.
Poi la conversazione cambi argomento.
Lucia serv il t, son il pianoforte. Ci mettemmo
d'accordo per fare una gita la prima
domenica di bel tempo. Finalmente, verso
le sei, me ne andai sulla bicicletta prestatami
dalla signorina Paviers.
Nel cortile di Miulles, il signor Pontt,
ritto presso lo sportello aperto della sua macchina,
vi stava mettendo dentro certe cassettine
che Silvia gli porgeva via via. Mi
rivolse uno dei suoi antipatici sorrisi.
Uova fresche. Ne porto via sempre,
quando vengo qui. Mi piace prenderne due
ogni mattina.
Un'ottima colazione, dissi freddamente.
E passai, poco desiderosa di continuare la
conversazione, come egli mi pareva disposto
a fare.
Quando ebbi messa a posto la bicicletta al
pianterreno della torre, mi diressi verso la
mia camera. Una porta di fronte a questa,
nel corridoio, era aperta. Vidi una grande
stanza abbastanza bene ammobiliata: doveva
essere la camera riservata al signor Pontt!
Infatti ne usciva un forte odore di tabacco.
Anche la stanza accanto era aperta. Udendo
del rumore mi affacciai e vidi Tecla che
stava cercando in mezzo a una quantit di
oggetti disparati. Volse la testa, mi dette
uno sguardo e continu il suo lavoro.
Per caso, non ci sarebbe qui un pezzo
di linoleum da mettere davanti al caminetto per proteggere l'impiantito di legno?
Non so... guarder.
Posso cercare da me, dissi.
Entrai in quella grande stanza trasformata in ripostiglio. Era quasi buia perch gli scuri erano chiusi. Mi misi a frugare tra quelle anticaglie, mentre Tecla dal canto suo faceva lo stesso. Non avendo trovato niente, aprii una porta che scorsi in un angolo e che sembrava quella di un armadio a muro. Vidi invece una piccola scala dagli scalini ricoperti di polvere.
Oh, guarda! Si pu dunque scendere di qui al pianterreno?
S, rispose laconicamente Tecla.
Aveva scovato un vecchio bricco di porcellana col beccuccio rotto che doveva fare al caso suo, perch senza far pi parola, usc dalla stanza.
....
.
...
Capitolo 6.
...
.
...
Era molto seccante per me, tutte le volte
che volevo andare a prendere una boccata
d'aria nel parco, dover attraversare la cucina
per uscire dalla porta della torre e costeggiare
poi tutto il vecchio edificio e anche
l'ala sinistra, mentre sarebbe stato tanto
semplice passare da una delle stanze del
pianterreno che davano sulla corte esistente tra le due ali.
La scoperta della scaletta nascosta mi sugger
l'idea di trovare un passaggio da quella parte.
La mattina dopo, infatti, scesi da quella
scala; in fondo trovai una porta: l'aprii,
ed entrai in una vasta stanza spoglia, tappezzata
di grigio chiaro. Le porte a vetri
erano chiuse a chiave; le persiane lasciavano
filtrare pochissima luce. Passai nelle
stanze seguenti, tutte ugualmente sprovviste
di mobili. L'ultima dava in una lunga galleria
a volta che faceva parte dell'edificio
antico e comunicava con le due ali. Dalle
finestre ogivali, che avevano una strombatura
profonda, vedevo la corte lastricata, tra
le sue aiuole abbandonate.
C'era meno buio l e osservai sul pavimento
coperto di polvere, numerose tracce
di passi. Quelle stanze servivano dunque di
passaggio a qualcuno. Perch Sandro mi
aveva detto che lo stato di sfacelo di quel
pianterreno lo rendeva pericoloso? Aveva parlato
d'impianti sconnessi, e invece non ne
vedevo affatto, n nella galleria, n nella
stanza dove entrai in seguito e che faceva
parte dell'ala sinistra. Il pavimento di
marmo bianco e nero era intatto. Le pareti
erano ricoperte di vecchia quercia.
Nella parete di fronte alle finestre si vedeva
un focolare vuoto. L senza dubbio doveva
esserci stato un bel caminetto di pietra
o di legno, venduto come tutto il resto;
come le tende che dovevano trovarsi nella
stanza seguente, vasta sala tappezzata di legno
grigio finemente scolpito, dal bel pavimento
di legno intarsiato. Uno specchio era
rimasto incastrato nel punto dove doveva
trovarsi il caminetto sparito.
Mi avvicinai a una delle tre porte a vetri
e cercai di aprirla, ma non vi riuscii,
forse perch rimasta chiusa da troppo tempo.
Ma quella di mezzo cedette senza rumore,
tanto che, aperte le persiane, mi trovai nella corte.
Mentre mi dirigevo verso il parco, mi
chiesi per qual motivo il vecchio Sandro
aveva cercato d'impedirmi di passare da
quella parte. Comunque, non avrei fatto
complimenti per valermene, e qualora se ne
fosse accorto, probabilmente non avrebbe
osato dire niente, vedendo che avevo scoperto la sua bugia.
Arrivai nel parco, che nel suo abbandono
cominciava a tornare allo stato selvaggio.
Sui rami spogli spuntavano alcune gemme
verdi annunziatrici della primavera. Sbucando
da un sentiero tortuoso mi trovai dinanzi
a uno stagno che stendeva la sua placida
acqua verde tra alte sponde disseminate
di rocce. Il luogo doveva essere pittoresco
quando gli alberi vicini erano adorni delle
loro foglie. Mi divertii un momento a vedere
guizzare le carpe, alcune delle quali erano
bellissime. Di l venivano quelle che spesso
figuravano nei pasti di Miulles. Tranne qualche
eccezione, probabilmente quando ci metteva
mano Silvia, di solito erano cucinate malissimo.
Ritornai sui miei passi piano piano. Presso
un cedro vidi una panchina e mi sedetti. Il
sole riscaldava l'aria intorno a me, ma i lunghi
rami ricadenti mi preservavano dai suoi
raggi diretti. Da quel punto vedevo il torrione,
massiccio e cupo nella luce di mezzogiorno.
Mi sarebbe piaciuto visitarlo, ma mi
seccava chiedere qualcosa al poco simpatico Sandro.
Eccolo appunto che appariva, portando un
paniere. Si dirigeva verso il torrione. Quando
fu alla porta l'apr e scomparve nell'interno.
Ne profittai per tornare al castello e risalire
in camera mia, per la stessa strada che avevo percorso per uscirne.
Non potei ripetere la mia passeggiata il
giorno seguente perch Fernanda ebbe una
seria indisposizione dovuta, come indovinai
nonostante i suoi dinieghi, a un'indigestione
di dolci, portati dallo zio. La signora di
Grisolles era fuori di s. Ne profittai per
dirle che se sua figlia continuava cos, non
si poteva sperare di raggiungere il risultato desiderato.
Ella cominci a lamentarsi: Ma io non posso privarla di uno dei suoi pochi piaceri!... Povero tesoro! Siete terribile, signorina.
Se la pensate cos, scriver al dottor Guyon-Latour che  inutile che rimanga ancora qui.
Ma no, ma no! Non la prendete in mala parte, cara signorina! Dovete guarire il mio tesoro. Nessuno potrebbe curarla meglio di voi, certamente...
E qui cominciarono le adulazioni che non
mi commossero affatto perch sentivo che
quella donna continuava a essermi ostile, a
detestarmi, anzi. Prima di tutto perch,
senza considerare che io agivo per il bene
dell'ammalata, mi opponevo ai capricci di
Fernanda; e probabilmente anche perch
sentiva in me una viva disapprovazione per
il modo con cui trattava le figliastre.
Eppoi esistono delle antipatie istintive,
un segreto antagonismo di carattere. Sotto
la sua aria melliflua, la signora di Grisolles era per me una nemica.
Il dottor Martoux, che avevo fatto chiamare
per l'indisposizione di Fernanda, approv
le cure che le avevo apprestate. Mi
fece anzi un monte di complimenti. Neppur
lui mi piaceva. Lo giudicavo un ipocrita., e
ci che Lucia mi aveva detto di lui mi confermava
nella mia opinione. Era poco stimato
dai suoi colleghi tanto dal punto di vista morale
quanto da quello professionale. Sua moglie
non godeva in paese di una migliore reputazione
e il fatto che, sola, frequentasse la
castellana di Miulles, non costituiva ai miei
occhi un titolo in suo favore.
Nei giorni seguenti il tempo divenne novamente
cattivo, umido e freddo. Dovetti interrompere
la cura di aria di Fernanda, ma
continuai a uscire tutti i giorni, per una
breve passeggiata che talvolta mi conduceva fino dai Paviers.
Una mattina in cui una schiarita aveva
asciugato il suolo e l'aria, andai a fare conoscenza
con la fattoria di Miulles. Era situata
in una insenatura del terreno, a due
chilometri dal castello. L'aia mal tenuta mi
fece subito un effetto sfavorevole. Gli edifici
erano in cattivo stato. Alle finestre della
casa penzolavano delle tendine polverose.
Sulla soglia stava la ragazza che Lucia mi
aveva indicata all'uscita della Messa e che
era la figliuola dei contadini. Mi venne incontro
salutandomi con un gesto della testa troppo confidenziale.
Buon giorno, signorina. Siete quella che cura la signorina Fernanda?
S.
Sta meglio? Lo chiesi un giorno alla signorina Tecla quando venne a prendere il latte, ma da lei non c' mai da cavar niente.
S, sta un po' meglio.
La ragazza sghignazz.
Questo non far gran piacere al signor Pontt!
Perch?
Eh! Se la piccina non guariva, ereditava lui dalla sorella. E ha bisogno di denaro, con la vita che fa!
Come fate a sapere questo?
Ce lo disse lui, un giorno che venne qui per cercare di venderci la sua mercanzia da
strapazzo. Doveva aver bevuto, credo, perch
ci raccont certe cose... E sghignazz.
Pare che abbia cercato di conquistare la
signorina Tecla, ma a quanto abbiamo capito
deve essere stato accolto male. Credo
che gli abbia perfino tirato due schiaffi.
Non poteva fare cosa migliore.
Dopo queste parole, dato un secco buona
sera, signorina, mi allontanai, poco desiderosa
di continuare la conversazione con quella
ragazza sfacciata e pettegola, amante dei
chiacchiericci pi o meno veritieri.
Il giorno dopo uscii in bicicletta per recarmi
dai Paviers. Mentre stavo per giungere
al punto in cui la strada del Lupo Bianco imbocca
nell'altra, vidi una forma scura distesa
sulla proda della strada. Avvicinatami, riconobbi Silvia.
Mi accorsi che era svenuta. Un paniere
era ruzzolato a pochi passi da lei. Senza dubbio
andava a fare provviste in qualche fattoria.
Bisognava soccorrerla subito. Il posto
pi vicino era la casa dei Paviers, e ci arrivai
in un momento. Lucia disse subito:
Andiamo a prenderla con la macchina
e portiamola qui.
Poco dopo la povera ragazza veniva adagiata
su un divano del salotto. Riprese quasi
subito i sensi, ma era cos debole, che sulle
prime non sembr nemmeno stupita di trovarsi
in un luogo sconosciuto, di vedere un
viso estraneo chino su lei.
Vorrei farle una iniezione di canfora,
dissi alla signorina Paviers.
Ho quanto occorre. Vado a prenderlo.
Lucia era appena uscita, quando una delle
porte a vetri che davano sul giardino fu
aperta in modo energico, e Bernardo apparve
sulla soglia. Alla vista della fanciulla mand
una breve esclamazione. Questa volse verso
di lui gli occhi stanchi e un leggero rossore
le color per qualche istante le pallide guance.
Gli andai incontro e a voce bassa lo informai
dell'accaduto. Egli mormor: Povera bambina! Eppure non si pu
mica lasciarla uccidere da quella donna!
L'avvolse in uno sguardo compassionevole,
e si ritir mentre Lucia tornava portando
il necessario per l'iniezione, che feci subito.
Non appena si sent tornare le forze, Silvia
si sollev dicendo con voce debole:
Bisogna che vada via... che vada a prendere il burro...
Ma con mano ferma Lucia la fece distendere di nuovo.
Volete stare un po' tranquilla, bambina?
Il burro, la signora di Grisolles mander
a prenderlo per chi vorr, oppure andr
a prenderlo da s. Voi dovete restare
qui e riposarvi. Tra poco vi dar qualcosa
da mangiare per rimettervi, e pi tardi vi
riporter a Miulles in macchina.
 impossibile. Devo andare a casa...
Ora torno io al castello e informer la
signora di Grisolles della vostra indisposizione,
le dissi. Avvertir anche vostra
sorella perch non stia in pensiero.
Ah, s... povera Tecla!
Chiuse gli occhi come se quelle poche parole
l'avessero estenuata. Salutai la signorina
Paviers e uscii per prendere la bicicletta. Bernardo
passeggiava nel cortile, fumando una
sigaretta; appena mi vide mi venne incontro.
Gli dissi quello che Lucia ed io avevamo deciso
circa il ritorno di Silvia a Miulles.
S, bisogna farla rimettere un poco
prima di riportarla a casa, disse. Ma
se quella donna non le dar un po' di riposo,
la poverina ne avr per poco.
Le parler chiaro, affinch rifletta alle
conseguenze, se si ostina a maltrattare cos
le ragazze. Arrivederci, signor Paviers.
A tra poco. Guider io la macchina,
cos Lucia potr stare dietro con lei.
Quando entrai nella cucina di Miulles, Tecla
stava mescolando una salsa, china sul
fornello. Mi avvicinai a lei.
Signorina Tecla, vostra sorella si  sentita
male per la strada. L'ho fatta trasportare
al Lupo Bianco, in casa della signorina Paviers.
Ella si volt di scatto e, per la prima
volta, vidi una commozione nei suoi occhi
di uno strano azzurro verdastro.
Silvia?... Malata?...
Nella sua voce vibrava l'angoscia.
Si tratta soltanto di un po' di debolezza.
Le ho fatto un'iniezione di canfora.
Ora la signorina Paviers le dar il necessario
per rimetterla e la ricondurr qui in
automobile. Ma  molto anemica e bisogna
assolutamente che si curi sul serio.
Vidi il suo viso tornare subito duro, e la
sua bocca si pieg in un ghigno sardonico.
Curarsi? E chi la curer?
La signora di Grisolles ha il dovere di
farlo. L'avvertir del suo stato...
Lei?... Lei?... (Che odio in quello
sguardo, in quella voce!) Ma non capite
che la uccide volontariamente?... Che ci uccide?
La rigidit, la impassibilit che di solito
affettava erano scomparse in quel momento.
Avevo davanti a me una persona vibrante,
agitata da una passione selvaggia. E osservai,
meglio di quanto avessi fatto fino ad
allora, la bellezza di quella ragazza, soprattutto
quale avrebbe potuto essere se non fosse
stata cos pallida, cos terribilmente magra,
e fosse vestita meno miseramente.
Mentre stavo per risponderle vidi Sandro
sulla soglia della cucina. Fissava Tecla con i suoi occhi gelidi.
Ella lo scorse subito e gli lanci un'occhiata
di sfida; poi, voltando le spalle, si rimise a girare la salsa.
La signora si lamenter di nuovo di
trovare dei grumi l dentro, disse la voce
secca del vecchio. Se Silvia ha avuto un
piccolo malessere, non  una buona ragione per rovinare la salsa.
Ella parve non lo udisse nemmeno; ma io risposi:
Invece  molto naturale, mi pare. D'altra
parte si tratta di qualcosa di pi di un
malessere passeggero.
Senza volere, osservai che il vecchio aveva
in mano lo stesso paniere col quale lo avevo
visto entrare nel torrione. Dal coperchio spostato,
semiaperto, potei scorgere un piatto
e un bicchiere che pareva fossero stati adoprati.
Lo sguardo odioso si spost verso di me.
In tal caso, la signora di Grisolles far
il necessario, signorina, statene certa.
Lo spero bene! ribattei, e uscii dalla stanza.
Salii al primo piano e andai a bussare alla
camera della castellana.
La trovai arrampicata su uno scaleo messo
al posto del letto che aveva spostato. Con un
piumaccio leggero spolverava la vecchia cornice
dorata del ritratto del maresciallo di Grisolles.
Ah, siete voi, signorina! Sto spolverando
questo quadro perch non mi posso
fidare di Tecla, che  sempre smanierata e
negligente. Bisogner che presto ci passi un
po' di cera sciolta nella trementina. Serve
per conservare la doratura; e io l'adopro due volte l'anno...
La interruppi dicendo:
Venivo ad avvertirvi, signora, che ho
trovato Silvia svenuta sulla strada e che in
questo momento  in casa della signorina Paviers
dove ha ricevuto le prime cure.
Fece un gesto brusco che la mise in pericolo di cadere.
In casa della signorina Paviers? Perch?
La sua voce era quasi irata.
Perch era il posto pi vicino, e la signorina
Lucia  venuta a prenderla con la
macchina. La riporter a casa tra poco.
La signora di Grisolles scese dallo scaleo,
con la fronte aggrottata e le labbra strette.
Che cosa le  preso a quella sciocca?
borbott. Perch  svenuta?
Debolezza. Anemia acuta. Ha bisogno
di essere curata subito, signora.
Ella strinse ancor pi le labbra, prima di
riaprirle per rispondere con asprezza:
Lo dite voi, signorina. Ma un po' di
anemia  frequente nelle ragazze, e non  niente di grave.
Basta guardarla per capire che ha qualche
cosa di pi di una semplice anemia. Si
tratta di uno stato pericoloso, signora, e voi
sareste reputata gravemente responsabile se
persisteste a non volervene convincere.
Avevo parlato con fermezza, calcando sulla
parola responsabile. Vidi la sua bocca
contrarsi, e colsi una tremenda occhiata lanciata
verso di me; ma la sua voce aveva ripreso
la solita intonazione melliflua quando rispose:
Che cosa vi salta in mente, signorina;
credete che non voglia farla curare? Se 
davvero come dite voi, e lo sapremo da Martoux
che chiamer uno di questi giorni, far
naturalmente il necessario. Avete detto che
la signorina Paviers la riporta qui in macchina?
S, dopo che si sar un po' riposata e
rimessa. Bisogner che, arrivando, vada a
letto, perch, lo ripeto,  debolissima.
Ebbene, ander a letto e Tecla si occuper di lei.
La signorina Tecla ha gi molto da fare.
Se volete, posso occuparmi io di lei, tanto
pi che le cure necessarie si riducono a ben
poco. Pi che altro ha bisogno di riposo e di buon nutrimento.
Vidi dalla sua fisonomia che avrebbe voluto
oppormi un rifiuto, ma non os. Mi rispose piuttosto sgarbatamente: Va bene, signorina.
....
.
...
Capitolo 7.
...
.
...
Lucia mi aveva detto a che ora avrebbe
ricondotto Silvia a casa. Eravamo rimaste
d'accordo che avrei fatto in modo di trovarmi
nel cortile al momento in cui arrivava la macchina,
per condurre subito la ragazza in camera
sua. Siccome non sapevo dove fosse questa
camera, scesi un po' prima dell'ora fissata,
per domandarlo a Tecla. Ma in cucina
non la trovai. Aprii una porta che, come la
finestra che dava luce alla stanza, si apriva
su una corticina interna. Vi era l un vecchio
pozzo, con i bei ferri lavorati coperti di ruggine.
Vedendo sulla sinistra una porta socchiusa
chiamai:
Signorina Tecla!
Ella apparve sulla soglia tenendo nella
mano sinistra una camicetta stinta che stava
senza dubbio raccomodando, perch nella
mano destra aveva un ago infilato.
Volete farmi vedere la camera di vostra
sorella? Deve arrivare a momenti.
Tecla si scans e io entrai in una stanza
abbastanza grande, lastricata di pietre piuttosto
consunte. Le pareti dovevano essere
state imbiancate a calce, ma non ve ne era
pi traccia, e la pietra nuda affiorava dappertutto.
Una sola finestrina posta in alto
dava l'aria e la luce. Due letti di ferro, una
vecchia toelette, un armadio tutto sciupato,
due seggiole impagliate, un pezzetto di tappeto
vecchio, ne componevano tutto l'addobbo.
Come! Dormite qui?
Non vi sembra abbastanza bello per
noi? Una specie di sfida sarcastica vibrava
nella sua voce. Lei vi direbbe che
dobbiamo esserle riconoscenti se ci permette
di vivere sotto il tetto dei nostri avi, nella
casa di nostro padre.
Vivere? Silvia sta morendoci, se non
vi sar posto rimedio. Qui non c' aria n
luce, e dovete essere entrambe di ottima costituzione
per avervi resistito fino a ora.
S, disgraziatamente... perch altrimenti
a quest'ora riposeremmo gi in pace.
La voce le si strozz, mentre ripeteva in
tono sommesso:
In pace...
Poi and verso la porta e scomparve, lasciandomi
sola in quella triste camera.
Col cuore stretto preparai il letto, sul
quale, per ripararsi dal freddo, Silvia aveva
ammucchiate alcune vecchie coperte. Bisognava
prima di tutto intervenire presso la
signora di Grisolles affinch desse un'altra
camera alla ragazza. Il solo fatto di vivere
in quel pianterreno male areato e senza sole,
sarebbe bastato a impedire ogni miglioramento.
Quando uscii nella piccola corte, Tecla, seduta
sull'orlo del pozzo, aveva ricominciato
a rammendare. Continu, e parve non mi vedesse
quando le passai vicino.
Cinque minuti dopo, nel cortile dove stavo
passeggiando in attesa, apparve la macchina
dei Paviers. Bernardo ferm davanti alla
porta e mi rivolse un amichevole sorriso.
Tutto va bene, signorina!
Aprii lo sportello e Lucia scese. Insieme,
aiutammo Silvia a uscire dalla macchina.
Era un po' meno pallida e aveva gli occhi
pi vivaci. Guardando Bernardo, che volgeva
la testa dalla sua parte, ebbe un timido sorriso
e mormor:
Grazie!
Sempre sostenuta da noi, entr nel castello
dalla porta della torricella e raggiungemmo
la cucina, poi la piccola corte. Tecla si alz
bruscamente dall'orlo del pozzo lasciando cadere
a terra il lavoro. Si accost alla sorella,
col viso contratto, gli occhi pieni di
angoscia.
Silvia!...
Non ti angustiare, Tecla! Non  niente.
Soltanto un piccolo malessere. Con un po' di
riposo domani sar guarita.
Questo sar da vedere, cara figliuola,
dissi io. Ma ne riparleremo pi tardi;
ora, subito a letto.
Mentre Tecla l'aiutava a spogliarsi, Lucia
prese nota delle medicine che volevo per la
mia nuova ammalata, e che suo fratello sarebbe
andato a prendere il giorno dopo. Poi
and via, dopo avermi detto:
Qualsiasi cosa vi occorra, noi siamo
sempre a vostra disposizione, non dimenticatelo.
La signora di Grisolles doveva aver riflettuto
alle noie che potevano derivarle da un
atteggiamento troppo spietato verso la figliastra,
giacch il giorno dopo accolse senza apparente
malagrazia la mia richiesta di una
camera arieggiata e soleggiata per Silvia.
Mi indic quella attigua alla mia. Le pareti
erano tappezzate di una carta verde pallido,
piuttosto in buono stato, con pannelli di legno
grigio chiaro. Non vi erano mobili. Con
l'aiuto di Sandro vi misi un letto di ferro
trovato nel ripostiglio insieme col saccone
e la materassa, nonch alcuni mobili, assai
mal ridotti. Durante questo trasloco il vecchio
disse soltanto le parole indispensabili
al lavoro che eseguiva. Senza dubbio era
scontento di vedersi sfuggire una delle sue
vittime, giacch avevo capito che le due ragazze
non rappresentavano altro per lui.
Quando Silvia, appoggiata al mio braccio,
entr in quella stanza, ebbe un sussulto.
La nostra camera! sussurr.
Si sedette su una vecchia poltrona accanto
al letto e vidi i suoi occhi riempirsi di lacrime.
Ma non c' pi niente!... I nostri due
letti, i graziosi mobili laccati... tutto  sparito,
come il resto.
Avrete almeno il sole e l'aria buona,
cara piccina. Per ora,  il pi importante.
Quando vi sarete rimessa vedremo se sar
possibile fare qualcosa per togliere voi e vostra
sorella dalla terribile condizione in cui
vi trovate.
Ella alz verso di me il bello sguardo che
esprimeva stupore e tristezza.
Non c' rimedio. Lei agisce con
l'autorizzazione di nostro padre.
Bisogner esaminare un poco la faccenda.
Il signor Paviers deve consultare un
avvocato a questo proposito.
Una luce anim gli occhi neri.
Sembra tanto buono! E anche sua sorella.
E voi pure, signorina. Scusatemi se
sono stata cos... cos sgarbata con voi; ma
eravate venuta per curare Fernanda, e noi,
diffidavamo. Credevamo che sareste stata contro
di noi, voi pure.
Mi chinai a baciarla sulla fronte.
No, sono con voi, Silvia. Permettete
che vi chiami cos?
Oh, s!...
E vi assicuro che potete avere piena fiducia
in me, perch vi sono amica.
Fin da quel momento Silvia fu un po' meno
riservata con me. In certi momenti per
riappariva la freddezza di un tempo, e supponevo
fosse dovuta all'influsso di Tecla,
che rimaneva infatti murata in quella diffidenza,
in quella ostilit che mi riuscivano
pi penose ora che mi trovavo spesso a contatto
con lei. Infatti, siccome era rimasta
sola a sbrigare le faccende di casa, io disimpegnavo
il mio servizio e quello di Silvia.
Facevo la mia camera e la sua, andavo in
cucina a prendere i piatti. Tranne le parole
indispensabili, trovavo un mutismo glaciale.
Tecla non mi domandava mai neppure come
stava la sorella. Sapevo che andava a trovarla
quando io non c'ero. Un giorno dissi
a Silvia:
Vostra sorella sembra che mi detesti.
Che cosa le ho fatto?
La fanciulla arross leggermente e mormor:
Perdonatela! Soffre tanto, povera Tecla!
 inasprita, e diffida di tutti.
Poi, prendendomi una mano, soggiunse con
quella grazia timida che mi piaceva tanto
in lei:
Sono sicura che in fondo vi  riconoscente
di quello che fate per me. Sono il suo
solo affetto. Ma ella non sa o non vuole mostrare
i suoi buoni sentimenti.
La piccola Silvia mi piaceva tempre pi
via via che la conoscevo meglio. Scoprivo in
lei un'anima delicata, una mente chiara e
sana che rifiorivano presto in una esistenza
normale. I suoi studi erano stati interrotti
quando aveva circa tredici anni, ma aveva
letto molto, nei libri della biblioteca relegati
in soffitta dalla signora di Grisolles. La
sua intelligenza vivace le aveva in tal modo
acquistato delle cognizioni un po' disparate,
ma sufficienti perch non facesse proprio la
figura di ignorante.
Non parlava mai dei giorni dolorosi che
avevano seguito il secondo matrimonio del
padre; parlava pi volentieri della vita sua
e della sorella, quando erano ancora bambine
felici, guidate con dolcezza e fermezza
da una istitutrice di grande valore morale.
Un anno e mezzo dopo che lei venne
qui, la cara signorina fu mandata via.
Sapevo ormai che lei era la matrigna.
Silvia e Tecla non la indicavano mai diversamente.
Avevano conosciuto poco la madre, morta
quando la maggiore aveva sette anni e l'altra
sei. Delle sue fotografie, distrutte dalla
signora di Grisolles, avevano potuto serbarne
di nascosto una che raffigurava una
donna bellissima alla quale Tecla rassomigliava
molto, per lo meno nelle fattezze, poich
quello era il ritratto di una donna felice,
elegante, graziosa anche nel suo atteggiamento
un po' altero.
Il babbo soffr molto quando la mamma
mor, disse Silvia allorch mi fece vedere
quel ritratto. Diceva allora che noi eravamo
la sua consolazione. Ci voleva molto
bene.
Un singhiozzo represso interruppe la frase.
La signora di Grisolles ostentava di non
occuparsi della figliastra, di lasciarmi libera
di curarla a modo mio. Con mia grande soddisfazione
non aveva pi parlato di far
venire il dottor Martoux. Soltanto quattro
giorni dopo che Silvia era sistemata nella
sua antica camera mi chiese, mentre stavo
facendo a Fernanda l'iniezione che dovevo
farle ogni due giorni:
Sicch, come sta la vostra seconda ammalata,
signorina?
Mi sembra che stia un po' meglio.
L'aria e il riposo, oltre il nutrimento, sono
le migliori medicine per lei.
Fernanda fece una risata cattiva.
Per fortuna ha trovato una buona
donna come la mamma, che acconsente a
nutrirla senza farla lavorare!
Dovetti fare uno sforzo per non dare sfogo
al mio sdegno. Mi limitai a rispondere seccamente:
Eppure, Fernanda, mi pare logico e
normale che ella abbia un posto nella casa
di suo padre e che riceva il necessario in
cambio del lavoro compiuto da lei e dalla
sorella.
Fernanda sghignazz:
Un bel lavoro davvero!...
La madre la interruppe con fare mellifluo:
Ma s, s, tesoro, la signorina Marsollier
ha ragione. Del resto, sono sempre stata
disposta a trattare quelle ragazze come figliuole,
ma hanno scoraggiato i miei sforzi
con la loro animosit. Specialmente Tecla...
che poi ha sulla sorella un potere disastroso.
 una vera peste, concluse Fernanda.
Credetti inutile continuare una conversazione
che non conduceva a niente, data la
mentalit delle due donne. Per il momento mi
bastava di poter curare Silvia a modo mio.
In seguito, quando fosse stata meglio, avrei
cercato di ottenere qualcosa di pi per quelle
ragazze, cio la libert di vivere e di lavorare
fuori della schiavit in cui la matrigna
le teneva.
Quelle prime settimane di maggio, bench
ancora molto fresche, erano bens piene
di sole. Le mie ammalate prendevano l'aria,
ben coperte, ognuna davanti alla propria finestra
aperta. Il miglioramento di Fernanda
si accentuava. Contavo di farla camminare
tra poco tempo in camera, e forse di portarla
presto in giardino dove, al mio braccio,
avrebbe potuto esercitare meglio le
gambe indebolite, atrofizzate dalla lunga immobilit.
A questa prospettiva ella esultava rumorosamente,
secondo il suo solito.
Hai sentito, mamma? Tra poco camminer!
Potr finalmente uscire di qui, vedere
gente, divertirmi!
Ma s, s, tesoro mio! S, bambolina
bella! Faremo tutto quello che vorrai!
Comprerai un'automobile per portarmi
a spasso, mamma? Una bella macchina azzurra,
all'ultima moda?
Certo, bellina mia!...
Poi, riprendendosi, in tono dolente:
Cio, se potessi, lo farei... ma non sono
ricca, Fernanda. Tuttavia mi prover.
Non mi lasciavo ingannare da quella commedia
che tendeva a farmi credere che la
castellana di Miulles fosse in cattive condizioni
finanziarie. Ormai mi ero fatta una
convinzione in proposito, uguale a quella di
Lucia e Bernardo Paviers.
Una mattina, giudicando Silvia ormai abbastanza
forte, la condussi nel parco e ci sedemmo
sulla panchina vicino al cedro che
ci proteggeva dal sole. La temperatura era
quasi tepida a quell'ora prossima a mezzogiorno.
Sull'azzurro pallido del cielo vagavano
leggere nuvole bianche. L'aria era satura
di odori balsamici che Silvia respirava
con visibile piacere.
Il parco  bellissimo, anche nel suo abbandono, osservai.
S, non  pi curato da molto tempo.
Prima vi erano aiuole fiorite lungo l'ala destra,
delle statue, che sono state vendute
come tutto il resto.
Sospir, incrociando sulle ginocchia le
mani smagrite.
Tutto disperso, tutto dilapidato! Gli
arazzi, i mobili, l'argenteria, i quadri...
tutto!... Tutto!... Ah, ci sono dei momenti
in cui non riesco a credere che mio padre
abbia voluto questo!
Forse, infatti, egli non l'ha voluto.
Alz la testa e mi guard con stupore.
Voglio dire che, avendo la mente indebolita,
pu aver dato il suo consenso soggiacendo
a una volont pi forte della sua
e senza ben capirne le conseguenze.
Ah, s! Questo  possibile. Era tanto
cambiato!... Eppoi lei lo incitava a bere, lui
che prima non beveva mai. Gli diceva: Ti
fa bene. Hai dei vini eccellenti: profittane.
Credo che questo sia stato il colpo di grazia
per la sua mente.
 possibile; ma tutti questi fatti possono
essere utilizzati in vostro favore, se
confermati da altri testimoni. I domestici
se ne erano accorti?
All'inizio s, senza dubbio. Ma li licenzi
tutti dopo poco la partenza della nostra
istitutrice. Da allora non  rimasto che Sandro.
Rabbrivid. Quell'uomo odioso sembra
che ci detesti al pari di lei. Tecla mi
ha detto pi volte: Sono due complici.
Credo che abbia ragione.
Guardate, eccolo! mormor Silvia.
Mi indicava il torrione di dove usciva la
signora di Grisolles e, dietro a lei, Sandro
con il solito paniere al braccio. Egli richiuse
la porta dietro di s, poi entrambi si avviarono
verso il castello. Io, che ho la vista
eccellente, osservai l'aria preoccupata della
castellana. Anche nei giorni precedenti mi
era sembrata impensierita, e ci mi sorprendeva,
perch la cagione non poteva essere la
salute di Fernanda, il cui miglioramento era
ormai palese e dava adito a grandi speranze.
Che cosa c' nel vecchio torrione?
chiesi indifferentemente.
Mio padre aveva fatto arredare con mobili
gotici, cassapanche, scrigni, e alcuni armadi,
la grande sala che prende tutto il
pianterreno. Naturalmente  stato venduto
ogni cosa. Immagino che ora non ci sia pi
niente; ma mi domando che cosa va a fare
l Sandro tutti i giorni, presso a poco alla
stessa ora.
Tutti i giorni?
S, lo abbiamo spiato, Tecla ed io.
E porta sempre quel paniere; quando lo riporta
c' dentro un piatto, un bicchiere e
delle posate sporche che lava da s. Fa cuocere
della carne e dei legumi e li porta non
si sa dove... forse nel torrione, perch ha
sempre il paniere quando ci va.
Che ci sia dunque qualcuno, l?
Pu darsi, ma noi non siamo riuscite
a scoprire niente.
Che mistero era quello? Ne parlai a Lucia,
che andai a trovare nel pomeriggio. Rimase
molto incuriosita, come pure Bernardo che
arriv poco dopo, di ritorno da Sognac.
Ho visto alla posta il vecchio Sandro,
ci disse. Mandava un telegramma al
fratello della signora di Grisolles. Lo so,
perch l'impiegata gli ha fatto ripetere il
nome, che era scritto male.
Lasciai poco dopo i miei amici portando
qualche bella mela matura e una torta fatta
da Lucia, il tutto destinato a Silvia che continuava
a ispirare il pi vivo interesse al
fratello e alla sorella.
Andr la settimana prossima da quell'avvocato
di cui vi parlai, mi aveva detto
Bernardo. Ci sar pure qualche cosa da
fare per quelle povere figliuole, se riusciamo a provare che quella donna ha abusato della debolezza mentale del marito, e forse contribuito scientemente a quell'indebolimento!
....
.
...
Capitolo 8.
...
.
...
La mattina dopo, quando entrai in camera
di Fernanda, vi trovai la signora di Grisolles
che mi accolse con queste parole pronunziate
con voce triste:
Ah, cara signorina, ho ricevuto una lettera
che mi preoccupa molto! Il direttore
della casa di cura dove si trova mio marito,
mi informa che questi, sentendosi peggio,
vuole assolutamente tornare qui, per morire
a casa sua, dice lui. Lo far partire con un
infermiere e arriver tra qualche giorno.
C' da stare allegri! disse Fernanda
facendo una smorfia. Se star a lungo malato...
Ebbene, lo cureremo, Sandro ed io, come
 nostro dovere. Per fortuna tu stai meglio,
per merito di questa buona signorina.
Mi scocc un'occhiata soave come la sua
voce in quel momento.
Uscita dalla camera di Fernanda andai a
dare la notizia a Silvia, che mormor con tristezza:
Povero babbo! S, capisco che preferisca
morire nella sua vecchia dimora. Ma come sar curato da quella donna e da Sandro?
Potr forse essergli utile, se la signora
di Grisolles me lo permetter. In ogni modo, le offrir il mio aiuto.
Noi pensavamo che il castellano sarebbe
stato alloggiato in una delle camere di fronte
alle nostre, dall'altra parte del corridoio;
ma n quel giorno n il giorno seguente vedemmo
fare preparativi. Soltanto in serata
vidi Sandro trasportare una materassa presa
dalla stanza di sbratto. Si dirigeva verso il
grande pianerottolo di pietra sul quale sboccava
la scala che conduceva dal pianterreno
all'ala destra.
Vi era l una porta di quercia che, come mi
spieg Silvia, faceva comunicare le due ali,
passando da un corridoio lastricato uguale a
quello del pianterreno.
La parte pi antica dell'edificio era
stata abbandonata da pi di un secolo. Soltanto
le ali, di costruzione posteriore, erano
abitate. I miei genitori avevano il loro appartamento
in quest'ala. Al pianterreno vi
era la sala da pranzo abituale, il salotto
dove stavamo tutti i giorni, lo studio del
babbo, la nostra stanza per i giuochi. L'ala
sinistra era riservata alle stanze di ricevimento.
Al primo piano c'erano le camere per
gli ospiti, ma ora devono essere spoglie. Non
credo che abbiano l'idea di metterci mio padre,
quando qui, tra la camera di Sandro e
quella del signor Pontt, c' una stanza abbastanza
bene addobbata, dove sarebbe pi
facile curarlo.
E ancora meglio starebbe nella camera
del signor Pontt, soggiunsi io.
Una piega di amarezza si form sulle labbra di Silvia.
Ma non ce lo metteranno, statene certa.
Che uomo antipatico  quello!
Oh, s!
L'esclamazione partiva dal pi profondo del cuore.
Brutto tipo. Un giorno Tecla fu costretta
a picchiarlo. Allora lei le fece una
scenata tremenda. Ma Tecla le rispose per
le rime e lei se ne and furibonda. Da
allora  stata ancora pi cattiva con noi.
Attraverso queste confidenze, sfuggite un
po' per giorno al riserbo di Silvia, vedevo
meglio la vita dolorosa che, da molti anni,
doveva essere stata la sua e quella di Tecla.
Niente ne alleggeriva il grave peso, poich
la signora di Grisolles aveva avuto cura
di privarle di ogni educazione religiosa.
Io non ho mai smesso di pregare,
mi disse Silvia e non ho dimenticato gli
insegnamenti ricevuti prima che quella donna
ci allontanasse dalla Chiesa; ma Tecla ha
perso la fede.  una ribelle...
Con un sospiro di angoscia Silvia concluse:
Tecla  molto orgogliosa.
Tra me e me aggiunsi:
E anche molto vendicativa, credo.
Nel pomeriggio del giorno seguente arriv
il signor Pontt. Lo incontrai per le scale
mentre scendevo in cucina. Mi salut con il
suo mellifluo sorriso, ma mi sembr preoccupato.
Il signor Pontt pranza qui? chiesi
a Tecla che stava pulendo un pollo.
Credo di s, mi rispose brevemente.
Avete saputo che vostro padre arriver presto?
Sapevo da Silvia che ella aveva informato
la sorella di quel prossimo ritorno.
Sandro mi ha detto che lo aspettano
da un momento all'altro.
Ah! Lo hanno poi sistemato nell'ala sinistra?
Non lo so.
Davanti a quel viso chiuso, a quella determinata
freddezza, non potevo far altro che
chiudere la conversazione. Presi l'acqua
calda che ero venuta a chiedere, e risalii da
Silvia intenta a leggere un'opera su Richelieu
che Bernardo Paviers mi aveva prestato.
Quando seppe che era arrivato il signor Pontt,
fece una smorfia di disprezzo.
Tecla avr pi da fare per via di lui,
disse. Credo che sua sorella non lo
veda sempre con molto piacere, giacch da
qualche parola sorpresa da Tecla durante
una discussione tra loro, egli deve spesso chiederle del denaro.
Questa volta  lei che lo ha chiamato;
Sandro gli sped ieri un telegramma. Il signor
Paviers si trovava per caso alla posta insieme con lui.
Poi parlammo di altro, dimenticando quel
poco simpatico personaggio. Silvia mi comunic
le riflessioni suggeritele dalla lettura.
Aveva un giudizio sano ed era portata agli studi storici.
Come il signor Paviers, osservai.
Ha una biblioteca interessante dove potremo
attingere a nostro piacere.
Un po' di rossore le sal alle guance, poi
mormor con tristezza:
Quando star meglio dovr riprendere
il lavoro e non avr pi tempo di leggere
tranquillamente come ora.
Spero che riusciremo a cambiare questo
stato di cose, cara. Ci pensiamo tutti, e
il signor Paviers consulter un avvocato in proposito.
Ringraziatelo tanto da parte mia!
ella disse con slancio, mentre il rossore si
accentuava sulle sue guance.
Quella notte dormii male. Verso le due
udii un rumore di passi cauti, di porte chiuse
con precauzione. Poi riuscii a prender sonno,
e la mattina mi svegliai pi tardi del solito.
Quando fui vestita scesi per prendere la mia
colazione e quella di Silvia. In cucina trovai
la signora di Grisolles indaffarata intorno ai fornelli.
Mi trovate molto agitata, cara signorina.
Mio marito  arrivato stanotte e abbiamo
dovuto sistemarlo. Per fortuna c'era
mio fratello ad aiutarmi!... E Tecla che stamattina
non si  neppure svegliata! L'ho
trovata che dormiva come un masso, poco fa.
Aveva gli occhi abbattuti, il viso stanco.
Un tremito nervoso le agitava il braccio
mentre posava sulla brace accesa le molle
sulle quali arrostiva molte fette di pane.
Come sta il signor di Grisolles? domandai.
Male, malissimo! Ha una gran debolezza
e il viaggio ha finito di estenuarlo. Il
dottor Martoux deve venire stamattina, ma
temo che non ci sia niente da fare!
Mand un lungo sospiro.
Se posso esservi utile presso di lui, signora,
non fate complimenti.
Grazie, buona signorina. Ma io e Sandro
bastiamo per le poche cure necessarie.
Vorrei invece che Tecla si scotesse un poco
per sbrigare le sue faccende.
Offrii di arrostire io il pane ed ella accett.
Mentre stavo finendo, arriv Tecla.
Ti sei svegliata, finalmente? Che cosa
ti  preso di dormire tanto? Spicciati a servirci,
perch mio fratello parte tra poco.
Tecla sembrava ancora tutta insonnolita.
Era pallidissima e sembrava sofferente. Senza
dire una parola prese dal fornello la pentola
del latte che vers in un bricco di porcellana.
Pos questo sopra un vassoio nel
quale la signora di Grisolles aveva gi messo
la caffettiera.
Devo portarlo su io, signora? proposi.
Ma no, ma no, lo porter Tecla. Dopo
aver dormito tanto, pu anche lavorare.
Il tono era malignamente ironico. Vidi le
dita di Tecla contrarsi sull'orlo del piatto
pieno di fette di pane, che aveva preso in
mano.
Preparai il vassoio per Silvia e per me e
mi diressi verso le scale. Tecla stava scendendo.
Le domandai:
Avete mal di testa?
S.
Volete una compressa di aspirina?
No, grazie.
Pass, altera, nel suo vestito rattoppato.
Salii le scale pensando con compassione:
Povera bambina orgogliosa, che deve soffrire
tanto dentro il muro in cui si chiude!
Come penetrare in quell'anima ribelle?
Mentre passavo davanti alla porta della
signora di Grisolles udii un rumore di voci
e afferrai queste parole pronunziate da una
voce di uomo, in tono furente:
Non sai dunque i guai che posso procurarti,
se non sei generosa con me?
E la voce della signora di Grisolles, aspra
e cattiva:
Lo sono stata anche troppo!
Passai e non udii pi che un sommesso
mormorio.
Quando Silvia seppe che suo padre era arrivato,
sembr molto commossa.
Credete che lei mi permetter di vederlo?
Dovetti rispondere che non ne sapevo
niente. Se voleva, potevo dirlo alla signora
di Grisolles.
S, diteglielo, ve ne prego! Il babbo,
poverino, ci ha date in mano a quella donna,
ma non credo che sia del tutto responsabile.
E se  ammalato... se deve morire...
Mi chiesi se Tecla avrebbe avuto quello
scrupolo, se avrebbe continuato a serbare
rancore al padre anche al di l della morte.
Quella mattina trovai Fernanda di pessimo
umore. Si lamentava di aver visto appena
sua madre, troppo occupata per venire
a coccolarla come al solito.
E sar cos tutti i giorni, finch il mio
patrigno sar malato. Eppure mi pare che
Sandro dovrebbe bastare per curarlo!
Ha il suo lavoro, risposi, contenendomi
per non rispondere come si meritava
a quelle egoistiche recriminazioni. Eppoi 
naturale che la signora di Grisolles si occupi
di suo marito. Non siete abbandonata
per questo, Fernanda.
Non dico di essere abbandonata, ella
borbott. Ma mi piace che la mamma sia
spesso qui.
La feci alzare e la sistemai su una poltrona
vicino alla finestra. Mentre finivo entr
la signora di Grisolles seguita dal fratello
e dal dottor Martoux. Questi esclam
con una giovialit un po' forzata:
Vengo a vedere questa personcina che
non  quasi pi ammalata, vero? I miei complimenti
all'ottima infermiera.
Un risultato notevole, a quanto pare!
disse il signor Pontt.
Ma certo! Il dottor Guyon-Latour  un
asso. Sono proprio contento di avervi condotta
da lui, signorina Fernanda.
Sicuro!... Ma avreste dovuto pensarci
prima, dottore, disse Fernanda che rimaneva
di cattivo umore.
Eh! Eh!... Senza dubbio, cara bambina...
Il signor Pontt fece una risatina sardonica.
Ma sentite un po' questa impertinente!
Non trova altro da dire come ringraziamento!
E sapete perch  cos imbronciata?
Perch non le ho portato nessun regalo, non
avendo avuto tempo di comprarlo prima di
partire.
Fernanda gli dette un'occhiata di collera.
Egli le si avvicin e le carezz la guancia.
Via, sii buona, bambina! Alla prossima
visita avrai tante cose buone; te lo prometto.
Fernanda sembr rasserenarsi un poco.
Quando ritornerai, zio Antonio? domand.
Presto, credo, perch il mio povero cognato...
il dottore l'ha trovato molto male!
All'ultimo stadio della debolezza,
conferm il medico. Ha reagito poco anche
all'iniezione che gli ho fatto. Non credo che
possa vivere pi di qualche giorno.
La signora di Grisolles si port agli occhi
il fazzoletto che teneva in mano.
Poverino!... Non pensate, dottore, che
questo viaggio gli sia stato fatale?
Senza dubbio! Tuttavia non ha fatto
che anticipare una fine inevitabile, nello stato
di deperimento in cui si trova il signor di
Grisolles.
Non voleva pi mangiare, mi scriveva
il direttore della casa di cura...! La voce
della signora di Grisolles tremava. Non
voleva pi uscire di camera. Il suo povero
cervello era sempre pi sconvolto. E ora eccolo
qui in casa sua! Almeno potr aver cura
di lui fino all'ultimo istante.
Che sar addolcito dal vostro affetto,
signora. Ora vi lascio. Credo sia inutile che
ritorni, giacch disgraziatamente non posso
fare altro. Se l'agitazione aumentasse tanto
da render necessaria una iniezione calmante,
la signorina potrebbe farla?
Molto volentieri, dottore, risposi.
Vi lascio allora qualche fiala di morfina.
Prese una scatola nella sua borsa e me la porse.
Oh, non voglio disturbare la signorina
per questo! disse la signora di Grisolles.
Ha gi abbastanza da fare con Fernanda
e Silvia, che  ammalata anche lei. Posso
benissimo fare un'iniezione;  meglio che
diate a me la scatola, cara signorina.
Tese la mano per prenderla, ma io interrogai
con lo sguardo il dottore.
S, s, dategliela pure, signorina. Infatti
 molto pi semplice cos. Non ricordavo
che la signora di Grisolles sa fare le
iniezioni. Mezza fiala soltanto, vero? Nello
stato di debolezza in cui si trova non c' da permettersene di pi eppoi... sar sufficiente.
....
.
...
Capitolo 9.
...
.
...
Uscendo dalla camera di Fernanda mi recai
da Silvia che trovai un po' febbricitante.
Decisi allora di non farla uscire, tanto pi
che quel giorno il tempo era grigio e freddo.
Andai dunque sola a fare la mia passeggiata
nel parco, ma non mi servii della scaletta
segreta temendo d'incontrare la signora di
Grisolles o Sandro al pianterreno dell'ala
sinistra ora che il castellano era alloggiato
al primo piano. Ritornando, passai vicino
al torrione. Sul suolo ancora umido dalla
pioggia caduta la sera prima, si vedevano
numerose tracce di passi. Si distinguevano
quelle di Sandro; altre, grandi, fatte da una
scarpa maschile; altre ancora col segno di
un tacco piccolo, evidentemente da donna.
Le seguii, e vidi che giungevano tutte fino
all'ala sinistra, davanti all'ultima porta a vetri.
La signora di Grisolles, il signor Pontt
e Sandro? Quei passi non potevano essere
che i loro. Ma come mai erano andati nel
torrione durante la notte?
Ritornai indietro molto pensosa. Gi una
cosa mi aveva insospettito: nello stato in
cui si trovava, il signor di Grisolles doveva
essere stato trasportato in ambulanza. Inoltre,
la signora mi aveva detto che un infermiere lo avrebbe accompagnato.
Ora, era ammissibile che questi, dopo aver
depositato l'ammalato, fosse ripartito nel
cuore della notte? Ma era facile saperlo.
Scesi di nuovo e andai nel cortile. Sul suolo
umido del viale vidi tracce di gomme: quelle
della macchina del signor Pontt; ma non
ve ne erano altre. Sicch nessun veicolo era
arrivato quella notte a Miulles. Bisognava
concludere che il signor di Grisolles non era
stato condotto l, perch vi si trovava gi.
Nel torrione. S, e Sandro gli portava il pranzo ogni giorno.
Ma allora?...
Fui spaventata dalla conclusione che mi
si presentava alla mente. Eppure non trovavo
altra spiegazione a certi fatti: il signor
di Grisolles che secondo la voce corrente
era ricoverato in una casa di cura in
Svizzera, era stato invece sequestrato dalla
moglie e da Sandro. Vedendolo vicino al trapasso,
avevano trasportato di notte il pover
uomo nel castello, affinch la sua morte potesse
essere legalmente accertata.
Quali criminali manovre si nascondevano
dietro tutto questo?
Mentre rientravo in casa molto turbata,
passando accanto alla macchina del signor
Pontt pensai che egli doveva essere stato
chiamato dalla sorella perch aiutasse Sandro
a trasportare il malato. Se le cose fossero
andate come voleva far credere, che bisogno
avrebbe avuto di lui? Inoltre non aveva
detto di averlo chiamato, e aveva lasciato
credere che la visita fosse stata casuale come
di solito.
Mi guardai bene dal dire una parola a
Silvia dei miei sospetti, ma l'atmosfera di
quella casa diventava sempre pi opprimente
per me. Desideravo comunicare ai Paviers
quello che avevo scoperto, perch capivo che
tutto ci poteva giovare alla causa di Tecla
e di Silvia.
Dovetti fare uno sforzo per non lasciar
trapelare i miei sentimenti quando mi ritrovai
in presenza della signora di Grisolles,
nel corso del pomeriggio.
La incontrai sul pianerottolo del primo
piano, dove aveva rimesso in ordine la camera del fratello.
Mio fratello  arrivato proprio a tempo per rivedere il mio povero marito, disse con le lacrime agli occhi.
Credevo che lo aveste mandato a chiamare voi.
Mi dette una rapida occhiata piena di diffidenza.
Ma no! Come avrei potuto farlo, se non sapevo quando mio marito sarebbe arrivato? Antonio  venuto a farci una visitina proprio per caso.
Mi guardai bene dal rilevare quella menzogna, ma era una prova di pi per me. Dominando la mia repulsione, le comunicai il desiderio di Silvia di rivedere il padre.
Ma certamente! Ve la condurr io domani mattina. Oggi, nello stato in cui l'ha messo il viaggio, il dottore ha raccomandato di evitargli qualsiasi commozione.
Riferii queste parole a Silvia.
Ella disse vivamente: Andare a vederlo accompagnata da quella donna? No, no! Bisogna che trovi un mezzo perch non credo che la mia visita potrebbe nuocergli.
Credo che sia un pretesto, le dissi francamente. E temo che domani ne trovi un altro. Ma come riuscire a vederlo solo?
Cercammo, e arrivammo finalmente a questa soluzione: all'ora del pasto, mentre la signora mangiava in camera di Fernanda e Sandro in cucina, ci saremmo recate nella camera dell'ammalato. C'era sempre un rischio: che Sandro stesse di guardia presso il signor di Grisolles finch la signora, finito di pranzare, non fosse tornata al suo posto. Ma, andando a prendere i nostri piatti, avrei visto se egli si trovava in cucina all'ora del pranzo.
Dover andare di soppiatto a trovare il padre morente! Che miseria! mormor Silvia con dolore.
Povera bambina! Non immaginava che iniquit peggiori erano state probabilmente commesse in quella casa!
Il nostro piano si svolse senza difficolt.
Alle sette Tecla portava il pranzo alla signora di Grisolles e Sandro si metteva a tavola in cucina. Quando ebbi portato su i nostri vassoi perch ci credessero intente a mangiare, andammo senza rumore alla scaletta segreta di cui avevo avuto cura di socchiudere prima la porta. Dal pianterreno, giungemmo all'ala sinistra. Silvia, tutta tremante, si appoggiava al mio braccio. Attraversando le stanze vuote arrivammo alla scaletta
che, anche da quella parte, metteva in
comunicazione il pianterreno col primo piano.
Avevamo paura che la porta fosse chiusa a
chiave; ma non era cos. Giungemmo dunque al piano superiore.
In quelle stanze buie ci eravamo orientate
con l'aiuto di una lampada portatile, che anche
qui nel corridoio scuro mi serv per fare
luce a Silvia che apriva successivamente le
porte. All'ultima, finalmente, trovammo il malato.
Gli scuri delle finestre non erano ancora
chiusi. In quella serata di maggio, la luce
del giorno era sufficiente per lasciar vedere
distintamente, sul letto collocato di fronte
alle finestre, un viso solcato, livido, con le
palpebre chiuse. Ci avvicinammo, e Silvia disse piano:
Babbo!
Il viso immobile ebbe un sussulto; le palpebre
si alzarono, gli occhi un po' stravolti
incontrarono quelli di Silvia che si era chinata verso l'infelice.
Bambina...
La voce era flebile, appena percepibile.
Babbino mio!...
Un singhiozzo stringeva la gola di Silvia.
La bocca del malato si contrasse. Vidi nel suo sguardo una sofferenza, una disperazione che mi sconvolsero.
Figliuole mie... quella miserabile... preso tutto... rinchiuso...
Babbo!...
Silvia si chin e baci la fronte pallida.
Il signor di Grisolles sussurr qualche cosa
che non capii, ma Silvia disse, alzando la testa verso di me: Vuole il prete.
Come fare? mormorai. Non lo lasceranno arrivare fino a lui.
Le palpebre gonfie si erano abbassate di
nuovo. Quel viso, che era quello di un vecchio,
riprendeva la sua immobilit.
Ora bisogna andare via, Silvia, dissi altrimenti corriamo il rischio di essere sorprese.
S...
Le sue labbra sfiorarono di nuovo la fronte
del morente, poi dissero in un soffio:
Torner domani, babbo.
Le lunghe mani scarne si mossero un poco
sul lenzuolo. Silvia le prese tra le sue, le
strinse a lungo. Poi uscimmo e rifacemmo la via gi percorsa.
Sostenevo Silvia che stava per svenire, e
mandai un sospiro di sollievo quando mi ritrovai
in camera sua. L'adagiai sul letto e
le preparai una tazza di t. Ella singhiozzava sommessamente. Le sedetti accanto e
mi sforzai di consolarla. Non era cosa facile
in un caso simile, soprattutto data la commozione
che provavo anch'io, e con ci che
sospettavo di losco, di sinistro, attorno a quel pover uomo.
Parlava di lei, il mio babbo, quando
ha detto: Quella miserabile?... Probabilmente s.
Dunque si  accorto... ha capito che
donna !... Oh, quanto deve aver sofferto!
E che cosa ha voluto dire rinchiuso?...
Che cosa  rinchiuso?
Non possiamo saperlo, bambina mia.
Forse il denaro, i titoli che ella ha sottratti e nascosti.
Ma io avevo capito che l'infelice aveva voluto
alludere alla propria segregazione.
Quando vidi Silvia un po' pi calma, mi
recai da Fernanda per il massaggio che da
tempo le facevo a quell'ora. La signora di
Grisolles non comparve, e questo fu per me
un gran sollievo. Preferisco ascoltare le recriminazioni
di Fernanda sull'assenza della
madre. Tuttavia non potevo pensare senza
angoscia alla sofferenza di quel moribondo
costretto a sopportare una presenza divenuta
odiosa. E costei gli prestava almeno le cure
che potevano rendere meno penoso il suo stato
fisico, nei giorni, o nelle poche ore che gli restavano da vivere?
E come adempire il desiderio formulato
poco prima dal castellano, prigioniero della
moglie e di Sandro? Come far giungere fino
a lui il sacerdote richiesto?
Lasciando Fernanda, tornai da Silvia per
darle la buona notte e vedere come stava.
C'era anche Tecla in piedi accanto al letto.
Si volse verso di me e mi disse senza preamboli:
Dunque, ora sapete di che cosa  capace?
La voce tremante di Silvia disse:
Oh, signorina! Tecla crede che nostro
padre fosse rinchiuso nel torrione!
Che cosa vi fa supporre questo, signorina Tecla?
Ella alz le spalle.
Non per niente Sandro ci andava tutti
i giorni portando dei viveri. Allora non immaginavo
una cosa simile; ma stanotte sono
sicura che mi hanno dato qualche cosa per
farmi dormire, poich sanno che ho il sonno
leggero. Temevano che udissi il loro andirivieni
e m'insospettissi. Ieri sera, mentre
mangiavo, Sandro mi mand a prendergli
la pipa che diceva di aver lasciata in camera;
probabilmente durante la mia assenza
mi mise un sonnifero nella minestra. Poi stamattina
mi  venuta l'idea di andare a vedere
se vi erano le tracce di un'altra macchina
oltre quella del signor Pontt, e non
ho trovato niente. Dunque l'arrivo dell'ambulanza era una bugia.
Parlava con voce netta, senza palese commozione.
Le sue dita tormentavano nervosamente la cintura del vestito stinto.
Silvia mand un gemito.
 possibile? Oh, signorina, credete che sia possibile una cosa simile?
Mi avvicinai, le misi una mano sulla fronte.
Pu darsi. Tuttavia non bisogna montarsi la testa. Calmatevi, Silvia; ne riparleremo domani.
Ma allora lo ha fatto soffrire!... Forse
si trova in queste condizioni, perch  stato
privo di cure, di aria, di tutto!...
Senza dubbio ha agito con lui come con
noi, disse secca Tecla.  una maniera
anche questa di uccidere la gente. Ma lui
pu rimproverare soltanto se stesso, perch
la prese per sostituire nostra madre.
Oh, Tecla!
Senza ascoltare la protesta della sorella ella si volt e usc dalla stanza.
Detti un calmante a Silvia e non la lasciai finch non fu addormentata. Ma non
riuscivo a prender sonno. Troppi pensieri angosciosi si accalcavano nella mia mente,
e pensavo sempre al moribondo nelle mani di quei due esseri senza scrupoli, dei quali
probabilmente era vittima.
E Tecla... quella Tecla dal cuore selvaggio che non perdonava al padre!...
In quale strano ambiente mi avete mandata, senza saperlo, dottor Guyon-Latour!
....
.
...
Capitolo 10.
...
.
...
Il mio povero marito  spirato all'alba.
Questa fu la notizia che la signora di Grisolles mi annunzi con voce soffocata dal
pianto, quando scesi in cucina verso le otto.
Aveva il viso un po' abbattuto. Invece della
solita vestaglia di un colore turchino vivo,
indossava un vestito nero. Soggiunse, passandosi
il fazzoletto sugli occhi: Speravo che sarebbe vissuto ancora!
Stavamo vegliandolo, Sandro ed io, quando  spirato a un tratto.
La morfina ha senza dubbio affrettato la fine.
Ebbe un lieve sussulto e nello sguardo un lampo: sorpresa, paura?
La morfina? Ma io non gliel'ho data.
Non  stato punto agitato. No, il poverino si
 spento come prevedeva il dottor Martoux.
 una consolazione pensare che non deve aver sofferto.
Di nuovo si tampon con il fazzoletto gli
occhi in cui apparivano le lacrime.
Cara signorina, mi dispiace di non aver
potuto mantenere la promessa fatta a Silvia,
ma non pensavo che la fine dovesse essere
cos rapida. Del resto l'emozione di vederlo
in quello stato avrebbe potuto nuocerle
nelle condizioni di salute in cui si trova.
Che improvvisa sollecitudine per la povera
Silvia! Nauseata da tanta ipocrisia non risposi
e mi voltai verso Tecla, ritta presso il
fornello dove il latte stava per bollire. Era
rigida, indifferente come al solito. Quando la
signora di Grisolles usc di cucina, mi
astenni dal parlarle del padre. Quello che
aveva detto la sera prima, uscendo dalla camera
di Silvia, mi faceva supporre che i suoi
sentimenti verso di lui non fossero cambiati
nemmeno di fronte alla morte.
Silvia rimase molto impressionata quando
le annunziai che tutto era finito in questo
mondo per il suo infelice genitore. Tuttavia disse piangendo:
Almeno ha finito di soffrire,  sfuggito
a quella donna. E poi, non credete, signorina,
che sia stato un po' consolato nel vedere ieri una delle sue figliuole?
S, lo credo sinceramente.
Mand un lungo sospiro e lasci ricadere
la testa sul guanciale. Le ordinai di stare a
letto fino a mezzogiorno. In quanto a me,
quando ebbi finito di accudire a Fernanda,
che non mi disse una parola del patrigno,
presi la bicicletta e filai verso il Lupo Bianco.
Quello che raccontai a Lucia e al fratello
non li sorprese quanto mi aspettavo. L'idea
del sequestro era gi venuta in mente a Bernardo
fin da quando gli avevo parlato della
visita quotidiana che Sandro faceva al torrione,
portando presumibilmente un paniere di viveri.
 una cosa gravissima, se potesse essere
provata, egli soggiunse. Da quanto
avete osservato,  molto probabile. Ma sarebbe
sufficiente per agire contro quella miserabile?
Me ne informer dall'avvocato Marchand.
Pover uomo! Com' stato punito di
aver sposato quella donna! disse Lucia
tutta commossa. Lo ha tenuto sotto sorveglianza
fino all'ultimo momento; ma Dio
terr conto del desiderio da lui espresso di
avere un sacerdote. E ora che cosa faranno
le figliuole? Morto il padre, la matrigna non
ha pi alcun diritto su loro.
Chiss che non abbia macchinato altre diavolerie!
Lucia guard il fratello con stupore.
Che cosa vuoi che possa fare? Ora
hanno diritto di chiedere l'emancipazione.
Senza dubbio, ma che cosa avranno per
vivere? Ogni loro avere deve essere stato nascosto in luogo sicuro.
Si batt la mano sulla fronte.
Ah! Bisogna proprio studiare questa
faccenda del sequestro! La signora di Grisolles
ha sempre detto che aveva dovuto vendere
tutte le cose di valore del castello per
pagare la casa di cura nella quale si trovava
il marito. Se viene provato che egli non c' mai stato...
S, s, capisco! esclam Lucia.
Bisogna coglierla in flagrante delitto di menzogna.
E sar facile dedurne che ella ha
estorto a quell'infelice, a cui l'isolamento
e la sofferenza morale avevano indebolito la
mente, tutte le firme necessarie alle riscossioni.
Sicuro! Ci non render tuttavia a
quelle figliuole la ricchezza di cui le ha defraudate...
seppure una circostanza fortuita
non permetta di ricuperarla, cosa di cui dubito
molto; ma almeno ella non ne godr,
se sar condannata come si merita.
Lei e i suoi complici, soggiunse Lucia.
Perch, da quel che ci dite, Sandro e
il signor Pontt sono suoi complici.
Sandro specialmente. Il signor Pontt
doveva, s, sapere tutto ma pu darsi che
non abbia preso parte attiva all'orribile fatto.
Credo piuttosto che egli abbia ricattato la
sorella come me lo fanno supporre alcune
parole che ho udite per caso.
Tutti degni l'uno dell'altro, quei miserabili!
concluse Bernardo con disgusto.
I funerali del signor di Grisolles furono
fatti due giorni dopo. La salma venne portata
direttamente al cimitero, senza passare
dalla chiesa. Silvia, affranta da tutte quelle
emozioni, non pot assistervi. Sandro era
stato a Tulle (come aveva fatto il macinino
ad arrivarci?) a prendere il necessario per
il lutto della signora di Grisolles e di Tecla.
Durante le esequie io rimasi a Miulles occupandomi
delle due ammalate. Fernanda doveva
ignorare il sequestro del patrigno. Ella
manifest senza vergogna la sua contentezza
perch la madre non aveva pi da occuparsi
di lui e da spendere il suo denaro per la casa di cura.
Quelle due sono disgustose, pensai, lasciandola per andare da Silvia.
Il signor Pontt era venuto per il funerale,
e questa volta aveva portato un regalo alla
nipote. Da lei seppi che sarebbe rimasto fino al giorno dopo.
La sera, andando a salutare Silvia prima
di coricarmi, la trovai molto agitata.
Oh, signorina, sapete che cosa mi ha
detto Tecla? Il signor Pontt le ha comunicato
che mio padre lo ha designato nel suo
testamento come nostro tutore!
La rassicurai. Tutta quella faccenda sarebbe
stata messa in mano di un legale, e
v'era da sperare che finalmente sarebbe stata
concessa loro la libert.
Veramente, per avevo una gran paura che
per arrivare a questo risultato occorressero
molte pratiche e molto tempo; nel frattempo
quelle povere figliuole sarebbero dunque costrette
a vivere a Miulles, sotto il giogo della
matrigna? E dove potevano andare, se non
avevano parenti n amici?
Vivevano ancora alcuni lontani cugini
della madre, nel Perigord, mi aveva detto
Lucia; ma il signor di Grisolles non aveva
conservato relazione con costoro.
Nel pomeriggio andai al Lupo Bianco.
Fui ricevuta da Bernardo solo, perch Lucia
era a Sognac. Gli dissi chi era il tutore
scelto dal signor di Grisolles.
Anche in questo, se  vero, deve essere
stato forzato dalla moglie. Ma il testamento,
poi, esiste davvero? Il suo notaro era Buchet,
di Tulle, che  anche il nostro. Se egli
lo ha conservato potr avere delle informazioni in proposito.
Dopo un istante di riflessione Bernardo soggiunse:
S, domani andr a Tulle e parler con
il nostro Buchet. Cos potr dare informazioni
pi concrete all'avvocato Marchand, che mi ha fissato un appuntamento per la fine della settimana.
S'inform con molta premura della salute di Silvia.
Deve essere d'indole buona, a giudicarne dalla fisonomia, soggiunse. Meriterebbe davvero di essere finalmente un po' felice, povera piccina!
Nel giardino davanti a casa colse alcuni giaggioli e me li offr dicendo: Per voi e per lei.
Tornata a Miulles incontrai nel cortile la signora di Grisolles che usciva con un fazzoletto
in testa e un paniere al braccio. Mentre scendevo di bicicletta, ella si ferm dando
uno sguardo inquisitore ai miei fiori.
Che bei giaggioli! Dove li avete trovati, signorina?
Vengono dal giardino della signorina Paviers.
Apr la bocca come per fare qualche osservazione spiacevole ma si trattenne e si content di dire: Io vado al podere a prendere delle uova per mio fratello. Lui dice che le mangia buone soltanto qui, e vuole che stasera gli faccia io una frittata, giacch le frittate di Tecla... oib!'
Non potevo contraddirla su questo punto, giacch quelle che Tecla ci serviva sotto tal nome erano una specie di schiacciata poco appetitosa.
Lasciando la castellana, rimisi a posto la
bicicletta e salii al primo piano. Mentre arrivavo
sul pianerottolo udii una porta
aprirsi. Il signor Pontt usc di camera sua,
attravers il corridoio ed entr in quella
della sorella. Fui contenta che non mi avesse
vista perch non mi piaceva punto che mi
rivolgesse la parola con quella cortesia esagerata
che gli era solita quando m'incontrava.
Quando detti i fiori a Silvia, dicendole che
il signor Paviers li aveva colti per noi
due, vidi i suoi occhi brillare, le sue labbra
schiudersi in un sorriso felice.
Oh, come  gentile! Ringraziatelo tanto
da parte mia quando lo vedete, signorina.
Le dissi che egli sarebbe andato dal notaro
Buchet per sapere se era a conoscenza
che il signor di Grisolles avesse fatto testamento,
e che inoltre aveva un appuntamento
con un avvocato tra qualche giorno. Per il
momento bisognava pazientare, in attesa che
venissero raccolti tutti gli elementi necessari per attaccare l'avversario.
 tanto abile, tanto furba! disse Silvia sospirando. E Sandro deve esserlo quanto lei.
Pu darsi, ma sar difficile per loro negare il sequestro. Ci sar la mia testimonianza; eppoi, che cosa risponderanno quando verr loro chiesto d'indicare la casa di cura nella quale, secondo loro, si trovava vostro padre? No, cara Silvia, credo che non sar facile per loro discolparsi!
....
.
...
Capitolo 11.
...
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...
La mattina dopo mi recai dai Paviers per conoscere il risultato del colloquio di Bernardo con il notaro.
Seppi che questi ignorava se il signor di
Grisolles avesse fatto testamento, e che, in
ogni caso, non lo aveva depositato nel suo studio.
Mi ha detto invece delle cose molto interessanti, soggiunse Bernardo. Per
esempio, la maggior parte delle vendite delle
terre non sono state fatte da lui, ma in uno
studio di Brive. Quelle vendite cominciarono
due anni dopo il secondo matrimonio del signor
di Grisolles. Il notaro Buchet ebbe ancora
occasione di rivederlo due o tre volte,
sempre accompagnato dalla moglie, prima
che venisse sparsa la voce della sua partenza
per una casa di cura. Gli fece l'impressione
di un uomo dedito al bere, che non avesse
pi le idee chiare, oppure di un uomo che
facesse uso di stupefacenti.
Forse tutte e due le cose. Quella donna
deve aver fatto di tutto per abbrutirlo e tenerlo
cos in suo potere. Tra lei e Sandro,
l'infelice non poteva avere la forza di liberarsi.
Ah, ora che so la verit, come mi pesa
l'obbligo di rimanere in quella casa, di avere
rapporti con quei miserabili!
Anzi, assassini! esclam Lucia.
S, purtroppo! Spero che un'inchiesta
ben condotta potr permettere alla polizia di
raccogliere le prove necessarie per accusarli.
Ma ora c' un contrattempo. Stamani ho
ricevuto un biglietto dell'avvocato Marchand
in cui mi dice che  costretto a partire per
la Charente, dove la sua nonna  moribonda.
Il nostro appuntamento  perci rimandato
a luned a otto. Di qui ad allora sapremo
forse se esiste un testamento e che cosa contiene.
Credo che la signora di Grisolles sar
costretta a comunicarlo alle figliastre.
S, se le disposizioni prese sono tali da
lederle, o da cagionare loro qualche nuovo dispiacere.
Il notaro Buchet mi ha detto che il signor
di Grisolles quando fece il contratto di
nozze dichiar che la sua seconda moglie
aveva una dote. Se non resta che il castello
e qualche terra di mediocre importanza...
Capisco! esclamai. Se, com' probabile,
l'eredit si compone soltanto di questo,
ella avr il diritto di prelevarne l'equivalente
della dote, e Miulles varr appena questa somma.
La spogliazione delle signorine di Grisolles
sar completa. Tutta la faccenda 
una bella bricconata!
E le povere ragazze probabilmente saranno
messe alla porta, soggiunse Lucia.
Seppur non voglia tenerla ancora con
s per continuare a martirizzarle, facendone
assegnare la tutela al fratello.
Bernardo strinse i pugni.
Per fortuna ci siamo noi e le proteggeremo.
 gi troppo che abbia potuto farne
le sue vittime per tanto tempo!
I giorni seguenti Fernanda miglior talmente,
che potei farla scendere in giardino,
nel pomeriggio, con l'aiuto della madre.
Questa volta il pianterreno dell'ala che abitavamo
era stato aperto per permetterci di
passare di l e trovarci direttamente nel giardino
dove sistemammo la malata su una poltrona
a sdraio. Sua madre rimase con lei e
io andai a prendere Silvia per farle fare una
piccola passeggiata nel viale. Vedendo la bicicletta
che tenevo nella torre mi disse:
Chiss se saprei ancora andarci! Ne
avevamo una ciascuna, e l'adoperavamo
molto. Ma lei ce le prese per venderle, quattro anni fa.
Non si dimentica. Provate e vedrete.
Ella si divert a fare qualche giro nel
viale; poi camminammo un poco, quindi la
riaccompagnai in camera. Le scaldai il latte,
le misi sulla tavola dei biscotti che avevo
comprato per lei a Sognac, poi andai a raggiungere
Fernanda. Tecla usciva in quel momento
dalla camera della castellana, con in
mano una scopa e una spazzola. Mi avvicinai a lei e le chiesi:
Signorina Tecla, potr avere un uovo per vostra sorella, stasera?
Ella volse la testa verso di me. Nella penombra
del corridoio, illuminato in fondo
da una finestra, e dalla parte opposta dal
lucernario delle scale, il suo viso mi sembr
pi pallido del solito, quasi livido. Mi rispose
senza guardarmi, con voce rauca e balbettante: Non so... s, credo...
Si volt e se ne and verso le scale.
Quando arrivai in giardino, la signora di
Grisolles si alz dicendo:
Ah, eccovi qua, cara signorina! Vado
a prendere la merenda per Fernanda.
Offrii di andarci io, ma rifiut.
No, perch bisogna che mandi Tecla a
prendere le trote per domani. Il contadino
deve averle pescate oggi. Avevo detto a quella
pigra di andarci subito dopo colazione, ma
naturalmente non lo ha fatto.
Sospir, alzando gli occhi al cielo.
Che carattere! Anche oggi ho dovuto
arrabbiarmi per costringerla a spazzare e
spolverare la mia camera, perch stamani lo
aveva fatto malissimo.
Se ne and e io mi sedetti accanto a Fernanda.
Questa aveva nascosto sotto il guanciale
della poltrona un pacchettino che avevo
avuto il tempo di identificare. Eppoi, alcune
tracce di cioccolata agli angoli della bocca
non mi lasciavano dubbi sul suo contenuto.
Non fui perci sorpresa quando rifiut la merenda
che sua madre le aveva portato, dicendo
con aria dolente che non aveva fame.
Sar sempre cos finch v'impinzerete di
cioccolata, dissi, stizzita.
Oh, per qualche cioccolatino!... Non
possono farle male, disse la signora di
Grisolles con la sua aria offesa.
Mi trattenni dal fare una spallucciata. Dovevo
farmi forza per compiere il mio dovere,
invece di cedere all'impulso che mi suggeriva:
Dopo tutto, non me ne importa niente.
Il giorno dopo mandai Silvia in bicicletta
dai Paviers per riportare i libri che mi avevano
prestato. Per lei sarebbe stato un buon
esercizio non faticoso, e una distrazione. Ritorn
col viso colorito e gli occhi pi vivaci.
Lucia e suo fratello l'avevano accolta con
grande bont e l'avevano trattenuta per il
t. Riportava libri e fiori. Ella dispose con
somma premura i fiori in due vasi un poco
sbeccati che avevamo scoperti nel ripostiglio.
La signorina Paviers mi ha detto di ritornare
quando voglio; le far sempre piacere
vedermi. Come si sta bene in casa sua!
Come  diverso da qui!
I begli occhi neri seguivano un sogno e le
labbra tremavano leggermente, pur sorridendo.
Nel vestitino nero da pochi soldi,
comprato bell'e fatto da Sandro, sembrava
ancora pi fragile, bench ora fosse meno
magra di prima. Tremavo all'idea che la signora
di Grisolles volesse rimetterla al lavoro;
ma fino ad allora non ne aveva manifestata
l'intenzione, e mi lasciava fare come
volevo, disinteressandosi, apparentemente almeno,
di Silvia. Lo faceva per un riguardo
verso di me, temendo che avessi indovinato
qualche cosa della verit circa suo marito?
Sfogava invece tutta la sua acrimonia su
Tecla. Sorpresi diverse volte le sfuriate, alle
quali la figliastra non rispondeva. Tecla mostrava
un viso pi rigido che mai, nel quale
gli occhi duri affondavano profondamente
nelle orbite troppo scavate. Veniva ormai di
rado a veder la sorella., diceva poche parole
e se ne andava quasi con precipitazione.
Che hai, Tecla? Ti senti pi stanca del
solito? chiedeva ansiosamente Silvia.
No, ma ho molto da fare.
E andava via, senza ascoltare sua sorella che le diceva:
Tra poco potr aiutarti, povera Tecla!
Una domenica, sul finire del pomeriggio,
condussi Silvia dai Paviers, dove passammo
due ore piacevolissime. Silvia sembrava rinata:
chiacchierava allegramente, sorrideva
alle uscite allegre di Bernardo. Questi ci
riaccompagn in macchina, e siccome pioveva,
ci port fino alla porta del castello.
Mentre stavamo scendendo, vidi Sandro
uscire di corsa dalla torre. Scorgendoci venne
verso di noi. Per la prima volta gli vedevo il viso sconvolto.
Andavo dal contadino per farmi aiutare...
ma giacch siete qui, signor Paviers... Ansimava.
...Il ritratto del maresciallo  caduto
sulla signora. Bisogna toglierla di l.
Dio mio! esclam Silvia.
Andiamo subito, disse Bernardo.
Seguii i due uomini. Sandro mi disse,
senza fermarsi:
Fernanda ha una crisi nervosa. Quel
tremendo rumore, il grido della madre... ho
mandato Tecla da lei.
Ma Tecla era in cucina, abbandonata sopra
una seggiola, mezza svenuta.
Ebbene, che cosa fate? grid Sandro.
Per fortuna ci siete voi, signorina!
Ci affrettammo su per le scale. Il cuore
mi batteva a gran colpi e ansimavo. Al primo
piano, mentre i due uomini entravano nella
camera della signora di Grisolles, mi precipitai
da Fernanda della quale udivo le grida acute.
Si rotolava nel letto, con le membra irrigidite, la bocca contorta.
Mamma!... Mamma!... mugolava.
Nonostante tutto mi faceva piet. Riuscii
a calmarla un poco. Allora cominci a gemere:
La mamma!...  morta?... Il quadro
l'ha schiacciata?
Spero di no! Sar soltanto ferita, suppongo.
Oh! Andate a vedere, signorina!
Tendeva l'orecchio al rumore delle voci di
Bernardo e di Sandro, nella stanza accanto.
Ditemi come sta!
Non ancora, cara. Bisogna dare al signor
Paviers e a Sandro il tempo di muovere il quadro.
E lei  l sotto!...  schiacciata l sotto!...
E riprese a mandare grida inarticolate. Le
feci una iniezione calmante, perch non potevo
lasciarla sola in quello stato e pensavo
che i due uomini potevano aver bisogno di
me. Ella si calm e dopo un momento si assop.
Aprii la porta di comunicazione ed entrai
nella camera della signora di Grisolles.
Il quadro era stato rimosso. Bernardo e il
vecchio erano chini sul corpo disteso sul tappeto.
Udendomi entrare, alzarono la testa.
 morta. disse Bernardo, un po' pallido dalla commozione.
S, era morta. Doveva avere la colonna
vertebrale spezzata. Accanto a lei c'era uno
scaleo ribaltato, e sul tappeto vidi un barattolo
di cera liquida rovesciato.
Vado a chiamare il dottor Martoux,
disse Bernardo. Non c' niente da fare,
ma occorre il certificato di morte.
Sandro si era raddrizzato. And verso il
quadro, si chin a osservarlo.
I cordoni sono stati tagliati, disse
con voce un po' alterata.
io e Bernardo mandammo un'esclamazione.
Come, tagliati? chiesi io. Volete
dire che l'incidente  stato provocato?
Guardate voi stessa.
Dovemmo ammettere che i due cordoni,
quasi nuovi, dovevano essere stati tagliati in
parte, affinch il peso del quadro li facesse
rompere del tutto.
Li cambiai tre mesi fa, disse Sandro.
Era dunque impossibile che fossero
consumati. Qualcuno li ha tagliati perch il
quadro cascasse, non appena veniva toccato.
Questa persona doveva sapere che la signora
di Grisolles aveva l'abitudine di passare
spesso sulla cornice la cera con trementina per mantenere la doratura.
Il vecchio parlava con calma, senza apparente commozione.
Mi pare che non ci sia dubbio, disse Bernardo.
Ebbi un brivido. Qualcuno... ma chi?
Sandro si raddrizz. I suoi occhi gelidi si volsero verso Bernardo.
Per conseguenza, signore, bisognerebbe
avvertire la polizia affinch il fatto venga verificato.
S, ci vado subito. Avete bisogno di niente, signorina?
No... grazie, risposi con sforzo.
Tremavo tutta e mi sentivo addosso lo sguardo di Sandro. Indovinava egli forse l'orribile
pensiero che mi aveva attraversato la mente? Cercai di parlare con voce ferma.
Bisognerebbe mettere la signora sul letto.
Egli scosse la testa.
Credo che sia meglio lasciarla l finch
non sia venuto il brigadiere.
Assentii, bench mi paresse che soltanto
il quadro preparato per il delitto dovesse
essere oggetto di un'inchiesta.
Vado da Fernanda, soggiunsi.
Fernanda dormiva sempre. Passai in camera
mia, mi tolsi il cappello e il mantello.
Mi tremavano le mani. Dio mio, era forse
possibile...?
Entrai da Silvia. La camera era vuota.
Scesi lentamente la scala. Le gambe mi si
piegavano, avevo il cuore serrato in una
morsa. Aspettai un momento, con la mano
posata sulla maniglia della porta di cucina,
prima di decidermi a girarla.
Tecla, in piedi davanti all'acquaio, lavava
dei legumi. Silvia era seduta presso la tavola,
e appena mi ud volse verso di me un
viso spaurito.
Il signor Paviers ci ha detto che... che
tutto  finito.
S,  finita per lei in questo mondo. Il
quadro le ha spezzato la colonna vertebrale.
Silvia mand un'esclamazione soffocata,
ma io non la guardavo. Tutta la mia attenzione
era concentrata sull'esile figurina piegata
verso l'acquaio. Vedevo il bel profilo rigido,
le lunghe mani fini che sciacquavano i
legumi nel catino... quelle mani che...
Venite in camera, Silvia. Dovete stare
sdraiata fino all'ora di desinare. Io star in
camera mia per sorvegliare Fernanda; dorme,
dopo l'iniezione che le ho fatta; ma quando
si sveglier e ricorder...
Ah, s, povera Fernanda!
Vi era una sincera piet nella voce di
Silvia..
Tecla si volt di scatto, con gli occhi accesi
di collera, il pallido viso contratto.
La compiangi?
La sua voce era rauca, cattiva.
Che anche lei abbia la sua parte. Sappia
anche lei che cosa vuol dire essere infelici!
Compiangerla!... Compiangerla!... Ah!...
Le parole rimasero strozzate da una sghignazzata
diabolica. Il sangue le saliva ora
al viso livido. Silvia mormor, con uno
sguardo di rimprovero e di spavento verso
la sorella:
Oh, Tecla!...
La presi per un braccio e la feci alzare dicendo: Venite. Vostra sorella comprender in seguito che davanti alla morte i risentimenti devono tacere.
Uno sguardo di sfida e quasi di odio incroci il mio. In un tono divenuto all'improvviso calmo e gelido, Tecla rispose: Tacere, forse. Ma non cessare di esistere.
....
.
...
Capitolo 12.
...
.
...
Bernardo Paviers nell'andare al paese per
avvertire il brigadiere, aveva chiamato anche
il dottor Martoux. Questi arriv per primo.
Rimase un momento nella camera della signora
di Grisolles insieme con Sandro, poi
venne da Fernanda dove lo attendevo. Sembrava
molto turbato.
Che cosa terribile, signorina! Povera
signora! Che cosa terribile!
Guardava Fernanda che dormiva sempre.
Gli dissi che le avevo fatto un'iniezione per
calmarla, ed egli mi approv.
Per lei  spaventoso! Non aveva che sua
madre! Ma, davvero, chi pu essere stato?
Pare che Sandro lo sappia. Lui crede che...
Sandro non pu fare che delle ipotesi,
dissi freddamente. Tocca alla Giustizia
ricercare l'autore del delitto.
Certo, ma l'opinione delle persone che
vivono in questa casa pu mettere sulla buona strada.
Lo sapevo purtroppo! In linea di massima
eravamo tutti sospetti, esclusa Fernanda. Ma
cercando un motivo, su chi potevano ricadere
specialmente quando Sandro avesse attestato
l'odio visibilissimo di una delle abitanti di Miulles?
E se mi avessero interrogata, anch'io avrei dovuto...
S, nonostante la piet che mi ispirava,
non avrei potuto negare che ella odiava la
vittima di quel delitto.
Ma Silvia, la povera Silvia, quando avesse saputo...!
Ero sconvolta all'idea di tutto ci che quel
dramma avrebbe messo in luce. Avevo ben
ragione di trovare grave, penosa, l'atmosfera
di quella casa che racchiudeva, da una parte
astuzia, crudelt, intrighi sinistri... e dall'altra
tanto odio!
Prima, il sequestro del povero signor di
Grisolles; ora, questo delitto! In quale orribile
vespaio mi aveva mandata, senza volerlo,
il dottor Guyon-Latour?
Ma bisognava che scendessi in cucina per
cercare qualche cosa per la cena di Silvia,
giacch io non avrei potuto mandare gi
nulla. S, bisognava, nonostante la mia ripugnanza.
Sandro finiva di cenare. Tecla rammendava
una calza alla luce della lampada.
Quando entrai si alz, and verso il fornello,
vers del brodo in una tazza che pos poi
sul vassoio gi preparato. Stava per riempirne
un'altra, ma la fermai col gesto.
No, grazie, io non prendo niente.
Senza parlare, rimise la tazza dove l'aveva
presa, ricopr la pentola e tornata a sedere
riprese a rammendare.
Voltandomi, vidi che Sandro la seguiva
con gli occhi. Un ghigno torceva le labbra
del vecchio. Aveva un'espressione di crudele
soddisfazione che mi fece male.
Dopo tutto, perch non poteva essere lui
l'autore del delitto? Chi poteva sapere se
non ne avesse avuto un movente? Ed egli poteva
far di tutto perch Tecla, che detestava,
venisse incolpata.
Mentre mi avviavo verso la porta con il
vassoio in mano, udii uno scalpiccio di passi,
e Bernardo entr seguito dal brigadiere.
Eccoci qua. Saliamo subito?
Sandro si alz.
S, signore.
Detti una furtiva occhiata a Tecla. Aveva
alzato la testa, guardato i nuovi venuti, poi
ripreso il lavoro.
Lasciai passare i tre uomini, e salii dietro
a loro. Bernardo diceva:
Ho spiegato al brigadiere quello che  successo.
Entrarono in camera della signora di Grisolles
e io andai da Silvia. La fanciulla era
seduta su una poltrona. Con aria stupita mi domand:
Chi c'?
Rimasi incerta. Che cosa dovevo dirle? La
verit? Tanto il giorno dopo l'avrebbe saputa,
perch il giudice istruttore, avvertito,
sarebbe venuto a Miulles.
Il signor Paviers ha condotto qui il brigadiere...
Ella sussult, sgranando gli occhi stupiti.
Il brigadiere?...
S, perch pare che i cordoni del quadro
siano stati tagliati intenzionalmente,
per farlo cadere appena venisse smosso.
Rimase un istante senza respiro, guardandomi fissa.
Intenzionalmente? ripet alla fine.
S,  innegabile.
Ma chi, dunque?...
Questo spetta alla Giustizia scoprirlo,
risposi in tono indifferente. Ora bevete
il brodo, mangiate qualche biscotto e andate
subito a letto.
Ella mi obbed distrattamente. Capivo che
il suo cervello lavorava. Quando ebbe finito
quel leggero pasto, la lasciai e mi recai in
camera mia. Rimasi in ascolto presso la
porta, e quando udii i tre uomini uscire, mi
feci avanti. Bernardo Paviers mi vide e mi venne incontro.
Ebbene? chiesi a bassa voce. Ebbene...
Esitava. ... quell'odioso vecchio vuol far capire...
Che deve essere stata Tecla?
Fece un cenno affermativo con la testa.
E perch non lui, dopo tutto?
Gi, perch no?... Insomma, il brigadiere
ha fatto la sua inchiesta e avvertir
il giudice istruttore. Il vecchio brigante mi
ha chiesto di telegrafare al signor Pontt.
Ma, signorina, voi dovete riposarvi. Avete un viso!...
Riposarmi, con Fernanda di cui devo
sorvegliare il risveglio e presso la quale probabilmente
dovr passare la notte?
Egli disse con risolutezza:
Lucia verr domattina ad aiutarvi. S,
s,  deciso. Sar ben lieta di esservi utile,
lo so. E anch'io sono a vostra disposizione.
Buona sera, signorina; a domani.
And a raggiungere il brigadiere e Sandro
che lo aspettavano sul pianerottolo. Cinque
minuti dopo il vecchio bussava alla mia porta.
Ora possiamo metterla sul letto, signorina.
Volete aiutarmi?
Quella serata, quella nottata, resteranno,
credo, le pi penose della mia vita. Quando,
dopo aver fatto l'ultima toelette alla morta,
andai a sedermi al capezzale di Fernanda,
sentivo in tutto il mio essere una stanchezza
che doveva essere pi morale che fisica. Era
il pensiero che Tecla fosse colpevole? Tecla,
la sorella di Silvia alla quale mi ero tanto
affezionata? S, doveva essere questo, giacch,
pur riprovando il gesto criminale, non
potevo sentire che una piet relativa per la
vittima, dopo quello che sapevo di lei.
Vi era poi l'atmosfera di quella casa, cos
pesante fin dai primi giorni, e che ora mi
pareva ricettasse i pi loschi segreti.
Inoltre attendevo con apprensione il risveglio
di Fernanda, che avrebbe ricondotto una
crisi di disperazione.
Il risveglio avvenne all'alba. Dapprima
Fernanda mi guard con stupore.
Come? Siete qui, signorina? Perch?
E subito dopo, ricordandosi, cominci a gridare:
Mamma!... Mamma!...
Durai fatica a calmarla, e alla fine vi riuscii dicendole:
Mia piccola Fernanda, se volete guarire
dovete essere ragionevole. Pensate a quanto
la mamma desiderava vedervi guarita!
Oh, s, s,  vero! Bisogna che cammini,
che diventi come tutti gli altri!
Un po' pi tardi mi disse: Probabilmente lo zio sar mio tutore?
Senza dubbio.
Spero che mi porter a Brive. Sar pi divertente che qui!
Quella prospettiva era gi una consolazione
per la sua anima futile, egoista. Ebbe ancora
rumorose crisi di disperazione durante
la giornata, ma non me ne preoccupai, sentendo
che era gi abbastanza rassegnata.
Trovai invece Silvia cupa e taciturna. Non
mi parl della signora di Grisolles, non fece
allusione alla causa della sua morte, e ci
mi fece supporre che avesse paura... di quello
che temevo anch'io.
Tecla, impassibile, sbrigava le faccende
abituali. Non scambiammo che le poche parole
necessarie, mentre preparavo la prima
colazione per le mie ammalate.
Sandro non si era fatto vivo. Lo vidi soltanto
verso le dieci, quando venne ad annunziare
che la signorina Paviers era arrivata.
Condussi Lucia nella mia camera, dove si
tolse cappello e mantello e s'infil una gabbanella.
Poi la condussi da Fernanda alla
quale avevo gi annunziato che mi avrebbe
sostituita mentre andavo a riposarmi un
poco. E andai infatti a stendermi sul letto
dove, nonostante i pensieri assillanti, mi addormentai.
I magistrati, avvertiti dalla polizia, arrivarono
nel pomeriggio. Quando ebbero fatto
gli accertamenti di legge, si recarono nella
camera del signor Pontt, poich in quella
strana casa non vi era n un salotto, n una
sala da pranzo ammobiliati. Bernardo Paviers,
giunto nel frattempo, fu chiamato insieme
con me, giacch eravamo quelli che,
a dire di Sandro, avevano osservato lo stato dei cordoni.
Quando avemmo fatto la nostra testimonianza
su questo punto, il sostituto, rivolgendosi a me, chiese:
Siete qui da qualche tempo come infermiera
della figlia della defunta, non  vero,
signorina? Avete qualche idea su chi possa
essere l'autore del delitto?
Veramente non so chi avrebbe potuto...
chi potesse avere dei motivi...
Il suo sguardo freddo e penetrante m'imbarazzava.
Sapevo bene quello che Sandro,
interrogato prima di me, doveva avere insinuato.
Motivi? Ce ne possono essere di vario
genere. C' la cupidigia, la gelosia, la vendetta.
Che voi sappiate, c'era qualcuno qui
che detestava la signora di Grisolles?
Detestarla? S. La signora di Grisolles
trattava le figliastre in maniera ingiusta, rivoltante.
Mi dispiace di dover parlare cos
di una morta, ma devo farlo per quelle infelici
ragazze. Del resto sono accadute qui cose piuttosto sospette...
E raccontai quello che avevo sorpreso circa il signor di Grisolles.
Sarebbe una causa da svolgere, disse
il sostituto. Ma per il momento occupiamoci
del delitto. Sicch le ragazze odiavano
la matrigna?
Odiare  forse troppo... specialmente
quanto a Silvia, la minore.
Ma la maggiore? Secondo il domestico
ella sarebbe capace di tutto per vendicarsi.
Sandro la detesta. Inoltre, siccome anche
lui dopo tutto deve trovarsi nel numero
dei sospetti, fa il possibile per incolpare la ragazza.
Pensate che potesse esistere per lui un
motivo da indurlo a uccidere la signora di Grisolles?
Non ne ho la minima idea.
Va bene, signorina; vi ringrazio. Volete
mandarmi la minore delle signorine di
Grisolles? Il domestico mi ha detto che 
stata ammalata e che voi l'avete presa in cura.
S, non sta ancora bene, e questi avvenimenti
non contribuiscono a farla rimettere.
Se capisce che si sospetta di sua sorella...
Far in modo che non se ne accorga.
Nonostante questa promessa, sapevo che
Silvia si sarebbe agitata. Dopo l'interrogatorio,
che dur cinque minuti, la vidi riapparire
pallida, con gli occhi febbrili.
Voleva sapere i miei sentimenti per la
signora di Grisolles. Ho risposto che ella ci
privava di tutto, ci rendeva molto infelici,
e che perci non potevo amarla. Mi ha chiesto
se lei e Sandro andavano d'accordo. Ho
risposto che mi pareva di s, e che lei sembrava
avesse grande fiducia in lui.
Rimase un momento in silenzio prima di aggiungere:
Poi mi ha detto di mandargli Tecla.
Uno per volta chiama tutti, disse
Bernardo.  una semplice formalit, signorina
Silvia; non occorre preoccuparsene.
Vedete del resto che il vostro interrogatorio  stato breve.
Ella fece un gesto affermativo, ma le tremavano le labbra.
Eppure qualcuno deve essere stato! sussurr.
....
.
...
Capitolo 13.
...
.
...
Il tempo, fresco e soleggiato fino ad allora
si guast sul finire di quel pomeriggio.
Il cielo si copr di nuvole e si alz il vento;
la notte scoppi un temporale. Lucia era voluta
restare a vegliare Fernanda. Io mi ero
dunque sdraiata sul letto, ma non riuscivo
a prender sonno. Tutti gli avvenimenti degli
ultimi giorni mi ossessionavano, e pi che
altro lo strano viso di Tecla quella sera.
Quando ero scesa in cucina dopo la partenza
dei magistrati, l'avevo trovata seduta, inattiva.
Mi aveva guardata con occhi strani, occhi
che sembrava non mi vedessero ma che
guardavano lontano. Per tutta la sera aveva
agito come una sonnambula. Avrei voluto
parlarle, indurla a confidarsi, ma sentivo la
inutilit di quel tentativo. Eppure che terribile
lotta doveva sostenere quell'anima
chiusa, indurita... specialmente se...!
Sentivo l'angoscia attanagliarmi sempre
pi, via via che le ore passavano, pensando
a quell'infelice creatura, sola col suo lugubre segreto.
All'alba non ressi pi. Mi vestii e scesi per
recarmi nella misera camera di Tecla.
La camera era vuota. Sulla tavola vidi un
foglio. Vi lessi queste parole:
Addio, Silvia. Ho capito che mi accusano
di aver tagliato i cordoni del quadro. Non
sono stata io; ma sapevo che erano stati tagliati
e non ho detto niente. Mi sono vendicata.
Ora vado a uccidermi. Addio, sorellina.
Mio Dio! I miei timori non erano vani.
S, quello sguardo da delirante lo avevo
visto una volta in una donna che aveva ucciso
il marito e che si era suicidata il giorno dopo.
Ma dove cercare Tecla? E sarei poi arrivata in tempo?
Allo stagno del parco. S, prima di tutto bisognava cercare l.
Uscii correndo. Il vento fischiava, mi ostacolava.
Quel tragitto piuttosto corto mi sembr interminabile.
Finalmente giunsi sulla riva dello stagno, e subito, nella luce livida di quell'alba grigia,
vidi un corpo di donna mezzo immerso nell'acqua.
Sono una buona nuotatrice e dato che rimaneva inerte riuscii facilmente a trascinarla sulla riva. Dopo averla involtata nel mio mantello che avevo gettato sull'erba, la lasciai l e corsi verso il castello. Salii fino in camera di Fernanda, socchiusi la porta e dissi a bassa voce: Venite subito, Lucia! Tecla ha tentato di annegarsi!
Ella usc, contenne un'esclamazione nel vedermi e mi segu senza dir niente. Corremmo insieme con tutte le forze. Poco dopo portavamo Tecla in cucina. La stendemmo sulla tavola e mentre Lucia cominciava ad apprestarle le cure indicate per gli annegati, andai in fretta a cambiarmi.
Quando uscii di nuovo di camera vidi Sandro sulla soglia della stanza che egli occupava, accanto a quella del signor Pontt. Mi chiese: Che cosa succede?
Tecla si  buttata nello stagno.
Egli sogghign: Lo sapevo, io, che non voleva passare sotto giudizio.
Ci sar qualcun altro che dovr passarci, ribattei, seccamente.
Non rispose e rientr in camera chiudendo la porta senza rumore.
Tecla non doveva essere rimasta molto tempo nell'acqua, perch le nostre cure ebbero
un risultato abbastanza rapido. Quando la vita si manifest di nuovo in lei, l'avvolgemmo in una coperta e la portammo sul
suo letto. Le versai tra i denti, un po' di rum, ed ella apr gli occhi, mi guard, poi riabbass le palpebre.
Lucia stava accendendo il fornello. Mise l'acqua a bollire per preparare delle borse
calde e per fare il t, poi disse che tornava
al Lupo Bianco per mandarmi qualcuno che potesse fare le faccende e da cucina.
Non potete restare qui sola con tre ammalate
e quell'odioso Sandro, senza contare il signor Pontt che arriver da un momento
all'altro. Maria, che  stata la mia balia,
far tutto quanto occorre. Potete fidarvi pienamente di lei.
And via, e io, riconfortata, da quella affettuosa simpatia, mi misi a letto per riscaldarmi,
non senza aver prima chiuso a chiave la porta di Tecla che ora dormiva.
Le cose andavano complicandosi. Ero sicura
che Tecla aveva detto la verit nel biglietto
lasciato alla sorella; quella ragazza orgogliosa era incapace di mentire. Altrimenti,
perch si sarebbe accusata del suo criminale silenzio?
Ma allora, chi incolpare?
Sandro? Poteva avere motivi segreti. Gi
era complice della signora di Grisolles nel
sequestro di suo marito, e un delitto di pi
non doveva contare molto per lui.
Quando, un po' pi tardi, scesi da Tecla,
la trovai sonnolenta, febbricitante. Mi guard
senza dire nulla e bevve docilmente la tazza
di t che le avevo portata.
Dopo aver riempito di carbone il fornello
salii a vedere Fernanda e Silvia. La prima
aveva dormito abbastanza bene, e dopo qualche
lacrima mi chiese se sapevo quando arrivava
lo zio.
Le risposi di no, ma che probabilmente sarebbe
venuto in mattinata, a meno che non
fosse in giro per affari e non tardasse a ricevere
il telegramma.
Silvia aveva passato una notte insonne.
Aveva il viso contratto, gli occhi pieni di angoscia.
Le dissi che Tecla non si sentiva
bene, che doveva aver preso freddo. Ella
mormor:
In un momento che ho dormito ho sognato
che si buttava nell'acqua.
Che idea!
La mia voce tremava, ed ella se ne accorse
e mi guard fissa.
Un giorno mi disse: Senza di te mi
sarei gi buttata nello stagno, piuttosto che
fare questa vita!. Ora, se si vede accusata...
E a un tratto, gettandomi le braccia al
collo, grid:
 cos, vero? Si  uccisa?
Ha tentato, s, ma sono riuscita a salvarla.
Aveva lasciato un biglietto per voi.
Vado a prenderlo.
Quando lo ebbe letto si mise a piangere.
Povera Tecla mia! Non  stata lei che
ha tagliato... ma ha taciuto.  un delitto
anche questo. Tecla, mia povera Tecla!
Poi alz verso di me gli occhi pieni di lacrime
e disse con fervore:
L'avete salvata! Grazie, grazie!
L'abbracciai, le promisi di vegliare sulla
sorella affinch non ricominciasse, poi scesi
in cucina. Sandro stava preparando la cioccolata
per Fernanda. Nel vederlo ebbi un
movimento di repulsione, che subito repressi
per dire, con voce quasi naturale:
La signorina Paviers mi mander una
donna per fare le faccende.
Bene, signorina. Cos potr occuparmi
di Fernanda, e voi avrete meno da affaticarvi.
Questo accenno di premura fu fatto con il
solito tono gelido. Poi soggiunse, togliendo
il bricco dal fuoco:
Penso che Tecla non sia morta, vero?
No, non  morta, risposi recisamente.
La nostra conversazione fin l. Mentre
stavo preparando la colazione per me e per
Silvia arriv Maria. Quella donnina magra,
dal viso simpatico, mi piacque subito. Le
spiegai quello che doveva fare, quindi potei
dedicarmi alle mie ammalate.
Tecla aveva una febbre altissima e il
respiro affannato. Pareva che soffrisse, e
quando la interrogai mi disse che aveva un
forte dolore da una parte.
Questa disgraziata si  presa una polmonite,
pensai.
Siccome volevo applicarle due ventose, dovetti
andare in camera della signora di Grisolles
e prenderle; erano in uno scaffale che
ella usava come armadio di farmacia. Dovetti
spostare scatole e bottigliette. Una di queste
scatole era quella che il dottor Martoux aveva
consegnato alla signora di Grisolles per fare
una iniezione al marito qualora si fosse agitato.
L'aprii. Mancavano due fiale.
Il dottore aveva detto:
Mezza fiala soltanto; nel suo stato di debolezza
non si pu dargliene di pi.
Cos probabilmente, colei che riposava l,
vittima di un assassino, aveva dato il colpo
di grazia al marito.
Prima lo aveva ucciso a poco a poco, tenendolo
chiuso nel torrione; poi, perch la
fine non si protraesse, e soprattutto per non
correre il rischio che parlasse, gli aveva somministrato la dose mortale.
Con mano tremante rimisi la scatola al suo posto, e in quel movimento feci cadere una boccetta. La raccattai e lessi distrattamente sul cartellino: Belladonna. Presi le ventose e tornai in camera di Tecla. Quando le ebbi applicate sembr un po' sollevata. Le chiesi: Come state?
Meglio, grazie.
La voce era debole, ma chiara: Negli occhi vi era sempre la stessa orgogliosa ostinazione.
Chi mi ha tolta dall'acqua?
Io.
Non vi ringrazio per questo.
Fate male, perch  sempre una grazia avere il tempo di riconoscere i propri sbagli e di ricevere il perdono.
Io non mi pento di niente. Le parole sibilavano tra le sue labbra rese aride dalla febbre.
Avete trovato il biglietto che avevo lasciato per Silvia?
S, gliel'ho dato. Povera Silvia! Aveva paura che foste voi l'autrice del delitto...
Sono stata complice, poich l'ho lasciato compiere. Ma non me ne pento.
Ora parlava con difficolt. Le imposi di tacere, e tornai in cucina dove trovai Bernardo Paviers che era venuto a sentire se avevo bisogno di niente.
Ma non potevamo decidere nulla per le esequie
prima che arrivasse il signor Pontt, n
prima che il giudice ne avesse dato il permesso.
Mentre stavamo discorrendo udimmo bussare
alla porta. Andai ad aprire e mi trovai
in presenza di un uomo di una certa et, piccolo
di statura e dagli occhi vivi e penetranti.
Ispettore Leblond. Sono incaricato
dell'inchiesta sulla morte della signora di Grisolles.
Lo feci entrare, gli presentai Bernardo,
quindi lo accompagnai nella camera mortuaria.
Egli dette un'occhiata al corpo, esamin
i cordoni. Lo condussi poi in camera del signor
Pontt, e dietro sua domanda gli feci
il racconto di tutto quello che era successo.
Gli dissi tutto: la vita infelice che la defunta
faceva condurre alle figliastre, le gite
giornaliere di Sandro al torrione, il trasporto
notturno del castellano dal torrione al castello,
quando era gi moribondo, l'accusa
pronunziata da lui in presenza mia e della
figlia quando eravamo riuscite ad andare a vederlo
di nascosto. Quella miserabile... tutto
preso... rinchiuso... La scoperta delle due
fiale mancanti, la caduta del quadro, il tentativo
di suicidio di Tecla dopo l'interrogatorio,
quando aveva capito di essere sospettata.
Finalmente, il biglietto lasciato da
lei, in cui si dichiarava innocente di quel
delitto, ma colpevole di un altro.
L'ispettore mi aveva ascoltata senza interrompermi
se non con brevi domande. Quando
ebbi finito mi disse:
Vi ringrazio, signorina. Ora sono informato.
Volete mandarmi Sandro?
Trovai il vecchio che stava segando la legna
nella torre.
Quando gli ebbi comunicato la richiesta
dell'ispettore, non dette alcun segno di commozione.
Disse soltanto: Bene, pos la
sega, si tolse il grembiule con il quale si pul
le mani, poi se ne and col suo passo ancora
svelto.
Quella mattina mi recai da Fernanda un
po' in ritardo per le solite cure. Impaziente
di vedere lo zio, abituata a essere accontentata
subito in ogni desiderio, ella s'innervosiva
di quel ritardo.
Dovetti trattenermi un po' di pi da lei per
calmarla. Quando uscii dalla camera trovai
l'ispettore che camminava in su e in gi per
il corridoio.
Mi domand:
Da quel che mi avete detto, signorina,
la ragazza che ha tentato di suicidarsi non
 in condizioni da essere interrogata?
Oh, no di certo! Temo anzi gravi complicazioni,
nello stato di deperimento in cui
si trova in seguito alla scarsa alimentazione
e all'eccessivo lavoro.
Bene. Vorrei vedere sua sorella.
Anche lei sta poco bene.
Devo rivolgerle soltanto poche domande.
Una semplice formalit. E vorrei vedere il
biglietto che le ha lasciato la sorella.
Andai ad avvertire Silvia, poi feci passare
l'ispettore.
Seduta nella poltrona accanto alla finestra,
ella volse verso di lui il viso sconvolto, i begli
occhi inquieti.
Poche parole soltanto, signorina, egli
disse in tono affabile. La signorina Marsollier
mi ha detto che avete sofferto molto
per via della vostra matrigna.  vero?
Oh, s! ella mormor.
Sicch dovevate provare a suo riguardo
sentimenti piuttosto... amari. Sareste stata
felice di vendicarvi di lei?
No, non ci ho mai pensato, disse con
dolcezza Silvia. La detestavo, s... ma
non ho mai pensato a farle del male, e nemmeno
a sua figlia.
Bene, signorina. Volete dirmi ora se
avete notato qualche cosa nei rapporti tra la
signora di Grisolles e il suo domestico, che
possa spiegare una vendetta di questi?
Silvia scosse la testa.
No, signore. Sembrava che andassero
perfettamente d'accordo e non ho mai sentito
una discussione tra loro.
Forse qualche questione d'interesse?
Se lei gli lasciava una somma nel testamento...
Non so niente, disse Silvia.
Allora vi lascio, signorina.
Consegnai all'ispettore il biglietto di Tecla
ed egli and via.
Pare che sospetti di Sandro, osserv
Silvia appena la porta fu richiusa.
Se accetta la dichiarazione di Tecla.,
non rimane che lui come sospetto. Ma perch
lo avrebbe fatto? Tocca all'ispettore a
scoprirlo... se gli riesce, perch il vecchio
deve essere terribilmente abile e astuto. Ora,
Silvia, vi permetto di andare da Tecla appena
avrete fatto colazione. Io intanto andr
a vedere che cosa fa Maria che per mi pare molto pratica di faccende di casa.
....
.
...
Capitolo 14.
...
.
...
Il signor Pontt arriv nel pomeriggio.
And subito in camera della nipote e io lo vidi soltanto un po' pi tardi, mentre beveva un bicchiere di vino bianco, discorrendo con Sandro.
Si alz e mi venne incontro con la mano tesa.
Che tremenda catastrofe! Povera sorella mia! Non potevo credere ai miei orecchi quando Sandro mi ha appreso la verit.
Quella Tecla...
Non si pu accusare senza prove, signore, dissi brevemente. Ci  mancato poco che ci non causasse la morte di Tecla presa dalla disperazione sentendosi sospettata.
Il suo labbro superiore fece una smorfia che confer alla sua fisonomia un'espressione cinica.
Io direi invece che questo tentativo di suicidio dimostra la colpevolezza. Del resto, chi pu essere stato se non lei? Non sar certo il buon Sandro!
Si voltava verso il vecchio, impassibile, che restava seduto a tavola.
Non risposi e andai in camera di Tecla. L'oppressione aumentava. Decisi di recarmi dai Paviers per telefonare al dottor Martoux.
Al ritorno trovai l'ispettore che veniva da Sognac dove era stato a fare colazione. Seppi poi che aveva fatto un'inchiesta sui Grisolles, su Sandro.
Stava parlando con il signor Pontt nella grande sala d'ingresso, dove, dietro mio consiglio,
Sandro aveva portato qualche sedia.
Salii da Fernanda che mi accolse con queste
parole, dette in tono furente:
Perch non mi avete detto che Tecla
aveva tagliato i cordoni del quadro e che
aveva tentato di suicidarsi?
Perch non c' nessuna prova contro di
lei. Chi ve lo ha detto?
Sandro quando mi ha portato la merenda
poco fa. Quell'infame Tecla! Spero
che l'arresteranno subito, no?
Per fortuna nessuno viene arrestato per
un semplice sospetto!
Allora secondo voi chi  stato?
Non tocca a me occuparmi di queste
cose. C' un ispettore venuto apposta.
Ah! Un ispettore?
Gli occhi le brillarono di curiosit. Aveva
letto molti romanzi gialli, e senza dubbio
trovava interessante vivere un'avventura di
quel genere.
Interrogher tutti?
Lo ha gi fatto. Non vi agitate, Fernanda.
Avete visto lo zio? Siete contenta?
Oh, s! Mi condurr a Brive con s tra
qualche tempo. Deve prepararmi la camera.
Mi ha detto che mi contenter in tutto per
consolarmi di aver perduto la mamma.
Cominci a piangere, ma quasi subito ritorn
al solito argomento.
L'ispettore ha interrogato Tecla?
No, perch  malata grave. Ha una polmonite.
Le sta bene!
Fernanda, siete proprio cattiva!...
esclamai indignata.
Ella mi dette un'occhiataccia, che mi ricord
quelle di cui mi gratificava sua madre;
poi chiuse gli occhi e rimase cos per
tutto il tempo in cui le feci il massaggio.
Tornai allora da Tecla presso la quale era
Silvia.
Mentre risalivo in camera, incontrai sul
pianerottolo del primo piano l'ispettore, che
mi ferm.
Vorrei dirvi due parole a quattr'occhi,
signorina.
Lo feci passare in camera mia. Mi disse
che il giorno prima aveva chiesto a Sandro
l'indirizzo della casa di cura dove, secondo
loro, era stato ricoverato il signor di Grisolles.
Il vecchio aveva risposto che non lo
sapeva.
La stessa domanda rivolta al signor Pontt
aveva ottenuto una identica risposta.
Ho fatto loro osservare che era molto
strano che la signora non lo avesse mai detto
in loro presenza; doveva pure avere scritto
ogni tanto, e il domestico doveva aver consegnato
le lettere al postino o averle impostate
a Sognac. Sandro mi ha risposto che le dava
lei stessa al postino. Ho ribattuto:
Perch tutto questo mistero?
Non lo so, signor ispettore, mi ha
risposto imperturbabile.
In quanto al signor Pontt, mi ha detto
semplicemente che sua sorella non gli parlava
mai del marito, perch le faceva troppa
pena vederlo in quello stato.
Molto inverosimile!
Senza dubbio. Bisogna che conduca una
inchiesta serrata su questo punto. Se arrivo
alla certezza del sequestro, si pu sospettare
un intrigo criminale di quell'uomo, che fu
complice della defunta.
S'inform delle condizioni di Tecla e mi
lasci per dare un'occhiata al motore della
sua macchina, che non andava bene.
Il dottor Martoux giunse poco dopo. All'ascoltazione
trov i due polmoni gravemente
presi. Dopo aver prescritto la cura,
se ne and e io lo accompagnai fino alla sala
d'ingresso. L egli si ferm, guardandomi
con i suoi occhietti pieni di curiosit.
Sta molto male; come l'ha presa?
Ha preso freddo, dissi in tono evasivo.
Tanto basta per un organismo debilitato
da un regime come quello al quale
sono state sottoposte queste ragazze.
Eh, s!... Ma avevano un carattere infernale.
Questa  la versione della signora
di Grisolles. I fatti potrebbero smentirla,
quando saranno esaminati da vicino.
Eh, gi!...  venuto un ispettore per
l'inchiesta, vero?
S.
E... ha scoperto qualche cosa?
Non me lo ha detto, dottore.
Certo  uno strano delitto. Mi domando
chi aveva interesse...
S'interruppe. L'ispettore entrava venendo
dal cortile.
Siete il dottor Martoux? domand.
S, signore.
Sono l'ispettore incaricato dell'inchiesta.
Ho qualche informazione da chiedervi.
Eravate da molto tempo medico curante della
signora di Grisolles?
Da quando esercito a Sognac, vale a
dire da cinque anni.
Avete curato il signor di Grisolles?
Sembr che quella domanda sorprendesse
il dottore. Senza dubbio si chiedeva che rapporto
poteva esserci con l'inchiesta in corso.
La signora di Grisolles non consult
uno specialista?
No, quando gliene parlai, mi disse che
non aveva fiducia negli specialisti.
Chi decise il suo internamento nella
casa di cura?
Lei, dopo essersi consigliata con me.
Speravamo che potesse migliorare con le cure
che gli avrebbero fatte, il cambiamento di
vita, di ambiente. Purtroppo non fu cos.
Siete stato certamente in corrispondenza
con i medici di quella casa?
Il dottore sembr imbarazzato.
No; avevo dato alla signora di Grisolles
una lettera che doveva consegnare da
parte mia al direttore, nella quale descrivevo
l'andamento della malattia fino a quel giorno.
Credete che la lettera sia stata consegnata?
Non ho motivo di dubitarne.
Qual' l'indirizzo di quella casa?
L'imbarazzo del dottore aument.
Non ricordo, era in Svizzera... a Losanna,
mi pare.
Stringeva le palpebre sotto lo sguardo penetrante
del poliziotto.
Probabilmente voi non l'avete mai saputo.
Il dottore balbett:
Ma s... ho la memoria poco buona... ma...
Senza curarsi di quella interruzione, l'ispettore soggiunse: ...per la buona ragione che il signor di Grisolles non  mai stato in una casa di cura.
Il dottore sussult.
Ma come? Che dite, signor ispettore? Era rinchiuso, sequestrato nel torrione, dal quale lo tirarono fuori moribondo per mostrarvelo prima che morisse, dandovi a intendere che era arrivato dalla Svizzera.
Oh! Oh!...
Gli occhi del dottore esprimevano il pi completo sbalordimento.
E la signora di Grisolles ne affrett la fine, come appare dalla scoperta fatta dalla signorina Marsollier; nella scatola di morfina che le avete consegnata voi, mancano due fiale.
Oh! Oh!
Ora il sudore gli bagnava la fronte. Lasciate che vi dica, dottore, che avete agito con molta leggerezza, non informandovi presso la direzione della immaginaria clinica dello stato del vostro paziente. In tutta questa faccenda vi sono molte cose strane, e alcune inverosimili, come l'affermazione di Sandro di non avere mai saputo l'indirizzo della casa di cura.
Il dottore, che stava asciugandosi la fronte, si riscosse.
Sandro? Ma se la signora di Grisolles mi disse che lo aveva accompagnato lui, in Svizzera!
L'ispettore ebbe un leggero sorriso. Capii che era soddisfatto, dal tono con cui replic: Benissimo! Ecco intanto una bugia smascherata!... Un'altra cosa, dottore. Vedevate spesso la signora di Grisolles?
Venivo tutte le settimane a visitare la sua figliuola, prima che la signorina Marsollier iniziasse la nuova cura.
Avete mai avuto l'impressione che ella avesse dei timori... per esempio, che temesse che qualcuno volesse attentare alla sua vita, per vendetta o per altro motivo?
No, non mi pare. A volte, parlando di Tecla, la sua figliastra, diceva: Quella creatura mi odia. Se i suoi occhi potessero uccidermi... Ma mi pareva che lo dicesse senza convinzione senza inquietudine.
C'era niente tra lei e Sandro? Nessuna discussione, nessun rancore?
Oh, no! Anzi, andavano perfettamente d'accordo. Ella mi raccontava che lui era a
conoscenza di tutti i suoi affari, che era un ottimo consigliere, e che suo fratello ne era
geloso, perch a lui non confidava niente.
Va bene. Basta per il momento, dottore. Non vi trattengo pi.
Il dottore si rivolse a me. Buona sera, signorina. Domani mattinatorner a vedere l'ammalata.
Se ne and in fretta col viso accigliato.
Un complice incosciente, disse l'ispettore.
In quanto a Sandro...  colto in flagrante delitto di menzogna. Complicit
provata. Anche quella del signor Pontt  indubbia, giacch si trovava presente, chiamato
da un telegramma della sorella, la notte in cui il signor di Grisolles fu trasportato.
S, ma questo non spiega l'uccisione della signora di Grisolles.
No, per ora. Ma posso scoprire qualche altra cosa. Che cos'ha detto il dottore della signorina Tecla?
L'ha trovata malissimo. Temo la nottata.
 giovane e pu ancora reagire. Adesso vi saluto, signorina. Torno a Sognac, ma domani verr qui di nuovo perch voglio parlare con i contadini. Forse potremo trarne qualche informazione utile.
....
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Capitolo 15.
...
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...
Come eravamo rimaste d'accordo nel corso
della giornata, Lucia venne a vegliare Tecla
nelle prime ore della notte. Ci nonostante
io non potei riposare. Mi sentivo oppressa da
quell'atmosfera di dramma. Inoltre ero anche
un po' inquieta all'idea che quei due uomini,
Sandro e il signor Pontt, potessero attribuire
a me le rivelazioni fatte all'ispettore
circa il signor di Grisolles, rivelazioni che
li rendevano gravemente sospetti.
Ero tuttavia riuscita ad addormentarmi,
quando udii sonare il campanello di Fernanda.
Saltai a terra, m'infilai una vestaglia
e corsi in camera sua, dove accesi subito la luce.
Stava supina nel letto e si lamentava.
Quello che mi colp subito fu la dilatazione
anormale delle pupille. Ella mormor:
Sto male! Sto male!
Mi precipitai fuori della camera e bussai alla porta del signor Pontt. Egli venne ad aprire e chiese: Che accade?
Fernanda sta male. Volete andare al Lupo Bianco, in casa Paviers, per telefonare al dottore che venga subito? Ditegli di portare il necessario per un avvelenamento, probabilmente da belladonna.
Da belladonna?
Aveva sussultato e manifestato un intenso stupore.
S, mi sembra.
E scesi in gran fretta a chiamare Lucia perch venisse ad aiutarmi dopo aver preparato
un caff caldo e fortissimo.
Conoscevo i sintomi di quel veleno e li ritrovavo
in Fernanda: aridit della bocca,
sete ardente, difficolt d'inghiottire, e soprattutto
dilatazione delle pupille. Mentre
Lucia preparava il caff e faceva scaldare
l'acqua per le borse, andai in camera della
signora di Grisolles per prendere dell'etere.
Due candele ardevano ai lati del letto, proiettando
la loro luce sul viso cereo che cominciava
ad alterarsi. Il permesso di inumazione
era stato dato quel giorno, e il signor Pontt
doveva provvedere alle formalit necessarie.
Andai all'armadio dopo aver acceso la luce.
Mentre cercavo l'etere un ricordo mi attravers
la mente. Il giorno prima avevo visto
l una boccetta di belladonna. Ma invano
spostai tutte le medicine; la boccetta era sparita.
Molto turbata da questo fatto, tornai in
camera di Fernanda. Sandro era accanto al
letto e volse verso di me i suoi occhi freddi.
Ho sentito un certo viavai, e non sapevo
che cosa ci fosse di nuovo.
Avvelenamento da belladonna.
Che dite? Avvelenamento?
S. Andate ad aiutare la signorina Paviers
che  gi in cucina. Il signor Pontt
 andato a chiamare il dottore.
E mi misi a dare a Fernanda le cure del
caso, aiutata ben presto da Lucia. Ma l'eccitazione,
il delirio aumentavano, e quando
arriv il dottore cominciavano le convulsioni.
Tutti i nostri sforzi furono vani; all'alba
Fernanda esal l'ultimo respiro.
Ai piedi del letto il dottore era rimasto
accasciato in una poltrona. Il sudore scorreva
a grosse gocce sul suo viso. Il signor
Pontt e Sandro, che avevo chiamati all'ultimo
momento, erano in piedi a qualche
passo di distanza. Il viso del primo era sconvolto;
quello dell'altro rimaneva impassibile.
Il signor Pontt si fece avanti dicendo con
voce turbata:
Questa morte... che cosa significa? La
signorina Marsollier ha parlato di avvelenamento?
Avvelenamento, s... da belladonna.
Belladonna?... E chi pu avergliela data?
Il dottore alz le braccia come per dire:
Chi pu saperlo?.
 spaventoso! Dopo mia sorella, mia
nipote! Vi  qui un feroce assassino.
Certo, disse la voce secca di Sandro.
Un assassino che crede di trarre profitto da queste morti.
Il signor Pontt si volt bruscamente verso di lui.
S, che deve trarne profitto! Ora capisco!...
Capite, che cosa?
Il signor Pontt sogghign: Non c' bisogno di spiegazioni. Sapete quello che voglio dire.
Intervenni, disgustata: Vi prego di andare a discutere altrove, e non davanti a questo letto di morte!
Il signor Pontt mi guard male.
Ho il diritto di voler sapere come il veleno  stato introdotto qui, e chi pu averlo dato all'infelice bambina.
La belladonna era in casa; l'avevo prescritta alla signora di Grisolles per le sue nevralgie.
Cos dicendo il dottore si alzava con fatica dalla poltrona.
La signorina Marsollier mi dice che la boccetta che aveva vista ieri nell'armadio delle medicine questa notte non c'era pi.
Ecco dunque la spiegazione: qualcuno sapeva che l c'era il veleno.
Il signor Pontt lanci un'occhiata di odio verso Sandro. Il vecchio senza far mostra di accorgersene, si rivolse a me.
Avete bisogno di nulla, signorina?
Accennai di no con la testa. Egli usc, e il signor Pontt si decise a fare altrettanto.
Avevo mandato Lucia da Tecla che si era ancora aggravata. Il dottore scese per vederla
e io cominciai la toeletta della piccola morta. Aprendo un cassetto per prendere
della biancheria vidi la grande borsa di stoffa
in cui teneva i libri e il lavoro al quale qualche
volta si dedicava. Era semiaperta e scorsi
una scatola che portava il nome di un pasticciere
di Brive. L'aprii. Delle tre file di
cioccolatini una era vuota. Senza dubbio il
signor Pontt l'aveva portata il giorno prima
alla nipote. Ecco perch prima di cena si era
lamentata di avere mal di stomaco!
Stavo per rimettere la scatola nella borsa,
quando cambiai idea. L'ispettore mi avrebbe
chiesto che cosa aveva mangiato e bevuto
Fernanda la sera prima, e bisognava che gli
mostrassi anche la scatola dei cioccolatini.
Dovevo dunque per prima cosa metterla in luogo sicuro.
Andai a chiuderla nel mio armadio, quindi
ritornai nella camera della morta. Lucia mi
raggiunse poco dopo e compiemmo il nostro
lavoro quasi in silenzio. Ero intontita dalla
stanchezza e dal turbamento dovuto a quel
succedersi di avvenimenti drammatici. Andai
un poco a riposare mentre Lucia tornava da
Tecla che il dottor Martoux aveva trovata in
condizioni disperate.
Verso le otto, quando arriv Maria, affid
a lei l'ammalata e and a casa ad avvertire
per telefono l'ispettore. Scesi un po' pi tardi
in cucina e vi trovai il signor Pontt che si
alz per salutarmi.
Mi scuso, signorina, di avere pronunziato
questa notte delle parole che vi sono
parse inopportune davanti alla povera piccina;
ma la vista di quel miserabile Sandro
mi aveva messo fuori di me. Poich  stato
certo lui che ha ucciso madre e figlia per appropriarsi
del denaro di mia sorella.
Lo guardai in faccia e risposi freddamente:
 un'accusa molto grave, signore.
E la ripeter anche davanti all'ispettore.
La mia povera sorella, cos diffidente
con tutti, non si confidava che con lui; egli
deve aver messo l'occhio su quello che possedeva.
Vedevo che dominava a stento il suo furore.
Infine, era possibilissimo che le cose
fossero andate proprio come diceva lui, ma
non spettava a me giudicare. Gli risposi con
un gesto evasivo e mi recai da Tecla presso
la quale si trovava sua sorella.
Povera Tecla! S, stava malissimo. Con
gli occhi chiusi, ansimava sotto lo sguardo
desolato di Silvia. Aiutata da lei le apprestai
qualche cura. Ella lasciava fare, senza una
parola n un lamento. Soltanto quando avemmo finito mormor:
Grazie.
Silvia mi condusse nella corte. Aveva il viso livido, sconvolto.
Signorina, credete che morir?
Spero di no, ma siccome ho poca fiducia nel dottor Martoux, ho pregato Lucia di telefonare al suo medico che abita in un paese vicino perch venga a vederla.
S, s. Martoux  tanto antipatico! Eppoi, era amico della signora di Grisolles. La signorina Paviers mi ha detto che Fernanda stava molto male. Per questo stanotte ho sentito un gran viavai...
Fernanda  morta.
Morta?
Silvia mi guardava con gli occhi sgranati. Le presi le mani dicendole: Ne parleremo dopo. Ci sono ancora molte brutte cose da mettere in chiaro. Per il momento occupiamoci di Tecla. Tornate
da lei, cara, perch io ho da fare su. S, ma volevo parlarvi. Poco fa mi ha detto: Ho commesso un delitto tacendo... e credo di averne commesso un altro tentando di suicidarmi. Ora che sto per morire, capisco... e mi pento. Credi che debba chiedere perdono a Dio?.
Pensate che desideri un sacerdote, Silvia?...
S, signorina. La mia povera Tecla! Il suo orgoglio cede dinanzi alla morte.
Ebbene, quando Lucia torner, la pregher di far chiamare il parroco di Sognac.
Risalii in camera mia. Avevo le pantofole
e non facevo nessun rumore. Arrivando sul
pianerottolo, il mio udito finissimo percep
lo scatto di una serratura. Quando fui nel
corridoio vidi il signor Pontt che lo attraversava
e rientrava in camera sua.
Veniva senza dubbio dalla camera della nipote.
Era naturale. Perch dunque, istintivamente,
vi entrai anch'io e detti un'occhiata intorno?
Sembrava che niente fosse stato toccato.
L'armadio era chiuso come lo avevo lasciato prima di scendere, i cassetti del cassettone pure. Ne aprii uno. La borsa di stoffa era sempre l, ma posata sul davanti, mentre io l'avevo messa in fondo. Mi chiusi turbatissima in camera mia. Che cosa era andato a cercare il signor Pontt nella borsa? La scatola di cioccolatini offerta alla nipote? Perch?
....
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Capitolo 16.
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L'ispettore arriv un'ora dopo. Aveva telefonato
a Tulle perch venissero a prendere
il corpo di Fernanda per l'autopsia e per richiedere
due agenti specializzati che dovevano
sorvegliare gli abitanti del castello e impedire che qualcuno si allontanasse.
Quando ebbe ascoltato il mio racconto chiese: Che cosa aveva mangiato e bevuto, ieri sera?
A cena una minestra e un uovo preparati
dalla donna di servizio. Diceva che le
doleva lo stomaco. Pensai che dipendesse dai
cioccolatini che aveva mangiati nel pomeriggio;
ne aveva mangiati troppi come era sua abitudine.
Di dove venivano quei cioccolatini?
Glieli aveva portati suo zio, ieri stesso.
Ho messo da parte la scatola.
Avete fatto bene. La consegnerete a me, dopo. E come bevanda?
Un po' di vino vecchio a cena; la bottiglia
 sul palchetto del ripostiglio che separa
la sua camera dalla mia; prima di addormentarsi,
prese un infuso di foglie di arancio.
Preparato da chi?
Da me, come tutte le sere. Facevo bollire
l'acqua, la versavo sulle foglie in una
tazza e portavo questa in camera della malata.
Eravate stata sempre l, mentre l'acqua bolliva?
Sempre no. Ero andata un momento da Tecla.
C'era qualcun altro oltre voi in cucina, in quel momento?
Mi pare di no... non ricordo bene, ma mi pare di no.
Tuttavia, qualcuno, spiando la vostra
assenza, potrebbe aver versato il veleno nella tazza?
Eh, s, evidentemente!
Avete osservato qualche fatto che presenti
interesse per l'inchiesta?
Gli riferii le frasi scambiate tra il signor
Pontt e Sandro, l'accusa del primo contro
il secondo, la scoperta della borsa smossa
nel cassettone, dopo una visita del signor
Pontt in camera della nipote.
Con la punta del lapis egli batteva sul taccuino
che teneva in mano. Dopo un istante
di riflessione osserv:
Questi delitti sembra che abbiano come
movente il denaro. La signora di Grisolles
doveva avere da parte una forte somma, in
contanti, probabilmente, se si  appropriata
di tutti i beni del marito, come il sequestro
di lui nel torrione fa pensare. Sandro naturalmente
sa dove si trova, perch lei lo aveva
fatto suo complice. Il signor Pontt ha paura
di restare a bocca asciutta. Di qui il suo furore.
Sandro dunque avrebbe davvero ucciso
madre e figlia per appropriarsi del denaro?
A prima vista parrebbe di s. Ma si pu
esaminare anche un'altra eventualit... per
esempio, che i cordoni del quadro siano stati
preparati dal signor Pontt.
Sussultai.
Preparati? Volete dire che egli lo avrebbe fatto durante il suo ultimo soggiorno, prima... della disgrazia?
Proprio cos. Quanto tempo  passato tra quel soggiorno e la morte della signora di Grisolles?
Una diecina di giorni, mi pare. Tutti
questi drammi mi hanno sconvolta, e non ricordo
pi bene. Ah, ricordo una cosa! Una
mattina che la signora di Grisolles era andata
fuori vidi il signor Pontt che usciva
di camera sua ed entrava in camera della sorella.
Ma forse questa non  una prova.
No, ma aggiunta ad altre presunzioni ...
Volete darmi la scatola di cioccolatini, signorina?
Poi vi lascer libera. Un agente rester
fisso in casa per sorvegliare i sospettati,
e anche per vostra tranquillit.
S, perch vi  certamente un assassino
in casa, e non mi sento tranquilla, dissi
rabbrividendo.
Alla fine della mattinata, Bernardo Paviers
and a prendere in macchina il parroco
di Sognac e io lo condussi da Tecla. Quando
usc mi disse, commosso:
Povera bambina! Che vita  stata la
sua! Ora eccola perdonata, ed  in pace. Ah,
che dispiacere  stato sempre per me non
poter far niente, almeno moralmente, per
quelle infelici bambine che avevo battezzate,
istruite nella religione, e che erano abbandonate
alle mani della loro matrigna! Da
quel che si racconta, il signor di Grisolles ha
duramente pagato la sua debolezza per quella
donna.  vero?
Gli narrai i tragici avvenimenti che si
erano svolti in quella dimora. Egli mi disse
che non ne rimaneva sorpreso.
Vi era un'aria di mistero attorno a questo
castello che nessuno frequentava pi,
eccetto i Martoux. Sandro doveva essere
l'anima dannata della signora di Grisolles.
Eppure sorge il dubbio che sia stato lui a ucciderla.
Questo non vuol dire, signorina. Talvolta i complici si uccidono tra di loro per non dividere il bottino.
Quando il sacerdote fu andato via tornai
dalla malata presso la quale era di nuovo
Silvia. Tecla volse verso di me gli occhi dall'espressione
addolcita, e disse con un filo di voce: Perdonatemi.
Per tutta risposta mi chinai e la baciai sulla fronte.
Silvia singhiozzava, con la fronte appoggiata
contro il letto presso il quale era inginocchiata.
La mano diafana di Tecla si alz, accarezz
i bei capelli neri.
Non piangere.  meglio che me ne vada.
Il riposo... la pace... Le sue dita scorsero
fin sulla fronte di Silvia. Il perdono...
Non piangere.
Tacque e non si udirono pi che i singhiozzi
soffocati della sorella.
Il medico dei Paviers arriv nelle prime
ore del pomeriggio, ma dopo la visita non
pot che confermare le condizioni disperate
della ragazza. Su quell'organismo debilitato,
che soltanto i nervi avevano sostenuto fino
allora, il male aveva avuto uno sviluppo fulmineo.
Lucia mi costrinse ad andare a letto, dichiarando
che sarebbe rimasta lei con Tecla.
Mi addormentai di un sonno pesante, interrotto
abbastanza presto, perch vennero a.
mettere nella cassa la signora di Grisolles e
a prendere la salma di Fernanda. Lucia
venne poi a dirmi che l'ispettore aveva fatto
una perquisizione nel castello e che in un
cantuccio dell'armadio, in camera del signor
Pontt, aveva trovato la boccetta di belladonna, vuota.
Egli ha protestato con tutte le forze,
dicendo che Sandro l'aveva messa l apposta
per far cadere i sospetti su lui. Ma l'ispettore
l'ha ugualmente dichiarato in arresto.
Che ne dite?
Dico che  molto strano che abbia lasciato
un oggetto cos compromettente nel
suo armadio. Doveva pur immaginare che era
il primo posto in cui avrebbero cercato!
 vero. Comunque, era difficile che non
venisse arrestato, per lo meno momentaneamente.
Che affare, cara amica! Sono ansiosa
di vedervi andar via di qui, voi e Silvia. Questa
casa sinistra, quel Sandro... Bernardo
voleva rimanere qui stanotte per proteggervi.
Gli ho detto che l'ispettore ci lascia uno dei
suoi uomini, e questo lo ha rassicurato.
Verr domattina a vedere se abbiamo bisogno di lui.
Nelle drammatiche vicende in cui mi trovavo
coinvolta era una grande fortuna per
me aver trovato dei cos cari amici. Lo dissi
a Lucia, che mi abbracci affettuosamente.
 una gioia per noi esservi utili, mi
rispose con la sua solita spontaneit.
E un'altra  occuparci della cara Silvia e
curare la sua povera sorella, fino a che non
avr pi bisogno del nostro aiuto in questo mondo.
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Capitolo 17.
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...
L'agonia di Tecla si prolung fino a notte.
Ebbe alfine quella pace alla quale anelava,
il riposo desiderato dopo tanti giorni dolorosi.
Era la terza morta che in pochi giorni
usciva da Miulles.
Le esequie della signora di Grisolles ebbero
luogo la mattina. L'ispettore aveva permesso
a Sandro di seguire il feretro, ma un
agente lo teneva sotto sorveglianza. Lo vidi
tornare, tutto vestito di nero, simile a un
uccellaccio di malaugurio.
L'ispettore venne verso la fine del pomeriggio. Andai da lui, insieme con Lucia, nella sala d'ingresso. Ci disse che l'autopsia aveva rivelato la presenza di una dose mortale di belladonna e una dose di arsenico, non suscettibile di provocare la morte, ma bastante a dare seri disturbi.
Arsenico? ripetei io sbalordita.
S. Tutti i cioccolatini, analizzati, ne contenevano. Quelle dosi accumulate dovevano fatalmente condurre alla morte.
Ma allora?
Ebbene, credo che bisogner concludere per due tentativi di assassinio: uno compiuto da X, in attesa di dargli un nome; l'altro, dallo zio della vittima.
E la boccetta trovata in camera sua?
Credete che quell'uomo, capace di preparare con tanta cura l'uccisione della nipote, avrebbe lasciato in camera un oggetto cos compromettente?
Evidentemente no! Ah! Egli approfittava della fretta con cui Fernanda mangiava sempre i dolci che le venivano portati, e della sua abitudine di non offrirne mai a nessuno. Che mostro! Ma allora la belladonna?
Sandro. Abbiamo trovato le sue impronte digitali sulla boccetta. Ho il suo mandato di arresto.
Eravamo sbalordite dal rapido epilogo, dopo l'incubo dei giorni precedenti.
E la morte della signora di Grisolles? domandai.
Questa  ancora oscura. Sono entrambi capacissimi di averla tramata, naturalmente;
avevano uguale interesse, se davvero la signora
di Grisolles aveva messo da parte un patrimonio; ma io sarei pi propenso per il
signor Pontt. Sandro deve aver pensato a
sopprimere la figlia, soltanto dopo che un altro
aveva ucciso la madre, perch allora il
signor Pontt, diventato tutore della nipote,
avrebbe voluto i denari. Sopprimendo Fernanda
e facendo cadere i sospetti su Pontt,
egli pensava di sbarazzarsi di lui e di
godere il denaro della signora di Grisolles.
Ma questa  soltanto un'ipotesi.
In quel momento comparve Sandro scortato
da un agente. Siccome feci un movimento
per ritirarmi, l'ispettore disse:
Restate, signorina; avr bisogno della vostra testimonianza.
Poi si rivolse al vecchio, rigido e impassibile come sempre.
Ebbene, Sandro, avevate ragione. Il signor Pontt ha tentato di avvelenare sua nipote.
Vidi un lampo di trionfo nei suoi occhi pallidi.
 stato trovato dell'arsenico nei cioccolatini portati da lui.
L'uomo ebbe un sussulto e per qualche istante rimase smarrito.
Dell'arsenico?
S. Ma quello che ella ha avuto il tempo di ingerire non costituiva una dose mortale.
 morta per la belladonna.
Sandro si era gi ripreso. Disse con voce calma: L'assassino ha temuto che la cosa non andasse abbastanza in fretta con l'arsenico. Aveva furia. S, molta furia.
Non avete niente da dirmi sulla morte della signora di Grisolles?
Sandro prese un'aria stupita.
Niente, signor ispettore. Il colpo lo ha fatto il signor Pontt, ormai  certo. La madre, poi la figlia.
Per avere il denaro della sorella?
Il denaro che credeva che la sorella possedesse. Ma  ben poca cosa... mi aveva affidato quel denaro perch diffidava di lui, e io lo consegner al notaro.
Dov' questo denaro?
Il vecchio apparve un po' turbato. L'ho nascosto, signor ispettore. Il signor Pontt ficcava il naso dappertutto.
Dove?
Non me lo ricordo. Il nascondiglio lo aveva trovato la signora di Grisolles.
 strano che non ve lo ricordiate!
Sono vecchio, signor ispettore... la memoria se ne va. Spero che mi torner in mente.
Lo spero anch'io. Vediamo ora un'altra cosa. Mi diceste che non conoscevate l'indirizzo della casa di cura dove era ricoverato il signor di Grisolles.
 esatto, signor ispettore; non l'ho mai saputo.
Non sar forse perch il vostro padrone non si  mai mosso da Miulles?
Il vecchio sbatt le palpebre, ma la sua voce si mantenne calma mentre rispondeva: Non capisco quello che volete dire, signore.
Davvero? Sicch il signor di Grisolles fu proprio ricondotto dalla Svizzera, morente? Un'ambulanza lo trasport qui di notte, non  vero?
Verissimo!
E come mai la mattina dopo non vi era alcuna traccia di gomme, all'infuori di quelle della macchina del signor Pontt?
Il vecchio si turb di nuovo.
Chi lo ha detto?
La signorina Marsollier l'osserv. Come pure osserv, quella mattina, numerose impronte di passi diversi, corrispondenti a quelli della signora di Grisolles, del signor Pontt e dei vostri, che andavano dal torrione alla parte del castello dove era stato trasportato il moribondo. Da questo concludo che il signor di Grisolles era stato sequestrato nel torrione, e che voi tre, complici, lo faceste uscire quando stava per morire.
Sandro mi dette un'occhiata che mi fece rabbrividire, tanto era sinistra.
La signorina Marsollier inventa delle favole, come tutte le donne. Non dovete crederle, signor ispettore.
Questo  affar mio. Vi eravate accorto che la signora di Grisolles avesse fatto pressione sul marito per indurlo a vendere i suoi beni?
Questo non  mai successo!
Rifiutate di dirmi dove si trova il ricavato di quelle vendite, che in parte doveva incassare la signora di Grisolles?
Sandro scosse la testa.
Vi mettete in mente certe cose, signor ispettore!... Il signor di Grisolles vendette le terre e i titoli per riparare a certe speculazioni andate male. Sua moglie non ritir niente, anzi perse quello che aveva portato in dote sposandosi.
Sicch alla morte del marito, quello che rimaneva, cio il castello e il podere, doveva ritornare a lei? La spogliazione delle signorine di Grisolles era completa. Tacete! Il tempo delle menzogne  finito. Sandro Dugrot, vi dichiaro in arresto per complicit nel sequestro del vostro padrone e per l'uccisione di Fernanda Bergasse.
Il vecchio fece un passo avanti. Il suo viso abitualmente pallido era diventato grigio.
L'uccisione di Fernanda? Io?
S, vi erano le vostre impronte digitali sulla boccetta del veleno.
Egli mormor: Maledizione!
Poi si volt verso di me, con i pugni alzati.
L'agente ebbe il tempo di afferrarlo e gli mise svelto le manette.
Siete voi il veleno! egli sibil.
A un segno dell'ispettore l'agente lo trascin via.
Eravamo rimaste sbigottite, senza parole.
Finalmente Lucia mormor:  incredibile! C'erano due assassini in questa casa!
Proprio cos, rispose l'ispettore.
Ma il vecchio non riveler il suo segreto circa il denaro. Sar la sua vendetta. Mi dispiace per la signorina di Grisolles!
Povera Silvia! Come avete detto voi, la spogliazione  completa.
Le rimarranno soltanto il castello e il podere. Non  molto.
L'ispettore si alz e soggiunse rivolgendosi a me:
Ieri parlai con i contadini. La ragazza che il signor Pontt corteggia durante i suoi
soggiorni a Miulles, mi ha raccontato che un
giorno in cui aveva un po' bevuto le aveva
detto: Fernanda  molto malata e non vivr
a lungo. Io sono il solo erede di mia sorella.
Ha un bel gruzzolo quella briccona! Suo marito era ricco.
Tutto sar mio, e spero che non mi faccia aspettare troppo perch ho
un bisogno tremendo di quattrini.
Il miglioramento prodottosi in Fernanda
deve dunque essere stato un colpo per
lui. E allora si sar deciso a ucciderla.
Senza dubbio. Ora eccovi finalmente
sbarazzata di quei delinquenti, signorina.
Pensate di trattenervi ancora qui?
No davvero! Domani l'altro, subito
dopo le esequie di Tecla, Silvia ed io ci recheremo
in casa della signorina Paviers, che
ci offre ospitalit.
Ecco una buona soluzione. Questa dimora
sarebbe troppo lugubre, dopo tanti luttuosi
avvenimenti. Vi auguro di rimettervi
presto da tante emozioni.
Lo ringraziai, ci stringemmo la mano, ed
egli and via. Si era sempre mostrato compito
e gentile, e lo trovavo piuttosto simpatico
nonostante la sua aria un po' rigida.
Silvia era rimasta accanto a Tecla, cos
bella e serena nel suo letto di morte che Lucia
aveva cosparso di fiori primaverili. Andammo da lei. Ella alz su noi gli occhi
bagnati di lacrime e tese la mano al giovanotto.
Eccola qui, la mia povera Tecla! Ora
 tranquilla, finalmente felice. Ma mi ha lasciata sola...
Tre voci si alzarono a protestare, ma quella di Bernardo fu la pi pronta.
Sola? No, signorina Silvia, non siete
sola! Noi siamo vostri amici, e ve lo proveremo.
Le sue dita stringevano con forza la piccola
mano tremante, il suo sguardo commosso
fissava il viso smagrito, pallido dalla
stanchezza e dal dolore.
Verrete ad abitare da noi insieme con la signorina Marsollier, soggiunse Lucia.
E tutti insieme troveremo una soluzione per il vostro avvenire. Ma innanzi tutto dovete rimettervi in salute, e noi faremo il possibile perch questo avvenga presto, cara piccina..
Come siete buona! Come siete buoni tutti!... S, mi siete davvero amici. Ma io sono povera e non posso vivere a vostro carico.
Non vi preoccupate di questo! dissi io. Provvederemo. Del resto, quello che rimane della tenuta di Miulles vi appartiene. Non  molto, ma  meglio che niente. Eppoi, se riuscissimo a scoprire il patrimonio di cui vi ha derubata la signora di Grisolles, il denaro frutto delle vendite per le quali fu estorta la firma di vostro padre...
Sandro non parler mai, disse Lucia.
Lo temo anch'io; ma il nascondiglio probabilmente si trova nel castello. Potremo cercarlo in seguito, quando Silvia si sar del tutto rimessa.
Lo cercheremo insieme, disse Bernardo.
S, insieme, mormor Silvia con una luce di tenera commozione nei begli occhi tristi.
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Capitolo 18.
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Il giorno dopo scrissi una lunga lettera al dottor Guyon-Latour per raccontargli i tragici avvenimenti di Miulles. La sua risposta mi giunse quando ero gi insediata in casa Paviers.
Sono dispiacentissimo, cara signorina, di avervi mandata in pieno dramma! I giornali hanno parlato di codesto delitto, ma dandone pochi particolari. Tremo pensando al pericolo nel quale avete dovuto trovarvi a un certo momento, tra quei due delinquenti che dovevano aver paura della vostra perspicacia!
Ma ora avrete bisogno di riposo dopo tante emozioni. Rimanete dunque quanto  necessario in casa dei vostri nuovi amici, insieme con la piccola Silvia di cui mi fate un cos commovente ritratto. Ho parlato di questo alla signora Lachaud; vi scriver lei stessa uno di questi giorni. Naturalmente noi saremo felicissimi di rivedervi in buona salute e volenterosa come sempre.
I quindici giorni che passammo dai Faviers, Silvia ed io, ci parvero un sogno. Lucia e suo fratello ci circondavano di premure.
Per meglio distrarre le nostre menti da tanti cupi ricordi, ci fecero fare delle escursioni in quella regione cos pittoresca. Silvia riviveva.
Ogni giorno osservavo qualche progresso nella sua salute. Lucia ed io ci guardavamo con aria complice vedendo affermarsi l'intesa tra Bernardo e lei.
Il processo dei delitti di Miulles seguiva il suo corso. Sandro affermava sempre ostinatamente che la signora di Grisolles non aveva lasciato molto, e che non ricordava pi dove aveva nascosto quel denaro. Il signor Pontt negava di essere autore dell'uccisione della sorella.
Soltanto la vigilia della nostra partenza sapemmo che durante l'abile interrogatorio del giudice istruttore si era contraddetto e aveva finalmente confessato.
Sperava che i sospetti cadessero soltanto su Tecla o su Sandro, disse Bernardo.
Infatti, senza la scoperta dei cioccolatini avvelenati, nessuno avrebbe pensato a lui.
E lui  causa della morte della mia povera Tecla, soggiunse Silvia. Ella si vide sospettata; forse era anche tormentata dal rimorso della sua colpa! Nella sua disperazione, nella sua fierezza, non ha visto altro di meglio che la morte!
Lasciammo col cuore grosso quella casa ospitale. I nostri amici dovevano venire a trovarci nel mese seguente ed eravamo d'accordo che avremmo trascorso una quindicina di giorni da loro, in agosto.
All'Istituto Elena Chappet, fummo accolte con grande cordialit. La signora Lachaud mise a disposizione di Silvia una cameretta attigua alla mia. Pagando una retta minima la mia protetta avrebbe mangiato con le infermiere. Siccome desiderava completare i suoi studi cos presto interrotti, le procurai i libri necessari, e una mia amica professoressa al Liceo, le dette diverse lezioni la settimana.
La sua salute continuava a migliorare. Il dottor Guyon-Latour dopo averla visitata mi assicur che si sarebbe rimessa completa mente.
Gli avevo di nuovo raccontato, con pi particolari, i tragici avvenimenti di Miulles. Egli mi espresse di nuovo il suo dispiacere, e ritrovai in lui quell'interesse che mi sembrava qualche cosa di pi di una semplice simpatia.
Non m'ingannavo, perch una sera, dopo che lo ebbi informato delle condizioni di un ammalato che mi era affidato, mi chiese molto semplicemente se volevo essere sua moglie.
Ho molta simpatia per voi, e vi amo, credo, da quando vi conosco, soggiunse. Ma allora non potevo pensare a sposarmi.
Sapevo infatti che sua madre, morta sei mesi prima, aveva un carattere arido, tirannico, e che egli si era mostrato un figlio ammirevole accanto a quell'inferma cos difficile.
Gli tesi la mano rispondendo spontaneamente: Ho piena fiducia in voi e far il possibile per rendervi felice.
Quando Silvia seppe del nostro fidanzamento, batt le mani.
Che gioia!  cos simpatico! E voi sarete per lui una moglie perfetta, Mariangela!
Sorrisi a quella gioia. Anche la mia era grande. Amavo Pietro Guyon-Latour; avrei avuto un caldo focolare, io che non avevo altri parenti che un fratello sposato in Spagna e molto indifferente verso di me. Una lettera di Lucia mi port entusiastiche felicitazioni. Quando, qualche giorno dopo, venne a Clermont insieme con il fratello, entrambi conobbero il mio fidanzato, che invitarono ad accompagnarmi quando sarei andata a passare le vacanze da loro insieme con Silvia. Egli accett e fu molto cordiale con i miei amici, che, come mi disse
dopo, gli erano parsi simpaticissimi.
Il nostro matrimonio fu fissato per la fine di settembre. Lucia e Silvia sarebbero state le mie damigelle d'onore. Pietro chiese a Bernardo di essere uno dei suoi testimoni.
Quasi tutti i miei amici sono sposati. Ho un cugino scapolo. Dar il braccio alla signorina Lucia, e voi alla nostra cara Silvia.
Questo fu detto con un sorriso malizioso al quale Bernardo rispose nella stessa maniera.
Il processo Pontt-Sandro Dugrot doveva essere discusso alle Assise alla fine delle vacanze. Sandro continuava a serbare il suo segreto. Quella era la sua vendetta. Pietro, che aveva chiesto e ottenuto la tutela di Silvia, decise, durante il nostro soggiorno al Lupo Bianco, di fare delle ricerche a Miulles; ma non dettero alcun risultato.
Pu aver sotterrato il tesoro nel parco, diceva Bernardo. Ed  impossibile dissodarlo tutto! Ma infine, che importa? Saremo felici anche senza quel denaro!
Era fidanzato a Silvia, che la felicit faceva rifiorire.
Si sposarono in ottobre. Dopo un viaggio in Italia tornarono al Lupo Bianco, dove Lucia li attendeva; ma prima erano venuti a passare qualche giorno nella bella villa che Pietro aveva comprata per insediarvi il nostro focolare.
Nessuno dei due pensava di andare ad abitare a Miulles dove Silvia avrebbe trovato troppi ricordi dolorosi. Ogni tanto facevano aereare le stanze da Maria. Durante un soggiorno che Pietro ed io facemmo dai nostri amici, alla fine dell'autunno, manifestai il desiderio di visitare il torrione. Ci recammo l in un pomeriggio pieno di sole. La grande sala del pianterreno ci apparve come era quando il signor di Grisolles vi era tenuto prigioniero: un letto, una tavola, una poltrona sconquassata, una toelette zoppicante ne costituivano tutto l'ammobiliamento.
Nell'alto camino, tra gli alari, vi erano ancora alcuni tizzoni anneriti. Mentre Silvia, con gli occhi lucidi, si attardava in quella stanza cupa dove suo padre aveva sofferto, noi salimmo
su per la scala, ricavata nell'enorme spessore del muro. La sala del primo piano era spoglia. Anche l c'era un camino simile a quello del pianterreno. Pietro, che lo guardava
distrattamente, si avvicin a un tratto per osservare qualcosa pi da vicino.
Che c'? gli domandai.
La muratura di certe pietre  pi recente. Hanno cercato di occultarla, ma guardando attentamente si nota la differenza.
Guarda anche tu.
Che sia il famoso nascondiglio? esclam Lucia.
Vado a prendere gli arnesi per assicurarcene, disse Bernardo.
Scese e torn poco dopo con scalpelli e martelli che avevano appartenuto a Sandro. Si mise al lavoro insieme con Pietro. Fu una cosa piuttosto lunga; ma furono ricompensati quando le pietre, finalmente smosse, rivelarono una lunga cavit piena di diverse borse di cuoio. Appena queste furono aperte vedemmo il frutto delle rapine della signora di Grisolles: due lingotti d'oro, monete straniere, pietre preziose. Tutto questo rappresentava le terre, i titoli, i mobili, gli arazzi e gli altri oggetti di valore da lei venduti con la procura estorta al marito.
Quello cio che Sandro, dopo l'assassinio di quella donna commesso da Pontt, aveva deciso di appropriarsi sopprimendo Fernanda, erede dei beni rubati.
...
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...
FINE.